Giornalismo investigativo e sfide del futuro

Come sta cambiando il mondo del giornalismo d’inchiesta nell’era del web? Ecco le “tecniche” utilizzate nelle principali indagini degli ultimi anni


computerNell’immaginario comune il giornalismo investigativo è fatto da reporter sotto copertura, infiltrati in qualche organizzazione criminale oppure in un contesto scabroso, e dall’instaurarsi di un delicato rapporto con fonti confidenziali dalle quali attingere informazioni riservate di importanza pubblica. Nell’era di internet questi due approcci sono ancora necessari ma probabilmente non più sufficienti nelle loro strutture e funzionalità, le quali, seppure efficaci ed attuali devono comunque aggiornarsi ed allinearsi al contesto in cui si trovano immerse: l’oceano delle notizie virtuali. Le notizie del web hanno bisogno di ritmo, di poter essere passate da un capo all’altro del mondo in frazioni di secondo e ad un pubblico il più ampio possibile. La grande novità del giornalismo online è però l’interattività con la notizia, poterla condividere esponenzialmente, commentarla e, per quanto riguarda l’aspetto investigativo, poter interagire e partecipare fornendo la notizia stessa.

datiQuesta è la direzione che ormai da qualche anno il giornalismo investigativo e di denuncia stanno percorrendo. Molti di noi hanno aggiunto al proprio dizionario personale parole come Wikileaks, Datagate, Panama Papers, penetrate con prepotenza esplosiva nelle pagine dei principali media mondiali, ma abbiamo veramente capito cosa sono, qual è il loro contenuto informativo e come questo ha cambiato e sta cambiando il modo di fare giornalismo d’inchiesta?

Whistleblower

Una parola che descrive efficacemente uno dei concetti che sta dietro al giornalismo investigativo 2.0 è whistleblowing, letteralmente tradotto come fischiare un fallo o una irregolarità con un fischietto. Il concetto si riferisce a persone che decidono di denunciare situazioni di irregolarità e corruzione all’interno di aziende pubbliche e private, Stati e servizi militari, in maniera pubblica o anonima.

Il whistleblowing nasce storicamente negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 portando a due scandali nazionali, il caso Pentagon Papers, che informava in merito a controverse operazioni militari condotte nella guerra del Vietnam, e il caso Watergate ovvero la scoperta di un’attività di intercettazioni illegali ad opera di uomini del Partito Repubblicano ai danni dei Democratici. Questi due scandali portarono alle dimissioni del presidente Richard Nixon e agli allori nazionali a chi quegli scandali aveva fatto emergere, rispettivamente Daniel Ellsberg per i Pentagon Papers e i giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein per il Watergate.

tabletPassano quasi 40 anni e con l’era di internet una serie di bombe del giornalismo investigativo e di denuncia vengono lanciate da una piattaforma virtuale diretta da Julian Assange, un giornalista ed attivista australiano. La piattaforma si chiama WikiLeaks (tradotto in fuga di notizie) e nel periodo compreso tra il 2006 e il 2010 pubblica centinaia di migliaia di notizie e documenti strettamente riservati e coperti da segreto di Stato, inerenti la guerra in Afghanistan e l’uccisione di civili, lo spionaggio contro l’ONU e molto altro ancora. Il funzionamento della piattaforma è semplice, chi è in possesso di documenti “scottanti”, dopo averli cifrati con il software crittografico PGP, li invia in modo totalmente anonimo ai membri di WikiLeaks che dopo un’attenta analisi li caricano sulla piattaforma. L’impatto sull’opinione pubblica è notevole, ma ad avere la peggio è il fondatore di WikiLeaks, costretto a rifugiarsi dal 2012 presso l’Ambasciata dell’Ecuador di Londra. Nel 2013 è Edward Snowden il whistleblower del caso, così come lo saraà Hervè Falciani per il caso Swissleaks nel 2015.

 

crittografiaCrittografia

La sicurezza dell’anonimato per chi fornisce i “leaks” è garantita dal software TOR, che permette di navigare nel web in modalità non rintracciabile. La garanzia dell’anonimato soprattutto ad alti livelli è fondamentale, infatti i whistleblowers che si dichiarano, vedono la loro vita completamente stravolta e spesso sono costretti alla fuga.

 

computerSharing

In un mondo interconnesso dove tutto viene condiviso tramite il web, il giornalismo d’inchiesta ha trovato uno dei suoi punti di forza nel cosiddetto sharing, ovvero la condivisione di documenti soprattutto tra testate giornalistiche. L’elevato quantitativo di dati, per esempio raccolto tramite dei “leaks” ottenuti da un whistleblowing, per essere gestito e metabolizzato ha la necessità infatti di essere condiviso tra più giornali di inchiesta anche di nazioni diverse. Si crea così un gioco di squadra dove ogni testata analizza una parte delle informazioni, collaborando per arrivare in tempo rapidi ad un risultato investigativo ad alto impatto mediatico, caratterizzato da un’elevata qualità dei contenuti.

A questo punto tra whistleblower, fiumi di dati ed informazioni scottanti che scorrono attraverso i  software di condivisione rigorosamente protetti da chiavi crittografiche, e il fiuto dei giornalisti d’inchiesta, siamo sicuri che non mancherà molto alla prossima fuga di nuovi e compromettenti leaks.

 

articolo di Paolo Mugnai

 

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Il numero di Cronaca&Dossier dedicato al Giornalismo investigativo 2.0:

 

Giornalismo investigativo e sfide del futuro ultima modifica: 2017-02-15T20:37:03+00:00 da info@cronacaedossier.it

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