Giulio Andreotti, 3 anni fa la morte: luci e ombre del Divo

Il 6 maggio 2013 si spegneva Giulio Andreotti, l’uomo che meglio rappresentò la Democrazia Cristiana. Cosa resta oggi del “Divo” della politica italiana?





Giulio Andreotti
Giulio Andreotti

Avrebbe potuto scegliere di lasciare questa terra in una qualsiasi delle tante date che l’hanno visto protagonista da Presidente del Consiglio o da Ministro, e invece Giulio Andreotti (classe 1919) aveva “scelto” di andarsene solo tre giorni prima della commemorazione della morte di Aldo Moro, barbaramente ucciso il 9 maggio del 1978 dalle Br. Era stata quasi l’ennesima provocazione del Divo per eccellenza, l’uomo che mesi prima della morte ricordava ai giornalisti come, alla fin fine, addebitargli anche la responsabilità delle Guerre puniche non sarebbe stata una cattiva idea.
Già, perché a “Re Giulio” hanno imputato di tutto: dalla morte di Aldo Moro a quella di Mino Pecorelli, dai saccheggi pubblici di uno Stato sempre meno grasso, alle stragi che hanno afflitto il Paese dal Secondo dopoguerra. E lui, di tutto screzio, rispondeva con battutine ironiche con la consapevolezza che, imbastire discussioni su temi delicati, avrebbe significato dover passare intere giornate sulle comode poltroncine che il giornalismo offre a chi decide di darsi in pasto all’opinione pubblica, ad un mondo spesso populista e poco elegante di ricordare la storia. Non cadremo quindi nel tranello di portare alla memoria tutti i suoi più celebri aforismi, ripetendo a mo’ di pappagallo, per l’ennesima volta, code chilometriche di parole girate ai grandi protagonisti del nostro tempo.



Aldo Moro
Il corpo di Aldo Moro

Ci piace ricordare il suo ultimo macabro “scherzo”: quello di infilarsi nel mese più drammatico (maggio), crocevia della storia d’Italia perché, ed è vero, la morte di Aldo Moro cambiò l’excursus storico del nostro Paese. Il Divo, nel silenzio e degno del migliore infiltrato, ha scolpito sulla propria lapide proprio questo mese rubando la scena al “caso eccellente” che non l’aveva visto mai imputato ma “solo” corresponsabile morale di una scelta, quella della “linea della fermezza”, che giustificò l’assassinio di Moro per mano dei brigatisti.

 

 

lodo moroEcco allora che subito dopo la morte, 3 anni fa, nel web si era scatenata tutta l’ironia di chi vedeva nella numerologia la sentenza più ardua da consegnare ai posteri. Ma proprio nella storia, a differenza della memoria di un’Italia alla deriva, Giulio Andreotti ha lasciato un segno indelebile, nel bene e nel male. “Re Giulio” è stato espressione di un modo di fare politica che sfiora i politicanti odierni come il vento leggermente sfiora la pelle. Se si toglie quello strato di populismo, che vuole nella gobba di Andreotti la soluzione dei misteri d’Italia (come disse una volta Beppe Grillo), si scopre con stupore che invece questi è stato anche l’uomo dell’equilibrio tra fazioni e correnti.



Omicidio_Pecorelli
Il corpo di Mino Pecorelli

Andreotti è stato sette volte Presidente del Consiglio in un’Italia che era al centro di una guerra drammatica, continua e invisibile fra Urss e Usa, dove il nostro Paese era soggetto a golpe sempre tentati e mai riusciti (vedesi De Lorenzo, Borghese e il celebre “golpe Bianco”) e organizzazioni eversive che pullulavano anche a sinistra e delle quali le Brigate rosse sono state l’esempio più tristemente brillante ed efficace (per certi versi). Andreotti è stato l’uomo del “compromesso storico”, il perno in quell’idea politica di accordarsi con il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer attraverso un intenso lavoro di tessitura portato avanti da Aldo Moro. E ancora, egli è stato l’uomo “per tutte le stagioni” attraversando di fatto trasversalmente le correnti democristiane alla ricerca di un equilibrio interno.

 

morto licio gelli
Licio Gelli

Ma nonostante ciò, il Divo è ricordato dalla massa per il processo del 2003 che ha determinato (con prescrizione) il suo concorso esterno in associazione mafiosa; oppure per la vicenda di Mino Pecorelli, salvo uscirne senza colpa a livello processuale. Il nostro allora è un “arrivederci” a Giulio Andreotti con appuntamento prossimo sui libri di storia, ma senza dimenticare il Giulio Andreotti legato a Licio Gelli, tutt’altro che una fantasia complottista ora che anche il Venerabile è passato a miglior vita. Così come non è complotto il ruolo del Divo in tante vicende oscure e agli indubbi legami con personalità intrecciate con la mafia. Andreotti è stato tutto questo: bene e male, equilibrio e potere che non molla. Ma lungi azzardare tesi storiografiche ardue e arzigogolate. Non è per approntare forme di giustificazione o di assoluzione: semplicemente è troppo presto per scolpire eterne verità nei libri di Storia.

 

Redazione Cronaca&Dossier

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

Giulio Andreotti, 3 anni fa la morte: luci e ombre del Divo ultima modifica: 2016-05-06T00:59:51+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!