Giallo di via Poma: c’entrano davvero i servizi segreti?

Intervista al criminologo Carmelo Lavorino direttore del CESCRIN che parla dei giallo di via Poma e dei possibili legami con i servizi segreti





Prof. Carmelo Lavorino

Carmelo Lavorino è Direttore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale), criminologo, investigatore, profiler, analista della scena del crimine, docente universitario di Scena del crimine e di Sicurezza anticrimine. Ha lavorato a oltre 250 casi, fra i quali di via Poma, Cogne e Mostro di Firenze. È considerato fra i massimi esperti dell’investigazione criminale, dell’analisi della scena del crimine e delle indagini difensive. Con lui parliamo del ruolo dei servizi segreti nel giallo di via Poma.

 

L’ombra dei servizi segreti non è mai scomparsa dal giallo di via Poma e pare sia legata alla natura stessa dell’immobile nel quale la vittima fu rinvenuta cadavere. Perché?
«Alcuni personaggi e dirigenti dell’Aiag regionale e nazionale avevano dei collegamenti di frequentazione, amicizia ed altro con alcuni dirigenti del Sisde. Un omicidio in un ufficio come l’Aiag non poteva non attirare l’interesse del Sisde: basti pensare che la sera della scoperta del cadavere entrò nella stanza dell’omicido il genero di Vincenzo Parisi, Direttore del Sisde».


Potrebbe spiegarci Lei cosa intende quando parla di «inganno strutturale» in relazione alla vicenda di via Poma?
«L’inganno strutturale si verifica quando si arriva a conclusioni sbagliate causa un invisibile e geniale falso presupposto, inserito nel nucleo reggente del fatto/evento che si sta analizzando. L’inganno strutturale ha bisogno, per essere tale, di un abile regista, del falso presupposto ben nascosto e mimetizzato, del ragionamento esatto basato sul presupposto falso, sulle conclusioni false in seguito al ragionamento esatto ma basato su fondamenti falsi posti come assiomi; inoltre, su destinatari delle conclusioni false che abbiano le caratteristiche di abboccare all’amo causa la fretta, la certezza di non sbagliare, la presunzione di essere dominatori e potenti. L’inganno strutturale è il doppio sistema di presupposti errorifici, impalpabile e cementificato, formato sia dalla barriera invisibile che impedisce la soluzione del caso, sia dal nucleo invisibile che contiene nella sua intimità segreta gli errori, i travisamenti, gli artifizi e i raggiri che hanno permesso alla combinazione criminale di farla franca per tanto tempo».




 

Come si traduce tutto questo nel giallo di via Poma?
«Nel caso di via Poma chi ha fatto crescere l’inganno strutturale è quel gruppo di persone che non ha voluto darmi ragione nel considerare che l’assassino abbia usato la mano sinistra per colpire Simonetta; è quel gruppo di persone che non vuole ammettere che il sangue sul telefono è di gruppo A DQ-alfa 4/4 così come dico io, che hanno sbagliato sin dall’inizio contesto, tempi del crimine e profilo dell’assassino».


Gabriella Pasquali Carlizzi [giornalista e scrittrice morta l’11.8.2010,
nda] scrisse: «Penso che Simonetta Cesaroni in via Poma stesse svolgendo al computer un lavoro di “Affari Riservati” e che la relativa documentazione dovesse interessare apparati deviati dei servizi, per finalità altrettanto deviate». Lei cosa ne pensa?
«Gabriella Carlizzi ha scritto molte cose che non condivido e/o avventate e, sicuramente non dimostrabili. Vedeva servizi segreti, sette infernali e malefici in ogni delitto, oltre che un’unica grande mente e grande mano: la cosiddetta setta della “Rosa Rossa”. Simonetta Cesaroni e gli Affari Riservati non hanno nulla a che vedere, la verità è un’altra».

Secondo Lei possono realmente i servizi segreti avere avuto, come si diceva, un ruolo di depistaggio nel giallo di via Poma?
«Un cadavere in quel luogo non faceva comodo a nessuno e si è tentato di nascondere alcuni collegamenti di “tutoraggio” e di “qui pro quo” fra l’Aiag e il Sisde, ma l’assassino di Simonetta con i servizi segreti non c’entra nulla».

E nella morte di Pietro Vanacore pensa che c’entrino in qualche modo?
«Assolutamente no, Vanacore si è suicidato per lo stress e per le conseguenze dell’inganno strutturale».

Ci sono ancora spiragli tecnologici e scientifici per aggiungere ulteriori capitoli al giallo di via Poma?
«Sì, ma occorre l’intervento di specialisti che si ispirino al M.O.C.C.I. (Modello Operativo Criminalistico Criminologico Investigativo Intelligence), cioè il mio metodo. Il resto è chiacchiera da gossip tribunalizio
mass-mediatico. Non per niente stiamo perdendo tempo da 24 anni».

Secondo Lei si saprà mai la verità sul giallo di via Poma?
«Sì, basta seguire le mie indicazioni: territorialità; abilità e abitudine nell’uso della mano sinistra; gruppo sanguigno A DQ – alfa 4/4; presunta complicità nel portierato, possibilità di accesso tramite copia delle chiavi ed altro ancora».

 

a cura di Antonella Marchisella




 

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Giallo di via Poma: c’entrano davvero i servizi segreti? ultima modifica: 2016-01-11T17:53:43+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Giallo di via Poma: c’entrano davvero i servizi segreti?

  • 9 marzo 2016 at 23:09
    Permalink

    Questo si comprende bene che e’ il solito insabbiatore che dall’alto di una presunta competenza ed autorita sproloquia…

    Reply

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