Giustizia a misura di bambino, una grande conquista

I diritti del minore in ambito giudiziario: una grande conquista della Giustizia italiana

00Anche i minori possono entrare in contatto con il sistema amministrativo, civile e penale ed avere a che fare con procedimenti giudiziari o stragiudiziari per varie ragioni, per esempio, nel caso di divorzio, valutazione della responsabilità genitoriale o affidamento dei figli, nel caso di adozione, quando essi commettono reati, sono testimoni o vittime di reato, quando si tratta di minori stranieri non accompagnati richiedenti il permesso di soggiorno o l’asilo, nel caso di sottrazione internazionale di minore e relativo rimpatrio. In materia di diritti giuridici minorili abbiamo assistito ad un’evoluzione nel nostro paese. In passato in Italia, sino agli anni Sessanta, il minore è stato considerato dalla Giustizia minus rispetto ai maiores, ossia agli adulti di riferimento, per quanto concerne il riconoscimento dei suoi diritti. Il legislatore ha fatto sempre fatica ad ascoltare e comprendere quali fossero i bisogni dei minori, infatti si è preoccupato di punire le figure genitoriali che non attendevano ai loro doveri, ma non si è curato del soddisfacimento dell’interesse del minore. Solo con le convenzioni e le norme europee ed internazionali, la Giustizia italiana si è adeguata alle indicazioni proposte in materia di diritti dell’uomo (Convenzione europea dei diritti dell’uomo, firmata dal Consiglio d’Europa il 4 novembre 1950 e ratificata dall’Italia con la Legge n. 848 del 4 agosto 1955) e in materia di diritti del fanciullo (Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata Parlamento europeo giustiziadall’Italia con la Legge n. 176 del 27 maggio 1991; Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti del fanciullo del 25 gennaio 1996, ratificata in Italia con Legge n.77 del 20 marzo 2003), facendo proprie alcune modalità e procedure importanti, tra cui l’audizione protetta del minore, che da mero spettatore diviene protagonista e detentore di un interesse legittimo, ossia il diritto ad essere ascoltato (introdotto dalla Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006, che con l’art. 155 sexties del Codice Civile prevede l’affidamento condiviso, tutelando in questa maniera il diritto della prole alla bigenitorialità). Sulla scia di queste normative è stato elaborato un altro documento fondamentale nell’ambito giuridico internazionale: le Linee guida per una giustizia a misura di minore, adottate dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 17 novembre 2010, i cui principi ispiratori per la legislazione italiana minorile sono stati: il principio della partecipazione, l’interesse superiore del minore, il rispetto della dignità, la protezione dalla discriminazione e il principio dello stato di diritto (comprendente il diritto a leggi chiare, definite e pubblicizzate, il diritto alla presunzione d’innocenza, il diritto a un equo processo e il diritto all’assistenza legale). In tal modo il minore, in quanto persona, ha propri diritti non più solo sostanziali, ma anche processuali: il diritto ad un effettivo accesso al sistema giustizia, il diritto ad un regolare processo (indipendentemente dall’età, dal proprio status o dall’appartenenza etnica), il diritto alla parità di trattamento, il diritto al rispetto e all’attenzione delle sue esigenze, il diritto a parlare ed essere ascoltato. Questa è stata una grande conquista da parte della Giustizia italiana.

 

L’APPROFONDIMENTO

I minori nel sistema penale italiano

Secondo la Carta dei diritti e dei doveri dei minorenni, proposta dal Ministro della Giustizia e pubblicata il 24 aprile 2013, nel processo penale minorile e nel sistema dei servizi della giustizia minorile il minore ha i seguenti diritti e doveri:
0il diritto a essere informato (è un suo diritto chiedere informazioni su come funziona l’iter giudiziario, sulle regole del processo e sulle misure che gli verranno applicate);
il diritto ad esprimere la sua opinione in merito a quanto è accaduto o su quello che gli è chiesto di fare;
il diritto ad essere assistito
(è un suo diritto essere assistito dai servizi minorili durante tutto il procedimento penale ed essere accompagnato alle udienze del Giudice);
il diritto alla difesa legale
(è un suo diritto avere un avvocato che lo difenda per tutto il procedimento);
il diritto alla presenza dei genitori o del tutore (è un suo diritto nel corso di tutto il procedimento penale avere la presenza dei genitori o del tutore ed il loro sostegno nell’esecuzione di tutte le misure);      
il diritto alla riservatezza
(tutte le informazioni che gli operatori conoscono sul minore e tutte le dichiarazioni che egli renderà nei colloqui non possono essere comunicate ad alcun estraneo);       
il dovere di rispettare le disposizioni del Giudice
(che può imporre delle prescrizioni come misura cautelare che egli dovrà rispettare, pena la disposizione di una misura che restringe maggiormente la libertà, e può anche disporre la custodia in carcere all’interno di un Istituto Penale per Minorenni);
il diritto/dovere ad una progettualità
(gli verrà chiesto di impegnarsi in un progetto educativo e di reinserimento sociale, dimostrando di essere o meno in grado di rispettarlo).

 

articolo di Nicoletta Calizia  @nicolecalizia

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Giustizia a misura di bambino, una grande conquista ultima modifica: 2015-10-23T07:00:13+00:00 da info@cronacaedossier.it

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