«Gabriele Defilippi vuole morire»: ma sussiste davvero la seminfermità?

L’avvocato di Gabriele Defilippi chiede di valutare la seminfermità: sarebbe davvero giusto applicarla? Ieri il ragazzo avrebbe tentato il suicidio in carcere






Defilippi«Gabriele Defilippi non mangia da giorni, è dimagrito moltissimo. Sta male, si vede, e ha un solo paio di pantaloni, una canottiera e una maglietta. Nessuno dei suoi parenti ha intenzione di aiutarlo e portargli nuovi indumenti. Ripete in continuazione di voler morire». Ad affermarlo è l’avvocato Pierfranco Bertolino, legale del ragazzo in carcere con l’accusa di avere ucciso e occultato il cadavere di Gloria Rosboch, professoressa 49enne scomparsa lo scorso 13 gennaio da Castellamonte (Torino).

Dalle colonne de Il Messaggero si legge come alla base dei comportamenti di Gabriele Defilippi, secondo il suo legale, vi sarebbe anche una violenza sessuale subita da minorenne. «Il mio assistito ha forti disturbi della personalità ‒ sono le sue parole ‒, una sofferenza psichica dovuta a quando Roberto Obert, amico di famiglia, lo violentò non ancora 16enne». Da qui la richiesta dell’avvocato Bertolino di verificare le capacità del ragazzo di intendere e di volere, dunque ricorrendo allo strumento ormai “classico” della presunta seminfermità mentale. Una richiesta a cui sempre più spesso i legali si rifugiano per attenuare pene altrimenti terribili.

 

psichiatriaPer capire meglio cosa sia la seminfermità mentale e se possa essere associata al caso di Gabriele Defilippi, abbiamo contattato la psicologa forense Francesca De Rinaldis. «L’istituto della seminfermità mentale ‒ ci spiega la Dottoressa ‒ è giuridicamente stabilito e normato dagli articoli 88 e 89 del Codice Penale: parliamo di seminfermità mentale quando, dopo valutazione a mezzo di perizia psichiatrica, la persona risulta essere in grado di intendere ma non di volere circa l’autodeterminazione nel fatto criminale o viceversa. Pertanto un soggetto che risulta ad esempio capace di intendere, ma non di volere, è considerato, in senso giuridico, in relazione alla propria imputabilità, seminfermo di mente, e dunque semimputabile; dunque il soggetto che giuridicamente verserà in tale condizione si vedrà applicata la misura detentiva associata alla misura di sicurezza psichiatrica».

 




 

Dott.ssa Francesca De Rinaldis
Dott.ssa Francesca De Rinaldis

Andando nello specifico per il caso di Gabriele Defilippi «credo che molto difficilmente che Gabriele Defilippi possa risultare incapace di intendere e di volere e dunque non imputabile. Ritengo ciò in considerazione soprattutto di quelli che sono gli attuali riscontri investigativi a nostra disposizione che lasciano presagire ad un delitto ben pianificato ed organizzato che ha dunque come presupposto la lucida consapevolezza e volontarietà dell’atto da parte di chi lo ha commesso. Certamente la personalità camaleontica di Gabriele Defilippi rimanda a quello che volgarmente potremmo definire un “comportamento anormale”, ma non basta apparire “anormali” o comportarsi in maniera diversa da quello che è socialmente condiviso e condivisibile, per essere incapaci di intendere e volere in relazione ad un fatto compiuto».

giustiziaEcco allora che serve, come sempre, contestualizzare il soggetto in ambito più ampio, importante per una valutazione che possa essere corrispondente il più possibile al vero. Anche su questo punto la Dott.ssa De Rinaldis tiene a precisare che «Gabriele Defilippi, analizzato anche in contesto socio-relazionali che esulano dal fatto criminale in questione, appare come una persona dotata di un’intelligenza acuta e di una forte personalità manipolativa, capace di spingere le persone a fare ciò che lui desidera e ciò di cui lui ha bisogno per nutrire il proprio ego, la propria persona, elementi che fanno propendere per una sua totale capacità di autodeterminarsi rispetto alle proprie azioni».
Si arriva così al punto nodale: in generale non si sta forse abusando un po’ troppo della perizia psichiatrica come strumento di difesa? «Spesso gli avvocati richiedono la perizia psichiatrica proprio per far ottenere al proprio assistito eventuali attenuanti o addirittura l’assoluzione completa ‒ risponde la Dott.ssa De Rinaldis ‒, ma occorre fare una doverosa precisazione: partendo dal presupposto che è difficilissimo sia in termini clinici che giuridici, fare un accertamento sull’incapacità di intendere e di volere, poiché richiede delle profonde conoscenze e competenze tecniche, spesso si è erroneamente portati a pensare che un disagio psicologico, una psicopatologia, escludano automaticamente la capacità di intendere e di volere. Ciò non è assolutamente vero intanto perché la perizia psichiatrica è volta in primis non solo alla valutazione della sussistenza o meno di una psicopatologia, ma del nesso causale che collega quest’ultima al reato. Ossia: la psicopatologia deve essere causa del reato e questo a sua volta deve dunque essere nel suo determinarsi, espressione diretta della psicopatologia. Dunque è possibile avere una psicopatologia ma la stessa può non aver avuto alcuna incidenza sulla genesi e sullo svolgimento di un determinato e specifico comportamento criminale».

 

di Andrea B.

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«Gabriele Defilippi vuole morire»: ma sussiste davvero la seminfermità? ultima modifica: 2016-02-25T15:23:28+00:00 da info@cronacaedossier.it

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