Guerra al Terrorismo, i nostri esperti sui sistemi di difesa

Nell’ultimo numero di Cronaca&Dossier speciale sulla guerra al terrorismo: intervista esclusiva al più grande esperto di agenti sottocopertura in Italia

La guerra al terrorismo è ormai la priorità di ogni grande città europea. Dall’inizio del Giubileo tutti i timori sono concentrati su Roma, dopo i fatti di Parigi e soprattutto dopo l’8 dicembre diventa città blindata, con migliaia di agenti per le strade, nelle metro e a sorveglianza dei luoghi ritenuti sensibili.
Per il numero di dicembre gli esperti di Cronaca&Dossier puntano i riflettori sulle criticità nel nostro Paese e soprattutto su quali possano essere i sistemi di difesa più efficaci per vincere la guerra al terrorismo.
L’argomento è il motivo dell’Inchiesta del mese della rivista, la prima di Giornalismo forense e Analisi in Italia. Ecco i nostri approfondimenti principali sul tema con la possibilità di continuare la lettura degli articoli ai link gratuiti indicati in questa pagina.




Duecento pagine per proteggere Roma


di Mauro Valentini
Roma GiubileoParigi è vicina. Poco più di un mese soltanto separa i romani e i pellegrini accorsi in questi giorni per il “Giubileo della Misericordia” da quel venerdì nero del 13 novembre, quando al teatro Bataclan, allo Stade de France, ai ristoranti Casa Nostra, Le Carillon e la Belle Epoque si seminò morte e un’insopportabile insicurezza nelle vite dei cittadini della vecchia Europa. Roma quindi si prepara a quella che, per stessa ammissione dei due uomini (non) soli al comando della sicurezza cittadina, il prefetto Franco Gabrielli e il questore Nicolò D’Angelo insediati proprio ad hoc per l’evento, sarà «un evento esposto a rischi di natura terroristica, derivanti dal rafforzamento di un soggetto che si propone come “Stato”, ma che si impone con azioni di spietata guerriglia nelle aree geografiche dove sta dilagando». Gabrielli e D’Angelo non dicono il nome, ma…(continua a leggere qui)





Terrorismo in Italia: come difenderci? Ecco un nuovo modello di coordinamento


di Nia Guaita
guerra al terrorismoLa lotta al terrorismo in Italia ha buone misure di sicurezza, ma non è sufficiente: la strategia del terrore è cambiata e richiede una collaborazione attiva di tutta la società. Quanto successo a Parigi ha evidenziato una trasformazione delle modalità operative dei terroristi: uomini armati di kalashnikov e kamikaze uniti in un progetto comune. Anche i target sono cambiati, colpendo luoghi di vita quotidiana. Terroristi come questi non preparano un attacco da soli (come i “lupi solitari”) ma vengono prima formati separatamente e poi uniti a un gruppo d’attacco. I terroristi di Parigi erano noti singolarmente alle forze di sicurezza che però non sono riuscite a individuare i progetti comuni. Gli esperti calcolano che per realizzare gli attentati di Parigi, oltre alle tre squadre in azione, ci siano state almeno altre 30-50 persone che a vario titolo hanno collaborato a organizzare e realizzare gli attentati. È impossibile credere che in Francia… (continua a leggere qui)




«L’agente undercover, quella carta segreta contro il terrorismo». Intervista inedita a Nicola Longo, il più grande agente segreto undercover italiano
(foto per sostituire)
L’ex agente undercover Nicola Longo


a cura di Alberto Bonomo     
In prima linea nella lotta alla criminalità internazionale dagli anni Settanta, l’ex agente sottocopertura spiega ai lettori di Cronaca&Dossier i retroscena di una guerra sotterranea fra Intelligence e come poter reagire alla macchina del terrore.
“Entriamo subito nel tema del momento, ovvero l’ISIS. Secondo Lei il gruppo terroristico ha una rete di Intelligence valida?”
«Io ho partecipato a grandi e piccole riunioni di Intelligence. Nel mio piccolo ho seguito diverse attività di questo tipo e so cosa significa far parte di un gruppo d’intelligence per dare il proprio apporto per contribuire ad una giusta soluzione; è la capacità di saper dipanare la soluzione giusta e saper utilizzare in modo idoneo le risorse a disposizione per fronteggiare una determinata situazione di crisi. […] Certamente l’ISIS disporrà di una sua Intelligence con l’apporto di esperti militari provenienti da pregressi governi islamici dittatoriali, ma viste le strategie adottate con tale determinazione danno la sensazione d’essere gestite da una mente delirante che, pur di conseguire i propri scopi, non ha remore di sopraffare gli ostacoli. La grande disponibilità economica di cui finora ha disposto ha facilitato il suo delirio devastante».
“Non da oggi gli americani sono impegnati in Medio Oriente. È possibile che l’Occidente non abbia in quelle zone una rete capillare di undercover?”   (continua a leggere qui)

Nel sito di Cronaca&Dossier ogni giorno notizie e aggiornamenti sui casi più importanti di cronaca nera, Isis e guerra al Terrorismo.
Redazione di Cronaca&Dossier

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Guerra al Terrorismo, i nostri esperti sui sistemi di difesa ultima modifica: 2015-12-17T14:04:44+00:00 da info@cronacaedossier.it

2 thoughts on “Guerra al Terrorismo, i nostri esperti sui sistemi di difesa

  • 25 dicembre 2015 at 8:37
    Permalink

    Salve,come sempre vi leggo con vero piacere,tutto molto interessante e coinvolgente.
    Sono un militare,quindi certi argomenti mi interessano maggiormente,le missioni all’estero fanno parte del mio bagaglio.Ma cosa pensate voi di militari italiani a difendere la diga a Mosul?un po’ avventato??non era meglio concentrarsi sulla vicina di casa..la Libia,qui che risvolti ci saranno???
    La mia impressione e che l’Italia non abbia idee precise e si sta cercando di infilare dove può trarre profitto..mi sbaglio??ma…le conseguenze??Si puo fare una missione di pace senza sparare un colpo in una zona ad alto insediamento Isis??
    Altra domanda..e il Libano che sembra essee in secondo piano??chi adesso inquesta terra ha il comando?…mi sembra Hezbollah,sotto guida Iran…
    Anticipatamente vi ringrazio,sempre molto informati

    Reply
    • 27 dicembre 2015 at 15:54
      Permalink

      Gentile Roberto, innanzitutto grazie di seguirci.
      Per quanto riguarda Mosul dove sarebbero attesi gli italiani, solo 24 ore dopo l’annuncio di Renzi, l’Isis ha sferrato una massiccia offensiva su quattro assi differenti nella zona della grande diga. Pare che sul fronte sud, presso Ramadi e Falluja, come nella zona siriana di Raqqa, Isis sia in difficoltà eppure, si dimostra in grado di giocare su più fronti, rilanciando in modo inaspettato e resta capace di infiltrazioni profonde nel campo curdo con imboscate e camuffamenti. Detto questo, è importante notare che Il portavoce dell’esecutivo, iraqeno, Saad al Hadithi ha smentito qualunque trattativa in corso per soldati italiani da dislocare a Mosul e non ha ancora formalmente affidato l’appalto all’azienda italiana che dovrebbe occuparsi della messa in sicurezza dlla diga. Per Isis, gli italiani, sarebbero un obiettivo statico appetibile, mentre il portavoce di un gruppo paramilitare sciita (Moqtada Sadr) che pure lotta contro l’Isis, ha minacciato di trattare i nostri solidati da occupanti a cui “resistere”. Con queste premesse è irrealistico pensare che i militari italiani non si troverebbero a combattere in territorio di guerra oltretutto senza regole di ingaggio chiare e adeguate.
      Per quanto riguarda il Libano, la situazione è sempre più delicata. Secondo fonti della sicurezza di Beirut, la strategia di espansione dell’Isis in Medio Oriente punta sempre più al Libano, dove conta di sfruttare le divisioni confessionali e politiche del Paese. Sulle montagne del Qalamoun, al confine siriano-libanese, i miliziani stanno cercando di prendere il controllo di alcuni villaggi libanesi. Il generale Abbas Ibrahim, responsabile della sicurezza libanese, ha dichiarato che le forze del Libano sono impegnate per evitare che i miliziani entrino in territorio libanese. Con una minaccia del genere, è normale che il Libano cerchi sempre più l’appoggio, anche militare, della comunità internazionale (ed è in quest’ottica che, a mio avviso, deve essere letta la visita di Renzi dei giorni scorsi).
      Nia Guaita

      Reply

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