Giosuè Ruotolo deve restare in carcere

Dopo oltre dodici ore di dibattimento e due di Camera di consiglio, il Tribunale del riesame stabilisce che Giosuè Ruotolo deve restare in carcere

 

 

 

giosuè ruotolo
Giosuè Ruotolo

Giosuè Ruotolo deve restare in carcere. Questo il parere dei giudici dopo diverse ore di Camera di consiglio. La decisione giunge conseguentemente alla richiesta dello stesso Giosuè Ruotolo, inoltrata tramite il proprio avvocato Roberto Rigoni Stern, di essere scarcerato dopo l’arresto dello scorso 7 marzo.
Analoga richiesta, in merito ai domiciliari, è stata inoltrata dall’avvocato Costantino Catapano, legale di Rosaria Patrone che ha ottenuto la revoca dei domiciliari. Dopo quasi dodici ore di dibattimento presso il Tribunale del riesame di Trieste, i giudici si sono chiusi in Camera di consiglio decidendo sul futuro di Giosuè Ruotolo a ventiquattro giorni dal suo fermo. Tra quarantacinque giorni saranno rese note le motivazioni della decisione presa.
Giosuè Ruotolo è entrato nell’inchiesta sulla morte di Trifone Ragone e Teresa Costanza ben prima del 7 marzo scorso, quando assieme alla fidanzata Rosaria Patrone è stato arrestato con l’accusa di avere gravi responsabilità nella morte del commilitone e della sua ragazza.




omicidio di pordenoneIn particolare, già sul finire del 2015 i sospetti su Giosuè Ruotolo si erano fatti più fitti, soprattutto dopo la scoperta di un finto profilo Facebook. Secondo gli investigatori è proprio da un falso profilo (indicato come “Anonimo Anonimo”) che sono partiti messaggi offensivi nei confronti di Teresa Costanza paventando tradimenti da parte del fidanzato, Trifone Ragone. Ora il sospetto, nell’attesa di conferme, è che proprio Giosuè Ruotolo possa esserci dietro quei messaggi. Quanto meno è ciò che Trifone pensava, al punto da accusare il commilitone e litigare con lui culminando in uno scontro fisico proprio nei pressi della palestra dove poi è avvenuta il delitto.

 

omicidio pordenoneI lividi sul corpo di Giosuè Ruotolo, le confidenze ai suoi due coinquilini e, a detta di quest’ultimi, i suoi propositi di vendetta avrebbero giocato un ruolo decisivo nello scacchiere immaginato dagli inquirenti. Dunque vendetta per il torto subito: questa l’ipotesi investigativa degli inquirenti che indagano sul caso di Pordenone.
In questa storia sono stati vari gli elementi presi in considerazione dagli inquirenti. Su Cronaca&Dossier nei mesi scorsi abbiamo cercato di fare il punto della situazione assieme alla Dott.ssa Marina Baldi, genetista forense e parte del collegio difensivo incaricato dalla famiglia Ragone, attraverso un’intervista dal titolo Il mosaico prende forma.
Proprio al caso di Pordenone è stata dedicata infatti la copertina del numero di novembre indagando e approfondendo tutto ciò che concerne l’arma utilizzata per il delitto fino all’importanza dell’identikit in questa triste vicenda. A pesare in modo determinante per gli inquirenti è stata tuttavia l’indagine condotta sul computer e sui cellulari di Giosuè Ruotolo e Rosaria Patrone. Saranno quei file e tale filone investigativo a dire se il commilitone di Trifone Ragone c’entri o meno con il delitto.

 

articolo di Andrea B.

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Giosuè Ruotolo deve restare in carcere ultima modifica: 2016-04-01T00:02:21+00:00 da info@cronacaedossier.it

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