Giuseppe Colabrese, una sfida all’ultimo indizio

Il silenzio assordante delle prove nella morte di Giuseppe Colabrese

0Un cranio fracassato, degli insetti, un paio di occhiali da sole e un paio di scarpe da ginnastica pulite: ecco gli indizi che gli inquirenti hanno per indagare sulla morte di Giuseppe Colabrese, giovane sulmonese di 27 anni, scomparso i primi di agosto a Genova e ritrovato nei boschi di Canarbino, vicino a La Spezia, nella prima decade di ottobre. Giuseppe, dopo aver passato la prima parte dell’estate a Pescocostanzo a lavorare nei campi del padre, decide di concedersi qualche giorno di vacanza e di andare a trovare un amico di Sulmona a Romito Magra, in Liguria. Non è la prima volta che Giuseppe va a trovare Francesco. Sono amici da anni e da qualche anno passano alcuni giorni di vacanza insieme. Giuseppe Colabrese parte da Sulmona il 1° agosto, con un borsone nero e azzurro con la scritta “Sports” riempito con pochi vestiti e uno zaino nero dell’Eastpak. Sono i genitori ad accompagnarlo alla stazione degli autobus dove, nel salutarli, Giuseppe dice loro: «Non chiamatemi al telefono, facciamo come l’anno scorso, tanto sapete dove sono! Torno fra quindici/venti giorni. State tranquilli».

000Tuttavia, mamma Annarita e papà Luciano decidono comunque di sentire Giuseppe per Ferragosto. Il telefono è spento, risponde la segreteria telefonica. Un po’ preoccupati riprovano anche il giorno successivo. Ancora nulla. Allora papà Luciano decide di chiamare Francesco, il quale gli racconta di aver lasciato Giuseppe alla stazione di Genova il 6 agosto perché lui aveva prenotato un traghetto a causa di un lavoretto estivo trovato in Sardegna. Allarmati da queste parole Annarita e Luciano, dopo aver denunciato la scomparsa del figlio, iniziano un lungo calvario di attesa. Tre mesi dopo alcuni cacciatori ritrovano il corpo di un giovane nei boschi di Romito. Il cadavere è in avanzato stato di decomposizione e sembra appartenere ad un uomo di circa 30 anni. Gli inquirenti, guidati dal sostituto procuratore Claudia Merlino, non ci mettono molto a collegare il corpo alla scomparsa.

00Le scarpe e i pantaloncini indossati dal giovane vengono riconosciuti da mamma Annarita. Immediatamente si cerca, tramite l’autopsia effettuata dal medico legale, Dott.ssa Susanna Gamba, di stabilire sia le cause del decesso sia di prelevare campioni biologici da confrontare con i familiari di Giuseppe. Ed è proprio il DNA a non lasciare scampo alle speranze dei due genitori: il corpo, ritrovato in un dirupo profondo circa venti metri, è quello del loro primogenito Giuseppe. Purtroppo il cadavere è dilaniato a tal punto che nemmeno l’anatomopatologa riesce, attraverso l’autopsia, a stabilire scientificamente la causa del decesso. Intanto però gli investigatori che sospettano, dagli indizi raccolti sulla scena del crimine e supportati dalle ferite alla nuca del cadavere, che la causa della morte sia da ricondurre ad una morte violenta, iniziano ad indagare a tutto campo. Dai tabulati telefonici scoprono che il telefonino di Giuseppe è stato agganciato per l’ultima volta il 6 agosto da una cella nei pressi della stazione di Genova, per poi scomparire per sempre. Ascoltano immediatamente Francesco Del Monaco, ultima persona, forse, a vedere vivo Giuseppe.

(foto box)Francesco dichiara agli inquirenti quello che ha già detto a papà Luciano aggiungendo che Giuseppe dorme, durante tutte le sue visite, sempre nello stesso B&B di Lerici e che nell’ultimo anno, lo stesso, lo aveva raggiunto almeno tre volte. Ora però sarebbe lo stesso Francesco a ritrattare: non più il 6 ma il giorno 4 avrebbe lasciato Giuseppe alla stazione. Stranamente gli inquirenti non riescono a trovare riscontri a tali dichiarazioni perché nessun B&B della di Lerici né di Romito ha confermato di aver ospitato il ragazzo, né i genitori di Giuseppe confermano i tanti viaggi di Giuseppe a Romito. Altro particolare sospetto, per una persona che dovrebbe aver attraversato un bosco impervio e pieno di terra, è il ritrovamento delle Nike Air Force bianche, indossate da Giuseppe, con le suole praticamente pulite. Naturalmente non vi è nemmeno nessuna traccia né i documenti, né i bagagli con cui il ragazzo è partito da Sulmona. In tutti questi indizi che mancano, in tutto il silenzio che circonda questa triste storia (poiché nessuno ha mai risposto agli appelli della famiglia Colabrese), vi sono tre piccole luci di speranza: la ferita al cranio, gli esemplari di larve trovate sul corpo del ragazzo e un paio di occhiali da sole integri, trovati nel bosco vicino al cadavere, che non sembrano appartenere a Giuseppe. Per la ferita al cranio gli inquirenti hanno richiesto esami più approfonditi, che consentiranno di capire in che maniera si è formata la ferita. Per l’esame delle larve sarà nominato un esperto che riuscirà, molto probabilmente, a stabilire un range temporale per la morte del ragazzo. E gli occhiali da sole? Forse nemmeno il più scaltro degli assassini può sottrarsi alla dura legge di Locard!

articolo di Katiuscia Pacini @KatiusciaPacini

 

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Giuseppe Colabrese, una sfida all’ultimo indizio ultima modifica: 2015-11-22T15:22:01+00:00 da info@cronacaedossier.it

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