Giosuè Ruotolo e l’incomparabilità fra arma e spray

RIS: «Ecco perché si attesero mesi per la ricerca nel lago». Il processo contro Giosuè Ruotolo e le difficoltà a collegare la pistola all’imputato  

 

Giosuè Ruotolo
Giosuè Ruotolo

Nessun processo può ritenersi scontato e non fa eccezione quello che si sta celebrando contro Giosuè Ruotolo, accusato di avere ucciso Trifone Ragone e Teresa Costanza il 17 marzo 2015 a Pordenone. Il duplice delitto sarebbe stato compiuto dal commilitone di Ragone mettendo in atto i propositi di vendetta covati poco tempo prima. Questo sostiene l’accusa, ma il problema è che ancora manca la prova regina. Lo dimostra quanto accaduto due giorni fa in Corte d’Assise.

 

 

omicidio pordenone
Trifone Ragone e Teresa Costanza

Si è dibattuto infatti sull’arma e sulla possibilità di comparare la vernice su di essa presente (in quanto riverniciata) con quanto contenuto in una bomboletta spray custodita da Giosuè Ruotolo. L’esito è l’impossibilità a compiere una comparazione attendibile. A dirlo è il maggiore Pier Luigi Grosseto (RIS) impegnato negli accertamenti sull’arma. La pistola oggetto d’indagine e verifiche è la Beretta 7.65 rinvenuta il 19 settembre 2015 nel laghetto di San Valentino, a poca distanza dal Palasport dove si è consumato il duplice delitto, arma che conteneva ancora una cartuccia inesplosa.




beretta-70Sporca di fango, sotto il quale era finita per circa 2o cm, la vernice dell’arma ha subito un importante deterioramento.  «A causa della lunga permanenza in acqua ‒ ha affermato il maggiore Grosseto ‒ la vernice si era sollevata e la sua consistenza si era deteriorata».

Questo è il motivo principale che ha reso impossibile la comparazione con della vernice spray rinvenuta e sequestrata a casa di Giosuè Ruotolo (a Somma Vesuviana) il 23 settembre 2015. Insomma la Balistica un buco nell’acqua che ancora una volta nega la possibilità di legare la Beretta a Giosuè Ruotolo. Così come un buco nell’acqua era stato fatto in seguito alle analisi biologiche sulla pistola, senza che elementi appartenenti all’imputato o a terzi fossero stati rinvenuti.

 

computer ruotoloNel corso dell’udienza in Corte d’Assise è stata resa nota anche la ragione delle tardive ricerche nel laghetto. Così come riporta Il Gazzettino di Padova, il fondo venne scandagliato solo tre mesi dopo il duplice omicidio perché nel frattempo erano in corso indagini per verificare la posizione anche dei commilitoni dell’imputato, di Daniele Renna e di Sergio Romano ‒ entrambi coinquilini di Giosuè Ruotolo ‒ oltre che di quest’ultimo. Solo a settembre si era resa opportuna la ricerca nel laghetto e da allora, asseriscono gli inquirenti, hanno notato alcune attività “sospette” di Giosuè Ruotolo, come la cancellazione di molti file dal proprio computer. Quest’ultima, assieme all’Audi A3 registrata dalle telecamere nel momento in cui tornava dalla scena del crimine, hanno dirottato poi le indagini unicamente su Giosuè Ruotolo.

 

articolo di Giulio Bini

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Giosuè Ruotolo e l’incomparabilità fra arma e spray ultima modifica: 2016-11-02T16:48:40+00:00 da info@cronacaedossier.it

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