“Groupie del Killer” e “crocerossina”: amore e assassini

Dalla sindrome della “crocerossina” a quella di “Groupie del Killer”, sono numerose le donne che si innamorano dei criminali.

Ted Bundy groupie del killerIl primo caso registrato di quello che gli americani chiamano la sindrome della “Groupie del Killer” (Skg) è datato 1895 e siamo nel lontano West quando, durante il processo a William Henry Theodore Durrant, detto il “demone del Belfry”, si scoprì che diverse giovani donne seguivano attentamente il suo caso, cercando di catturarne l’attenzione. Il tristemente famoso serial killer degli anni ’90 Ted Bundy (reo confesso di aver ucciso 35 donne, ma sospettato di oltre 100 omicidi), riceveva una media di 200 lettere d’amore al giorno quando già si trovava nel braccio della morte. La più famosa tra le “Groupie del killer” negli Stati Uniti è Victoria Redstall, che ebbe una relazione romantica con il serial killer Wayne Adam Ford (Ford uccise quattro donne, per farle poi a pezzi e metterle nel suo congelatore). La Redstall, riuscì a corrompere le guardie del penitenziario di Rancho Cucamoga che le consentirono di restare sola con lui in cella diverse volte. Per piacere di più al suo uomo, si sottopose anche a diversi interventi di chirurgia estetica.

Ma tante altre soffrirono della sindrome di “Groupie del killer”; fidanzandosi e addirittura sposandosi con criminali efferati.

In tempi più recenti, Anders Breivik Behring, il criminale che ha ucciso 77 persone negli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia, riceve sacchi di lettere dalle sue ammiratrici. A scrivere a Breivik sono sia le ragazzine di sedici anni sia le signore: cosa hanno in comune queste “Groupie del killer”? Tutte vorrebbero sposarlo. Pietro Maso, aveva vent’anni quando ha ucciso i genitori il 17 aprile 1991 perché voleva godere subito dell’eredità. Ha scontato la pena in carcere, dove riceveva centinaia di lettere da donne di tutte le regioni. Salvatore Parolisi, che ha ucciso la moglie Melania, riceve ogni giorno lettere d’amore appassionate.

Cosa spinge queste donne a innamorarsi di un criminale? Sono donne attratte dal potere e che si identificano con l’ego dell’amato, e più si vede il criminale sui giornali o in televisione e più lo si ama perché la fama mediatica fa aumentare “l’amore”. Redimere chi sbaglia, diventa la missione principale di queste donne e la redenzione serve ad accrescerne la loro capacità: trovare del buono dove tutti vedono il marcio, diventa un attestato di bravura. La spettacolarizzazione mediatica, che trasforma il criminale in un vip, contribuisce a questo fenomeno: il male diventa un caso televisivo e tutto quell’indagare in diretta, chiedere pareri anche a persone che non si occupano di indagini, porta inevitabilmente alla costruzione dell’idolo, seppur malvagio, e il rapporto virtuale diventa una fiamma. Quando un killer è arrestato, su di sé si accendono i riflettori dei media. Queste donne, vivono col criminale l’atmosfera del processo e si imbevono delle sue emozioni. Essere lì per lui, accanto a lui, è per talune l’appagamento del desiderio di notorietà. In una vita grigia, essere la Groupie del killer trasforma un “nessuno” in “qualcuno”. Ecco allora che difendere la sua innocenza anche contro tutte le prove del caso e schierarsi contro il resto del mondo, dona a queste donne la possibilità di sentirsi finalmente vive.

 

articolo di Nia Guaita

 

“Groupie del Killer” e “crocerossina”: amore e assassini ultima modifica: 2015-10-26T14:54:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

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