Gladio, il buco nero della storia Repubblicana italiana

A 25 anni dalle dichiarazioni in Parlamento di Giulio Andreotti la storia di Gladio è ancora avvolta nel mistero

 

 

Cossiga_Francesco«I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del SIFAR. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico». Iniziamo dalle certezze: è Francesco Cossiga, già presidente della Repubblica, a entrare di diritto nella storia di Gladio in occasione del suo ottantesimo compleanno. Le dichiarazioni, rilasciate al Corriere della Sera in un’intervista del 2008, aprono solo in parte quello che sembra essere un vaso di Pandora.

Ma cos’era esattamente Gladio? E soprattutto, che funzioni aveva? Come noto, Gladio era un’organizzazione segreta di tipo stay-behind, nata in piena Guerra Fredda e proseguita poi fino a inizio anni ’90, con l’obiettivo di prevenire un eventuale attacco dei cosiddetti “rossi” ed evitare la diffusione del comunismo sul versante occidentale. Lo slittamento semantico delle operazioni di Gladio sarebbe poi arrivato a prevederne un suo utilizzo anche su problemi nazionali, sebbene ufficialmente Gladio non partecipò a nessuna operazione, nazionale o extranazionale che fosse.

 

 

Lo stemma dell'Organizzazione Gladio
Lo stemma dell’Organizzazione Gladio

L’opinione pubblica venne a conoscenza di Gladio solo nel 1990, in seguito a un servizio del Tg1 sull’omicidio del primo ministro svedese Sven Olof Joachim Palme. In quel periodo Giulio Andreotti era presidente del Consiglio e venne chiamato a rispondere alla Camera sulle rivelazioni del Tg1 (che nel frattempo aveva costretto alle dimissioni il direttore Nuccio Fava). Tra ottobre e novembre Andreotti comparì prima alla Camera e poi al Senato dove ammise l’esistenza di Gladio, una struttura paramilitare segreta con compiti di anti-invasione, che in teoria avrebbe cessato le sue operazioni nel 1972. Il 18 ottobre 1990 Andreotti presentò in Parlamento un documento che spiegava origine e storia di Gladio, nata il 26 novembre 1956 su idea del SIFAR e sulle orme di una struttura clandestina statunitense di anti-invasione nata nel Secondo dopoguerra. Al documento (che sparì per alcuni giorni, per poi ricomparire pieno di omissis) Andreotti allegò anche una lista di 622 gladiatori, che furono congedati con una lettera nel novembre dello stesso anno.

Ciò che è certo è la portata dello scandalo. L’assassinio del primo ministro svedese svelò i retroscena di Gladio non solo sul suolo italiano: ogni nazione in quel periodo si era dotata di un sistema di “autodifesa” in modo da sconfiggere il comunismo dell’est. Oltre agli Stati Uniti, anche Francia, Regno Unito, Germania Ovest, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo aderirono a Gladio. Addirittura anche paesi neutrali come Svizzera, Finlandia, Svezia e Austria si dotarono di una propria rete di servizi segreti deviati in modo da assicurarsi una via d’uscita in caso di invasione russa.

Screen shot 2014-05-10 at 2.01.55 AMTornando al suolo italiano, nonostante le dichiarazioni ufficiali e il documento di Andreotti ancora molta della storia di Gladio è avvolta nel mistero. Ad esempio, i nomi dei 622 gladiatori sembrano una distrazione, un regalo alla stampa, un elenco che ovviamente non comprendeva i nomi più importanti. Ancora più importante, è il mistero in cui sono avvolte le operazioni a cui effettivamente Gladio prese parte e i legami con NATO, SIFAR e soprattutto con la CIA, che in seguito agli accordi del 1959 provvide a inviare materiali e armi (munizioni, esplosivi, bombe a mano, ma anche fucili di precisione, mortai e radiotrasmittenti) che furono nascoste nei cosiddetti Depositi Nasco (ne furono trovati ben 193). Gladio sarebbe legata anche agli inerenti le ultime ore di vita di Aldo Moro: secondo informazioni non confermate l’ex-presidente del Consiglio avrebbe parlato di Gladio all’interno del suo memoriale.

Nixon_Andreotti_1973Le parti relative all’organizzazione segreta sarebbero state distrutte dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, su ordine del presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
Una verità troppo scomoda da divulgare in quel momento storico così delicato. Lo stesso Andreotti che dopo l’incontro in Parlamento ordinò di distruggere una parte degli archivi segreti, in modo che il Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato concludesse l’inchiesta riconoscendo la legittimità della struttura e l’assenza di deviazioni. Nel bel mezzo del buco nero che avvolge gli ultimi sessant’anni della storia italiana, la certezza sembra venire proprio dal Comitato: l’organizzazione segreta, clandestina e di anti-invasione Gladio non era deviata.

di Nicola Guarneri – @specialguarns

 

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Gladio, il buco nero della storia Repubblicana italiana ultima modifica: 2015-11-24T16:00:06+00:00 da info@cronacaedossier.it

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