Giustizia italiana: il dramma di una morte lenta e dolorosa

Burocrazia, mancanza di personale e conflitti interni alla base di inefficienze e archiviazioni della giustizia italiana

giustiziaCi sono troppi casi irrisolti in Italia e altrettanta gente che grida ancora giustizia dopo lunghi anni di attesa. I processi in Italia sono lentissimi e spesso si concludono con un nulla di fatto. Nel caso Meredith (per citarne uno) che ha sicuramente danneggiato la credibilità del sistema italiano, i due accusati sono stati assolti dopo 4 anni di carcerazione preventiva (con 5 gradi di giudizio). Questo vuol dire che nel nostro Paese la detenzione cautelare diventa una pena da scontare. Sono tante le vittime degli effetti collaterali di indagini condotte male come questa, ma sono tanti anche i tragici casi della nostra storia che non hanno ancora un responsabile né sono destinati ad avere giustizia. Consideriamo inoltre che se un teste viene interrogato dopo 5/10 anni da una determinata vicenda, i ricordi sbiadiscono e si affastellano. Le contraddizioni fra le dichiarazioni rese nell’immediatezza del fatto e quelle a distanza di anni sono frequenti. Ed é questa una delle ragioni per le quali tanti processi fiume finiscono con un nulla di fatto. Le versioni fornite diventano dissimili e contestarle diventa sin troppo facile. Inoltre, tra prescrizioni, procedure che consentono rinvii e ritardi, la possibilità di giungere a un nulla di fatto aumenta vertiginosamente. I fascicoli si sommano ai fascicoli e per una sentenza bisogna aspettare anni. Sia per gli innocenti sia per i colpevoli, la sentenza definitiva non deve arrivare a distanza di decenni dalla vicenda giudiziaria, quando la vita del protagonista, a volte suo malgrado, è stata distrutta dalla detenzione e dall’apocalisse processuale. I tre gradi di giudizio che spesso si moltiplicano ulteriormente, la mancata separazione delle carriere, gli automatismi legati all’anzianità, le carenze strutturali e di organico e le troppe distrazioni politiche o presenzialiste che una parte dei magistrati, pur se in minoranza, si concede, sono sicuramente un male per la giustizia italiana. Ma non sono i soli mali. Anche il modo della giustizia di fare indagini e il rapporto tra PM e polizia, con perizie che dimostrano la contaminazione dei reperti, finisce sotto accusa. Il vizio d’origine è nel fatto che, dopo la riforma Vassalli, la Polizia diventa strumento della magistratura. Non svolge più le indagini autonomamente ma segue le indicazioni dei PM, che spesso dimostrano la loro imperizia e 000non hanno una preparazione specifica. Le prove raccolte poi deve valutarle il Giudice, cui spetta la decisione finale, ma il Giudice non è davvero terzo, perché fa parte dello stesso ordine dei PM ed è condizionato dalla loro linea accusatoria: una cosa è l’investigazione o la ricerca del colpevole ‒ compito affidato al Pubblico Ministero ‒ ed altra cosa, ben diversa, è il giudizio sulla colpevolezza o meno dell’accusato ‒ compito affidato al Giudice. Chi ha svolto per anni le funzioni di pubblica accusa, transitando a fare il giudice, porterà inevitabilmente con sé, anche senza accorgersene, la forma mentis, il modo di vedere le cose di un pubblico accusatore. Ecco perché serve la separazione delle carriere. Per ultimo, ma non meno importante, vediamo che da una parte, si conforta la popolazione sul problema della sicurezza attraverso i mezzi di comunicazione quando in realtà, si sottraggono risorse alle Forze di Polizia preposti a proteggerla. I tagli (dal blocco degli arruolamenti all’impoverimento dei fondi per i mezzi) hanno inflitto duri colpi all’attività sul territorio. Oggi, per esempio, su tre poliziotti che vanno in pensione solo un nuovo agente viene assunto, quando, per gestire l’intero apparato, ne servirebbe circa il 30% in più. Il crimine avanza e i controlli della giustizia arretrano. I reati aumentano (è dei giorni scorsi la ricerca del CEN.S.I.S. che ha rivelato, tra l’altro, che una casa italiana viene colpita da furti ogni due minuti e gli stessi sono lievitati fra Nord e Sud del 127% in dieci anni), la tensione sociale aumenta, il terrorismo fa paura e gli agenti sono sempre meno e male attrezzati.

 

articolo di Nia Guaita @NiaGuaita

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Giustizia italiana: il dramma di una morte lenta e dolorosa ultima modifica: 2015-10-16T14:24:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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