Giancarlo Siani, una carriera stroncata sul nascere

Assassinato dalla Camorra, Giancarlo Siani  aveva portato alla luce numerosi intrecci tra politica e malavita nei pochi anni in cui aveva lavorato 





Giancarlo Siani
Giancarlo Siani

“Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato […]”. Inizia così uno degli ultimi articoli scritti da Giancarlo Siani e pubblicato da Il Mattino il 10 giugno 1985. A qualche mese dal suo assassinio, Giancarlo Siani scrive la sua condanna a morte nelle pagine di un quotidiano nazionale. Eppure erano passati solo sette anni da quando aveva lasciato il Liceo (maturità classica, 60/60) e si era iscritto all’Università. Le prime collaborazioni con i periodici napoletani fanno emergere immediatamente il suo carattere forte, condito da uno stile privo di retorica e quasi cinico, come se fosse un cecchino: ogni sua parola buca il giornale, facendo centro nella mente del lettore.

 

 

 

Storica sede del quotidiano "Il Mattino" di Napoli
Storica sede del quotidiano “Il Mattino” di Napoli

Fin dagli esordi la sua attenzione è rivolta ai bassifondi della società, a quelle fasce sociali in costante difficoltà ed emarginate senza troppi pensieri. Scavando nei meandri di Napoli le domande del giovane Giancarlo vanno incontro sempre più spesso a una sola risposta: la Camorra, con la C maiuscola. Giancarlo Siani indaga: dal caso di droga all’auto in fiamme, fino al più scontato dei suicidi, le strade conducono sempre alla malavita, talvolta intrecciandosi con la politica. Con il passare dei mesi il giornalista napoletano nota che la Camorra non è più solo “napoletana”. Come una piovra allunga i suoi tentacoli, scavalca la barriera naturale costituita dal mar Mediterraneo e raggiunge la Sicilia, dove Totò Riina la attende a braccia aperte.

 




 

Quartiere Vomero (Napoli) dove venne ucciso Siani
Quartiere Vomero (Napoli) dove venne ucciso Siani

Sono i primi semi di una collaborazione che la storia ci insegnerà come esplosiva e che culminerà con la stagione delle stragi e le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino. Giancarlo Siani, solo lui, lo ha intuito con anni di anticipo, grazie al sesto senso che solo i grandi giornalisti hanno. Non è un grande scrittore, non conia nuovi termini, la lingua è solo un mezzo per uno scopo, la comunicazione. Ma riesce a vedere al di là dei fatti, a compiere quei collegamenti illogici che rasentano la pazzia. A soli 26 anni ha redatto un’enciclopedia sulla Camorra. Ogni suo studio, ogni articolo, gli permette di aggiungere un tassello a un albero genealogico che allunga i suoi rami in ogni angolo d’Italia.

 

 

 

L'auto di Siani
L’auto di Siani

È solo questione di tempo prima di scrivere una parola sbagliata e ciò avviene nell’articolo di cui sopra. Fin dagli inizi Giancarlo Siani si appassiona all’ascesa di Valentino Gionta, che da pescivendolo ambulante, passando per il commercio illegale di sigarette e lo spaccio di stupefacenti, diventa uno dei boss locali più importanti. Con l’articolo scritto nel giugno del 1985 Giancarlo Siani passa ufficialmente da “giornalista scomodo” a “obiettivo della camorra”. In seguito alle confidenze di un amico arruolato nell’Arma dei Carabinieri Siani accusa due clan napoletani (i Nuvoletta, alleati di Totò Riina, e i Bardellino) di voler compiere un colpo di Stato, consegnando il sempre più potente e prepotente Gionta alla polizia: “Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo.

 

La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare»”. Da questo momento, per citare Borsellino, Giancarlo Siani è “un uomo morto che cammina”. L’assassinio avviene qualche mese più tardi, il 23 di settembre. Nel pomeriggio un irrequieto Giancarlo telefona al suo ex-direttore per chiedergli un incontro faccia a faccia, poiché ci sono alcune cose che “è meglio dire a voce”. Giancarlo Siani non raggiungerà mai l’appuntamento. In piazza Leonardo, qualche minuto prima delle 21:00, (almeno) due assassini in moto lo raggiungono con dieci colpi di due Beretta 7.65 mentre è al volante della sua Citroen Méhari, l’auto che lo ha accompagnato per tutta la sua breve vita da cronista. Termina così in un bagno di sangue la storia di uno dei giornalisti più geniali e perspicaci dell’ultimo trentennio.

 

di Nicola Guarneri

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L’approfondimento sul caso Siani pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier:

 

Giancarlo Siani, una carriera stroncata sul nascere ultima modifica: 2016-02-05T16:45:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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