Stasi colpevole ma senza movente e DNA attendibile?

Domani si pronuncia la Cassazione e un anno fa lanciammo l’ipotesi di Stasi “presente ma non colpevole” alla luce degli elementi che riproponiamo

 

 

Tracce di sangue sulla scena del crimine.Domani avrà luogo l’ultimo atto della triste vicenda nota come il caso Poggi che vede Alberto Stasi sul banco degli imputati. Dal 2007 la tranquilla cittadina di Garlasco non ha più pace, da quando il corpo della studentessa Chiara Poggi venne ritrovato nella sua casa riverso in una pozza di sangue. Il 13 agosto di otto anni fa dieci minuti prima delle 14:00 una telefonata avvisa i soccorsi chiedendo immediatamente aiuto. «Credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva» proferisce una voce dall’altro capo del telefono. A parlare è Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi, che diventerà il principale sospettato per quello che sarà un orribile delitto commesso colpendo dieci volte alla testa la ragazza.  Alberto racconta ai Carabinieri che ha chiamato Chiara quella, poi preoccupato è andato di persona a casa sua; nessuno rispondeva al citofono e dunque ha scavalcato, trovato la porta aperta di casa, camminato in mezzo a tutto quel sangue e scoperto il corpo lì sotto le scale. Inizialmente gli inquirenti credono a quella versione, poi pian piano emergono sempre più dettagli che li convincono della colpevolezza di Stasi. Oggi Alberto Stasi è anche il ragazzo condannato a 16 anni per il delitto di Garlasco e domani si attende la pronuncia della Cassazione dopo che la Suprema Corte aveva rimandato all’Appello bis, conclusosi con la condanna a differenza dei precedenti due gradi di giudizio a lui favorevoli.

Alberto StasiSi attende perciò la parola fine, ma ancora qualcosa non torna. Nella vicenda di Garlasco la prova del DNA, rinvenuto sotto le unghie di Chiara, non poteva costituire un elemento attendibile. Nel numero di ottobre 2014 sulla rivista Cronaca&Dossier dedicammo un approfondimento al caso di Garlasco e sul punto intervistammo la Dottoressa Marina Baldi, genetista forense, che affermò: «Nonostante il DNA sia poco concentrato, quindi di difficile interpretazione, in realtà non possiamo escludere che in quel campione ci sia anche il cromosoma Y di Stasi. Se da un lato i cinque parametri sono pochi, perché in effetti devono essere molti di più per attribuire un cromosoma Y a qualcuno, lì ci sono alleli di vario tipo e ce ne sono anche molti suoi», ma Stasi era il fidanzato di Chiara Poggi, dunque era normale che ve ne fosse. «Assolutamente sì ‒ continuò la Dott.ssa Baldi ‒. Tra l’altro, tutti questi DNA sono a bassissima concentrazione dunque non compatibili con un’aggressione. Tutto potrebbe essere avvenuto da contatto casuale. La presenza in quel punto del cromosoma Y, essendo Stasi il fidanzato, mi sembra la cosa più normale del mondo». Lo stesso potrebbe dirsi delle impronte di Stasi rinvenute sul dispenser di sapone in bagno. Se il ragazzo frequentava la casa di Chiara non era certo impossibile ritrovarle lì.

 

 

00Sul giallo di Garlasco già un anno fa indicammo elementi in contraddizione con la versione fornita dall’accusa circa il coinvolgimento di Stasi.
Le tracce del DNA di Chiara sui pedali, ad esempio, erano sui pedali di quella da uomo di colore bordeaux, non di quella nera. E poi quella bici nera sequestrata ad Alberto fu conservata per sette anni: se fosse stata una possibile prova del reato l’avrebbe distrutta sicuramente dato che non fu neanche sequestrata all’epoca. E se fosse la bicicletta dell’assassino ma non di Alberto? E se la testimone sbagliasse giorno o confondesse i ricordi per l’emozione?

Le perizie dicono che quell’allarme della villa Poggi è stato inserito e disinserito tre volte la sera precedente alla morte di Chiara, attivazioni e disattivazioni effettuati in tempi piuttosto brevi, intorno alle 22:00. Potrebbe dimostrare che Alberto, o qualcun altro che non è mai entrato nell’inchiesta, sia uscito e rientrato in quella notte e che quindi Chiara non fosse sola come si è sempre detto?

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Secondo l’accusa Alberto parte con la bicicletta da casa sua la mattina intorno alle 09:00, pedala per la statale e per il centro di Garlasco senza esser visto da nessuno, arriva a casa di Chiara, entra, la colpisce in una lotta terribile che parte dal salone e corre per vari locali della casa finendo in fondo alla scala che porta al garage, quindi sporco sicuramente di sangue esce, risale in bicicletta e ripercorre la strada a ritroso passando quindi ancora una volta per il paese senza essere visto da nessuno; quindi torna in casa, non tocca nulla, si cambia si lava e accende il pc alle ore 9:35 per guardare foto e video pornografici. Un’azione convulsa e con tempi obiettivamente molto ristretti.

Infine, via Pascoli è praticamente l’ultima via del paese, incrocia la SS 596 e girando a sinistra si va verso Pavia senza passare per l’abitato di Garlasco. Chiunque avesse commesso il delitto avrebbe avuto facile via di fuga verso Pavia. Anche un estraneo con una scusa plausibile o una persona conosciuta da Chiara quella mattina poteva farsi aprire e commettere l’omicidio per poi fuggire senza esser visto.
Insomma, tutti elementi che potrebbero anche indicare la presenza di Stasi al momento del delitto ma non dell’atto omicidiario.

Il problema vero è che la condanna finora si è basata su elementi che difficilmente possono costituire prove inoppugnabili, tanto più in assenza di un movente perché, è bene ribadirlo, secondo la Corte d’Assise d’Appello di Milano il «dolo d’impeto è stato scatenato da quel movente che non è stato possibile accertare».

 

Redazione di Cronaca&Dossier
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Stasi colpevole ma senza movente e DNA attendibile? ultima modifica: 2015-12-10T17:52:27+00:00 da info@cronacaedossier.it

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