Ruotolo rompe il silenzio dopo mesi: «Non sono io il colpevole»

Ieri in aula Giosuè Ruotolo ha ammesso di avere mentito ma continua a dichiararsi innocente per il duplice delitto di Pordenone
giosuè ruotolo
Giosuè Ruotolo

Erano ben tredici mesi che Giosuè Ruotolo non interveniva direttamente nel merito della vicenda che lo vede imputato dinanzi la Corte d’Assise di Udine. La morte di Trifone Ragone e Teresa Costanza ha scosso anche lui ‒ a sentire le sue dichiarazioni in aula ‒, tanto più dinanzi le fotografie dei due ragazzi ucciso il 17 marzo 2015.

«Appena le ho viste [le foto, nda] mi sono subito rivolto verso il mio avvocato e ho detto che è impossibile che io mi trovi qui per una cosa del genere. Ma stiamo scherzando? Mi sembra assolutamente assurdo che io sia qui seduto per fatti successi a dei ragazzi come me, che addirittura ho conosciuto e addirittura con Trifone abbiamo vissuto insieme». Queste le parole di Giosuè Ruotolo ieri in aula, come riporta Il Gazzettino di Pordenone che segue una storia che ormai impegna le cronache dei quotidiani nazionali sin dalla sera del duplice omicidio.

 

giosuè ruotoloL’immagine che l’udienza tenuta ieri restituisce è quella di un Giosuè Ruotolo incredulo per le accuse mossegli. «Mi sono preso le mie responsabilità ‒ ha detto l’ex inquilino di Trifone ‒ in quanto sia ai Carabinieri e successivamente alla Procura ho detto che se devo pagare per aver detto una cosa dopo, è giusto che paghi, però sono comunque estraneo a tutto il resto». Il riferimento è alle menzogne proferite che lo stesso Ruotolo ammette.

Si tratta di uno snodo importante nel processo istituito per fare luce sulla morte di Teresa e Trifone. Così come ammette lo stesso Ruotolo le menzogne ci sono state, ma l’obiettivo della Corte è capire se le bugie hanno coperto il duplice delitto oppure fatti che per nulla lo riguardano.

 

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Trifone Ragone e Teresa Costanza

Sul punto cerca di fare chiarezza lo stesso Giosuè Ruotolo in aula. «Posso aver dato poco peso a una cosa, ovvero di non dire subito della mia presenza in quel parcheggio, hanno fatto pure delle campagne sia in tv sia in caserma da me su chi avesse sentito o visto qualcosa, si doveva fare avanti a parlare ‒ riporta Il Gazzettino ‒. Ma nel momento in cui sono stato io lì, non avevo visto nessuno e sinceramente non potevo dare un contributo in più alle indagini. Ero solo preoccupato per il mio ingresso nella Guardia di Finanza che sarebbe poi avvenuto a breve».

 

pistolaDunque Ruotolo avrebbe mentito per non complicarsi la vita in vista della carriera nella Guardia di Finanza. Una giustificazione che dovrà trovare riscontro a livello processuale, compito arduo al quale la difesa di Giosuè Ruotolo è chiamata considerando lo scoglio finora difficilmente sormontabile delle riprese video.

L’auto dell’imputato è videoregistrata dalle telecamere poste nelle vie adiacenti alla scena del crimine: l’auto era in quei luoghi perché il duplice delitto era stato appena portato a termine o forse per motivi che nulla vi avevano a che fare? Inoltre la testimonianza del runner, l’uomo che, a quanto pare, ricorda ogni minimo dettaglio di quel 17 marzo. E poi la pistola trovata nel laghetto di San Valentino, altro punto dove l’auto di Ruotolo è ripresa dalle telecamere. Tutti elementi d’indagine attorno ai quali girerà l’intero processo.

 

articolo di Giulio Bini

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Ruotolo rompe il silenzio dopo mesi: «Non sono io il colpevole» ultima modifica: 2016-11-23T17:28:44+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Ruotolo rompe il silenzio dopo mesi: «Non sono io il colpevole»

  • 30 novembre 2016 at 19:40
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    il dissennato solo ora si rende conto della gravità dell’accaduto? e prima cosa credeva, che Trifone e Teresa erano lì nel parcheggio a fare un picnic. Ora deve pagare, e non per aver mentito, ma per aver massacrato solo per odio Trifone e Teresa

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