Francesco Indino, una routine mortale

Il misterioso omicidio di Francesco Indino ad Asti e un’indagine ancora in atto

0In apparenza una vita semplice, una vita fatta di routine e di “riti”, quella di Francesco Indino, un cinquantaduenne di Montechiaro d’Asti, che tutte le mattine si sveglia all’alba per recarsi al lavoro. Un lavoro duro quello di Francesco Indino che, per conto della GALUP, una ditta di Ortofrutta di Costigliole, fa l’ambulante ortofrutticolo nei mercati di paese. Anche la mattina del 25 giugno Francesco ripete istintivamente tutti i suoi riti, si alza di buon’ora, alle 4:30 si reca al “solito bar”, in Corso Torino, uno dei pochi aperto a quell’ora, dove lo aspettano un collega di lavoro e il suo titolare per prendere il “solito caffè”. Stamattina il mercato è a Montecalvo e i tre si dividono per ritrovarsi al “solito posto” e partire tutti insieme. Francesco Indino prende la sua vecchia Alfa e si reca, “come al solito” in Piazza Campo del Palio ad Asti, per prendere il suo camion frigo e aspettare gli altri. Alle 5:00 il 113 riceve una chiamata. Un pendolare del posto trova il corpo senza vita di Francesco Indino rivolto a terra di fianco dal camion. Le volanti della Polizia, giunte sul luogo in Cric auto.pochissimi minuti insieme agli investigatori della Mobile con il dirigente Loris Petrillo, il vice, Marco Primavera e gli esperti della Scientifica, non hanno potuto far altro che confermare la morte di Francesco e transennare la zona. La scena che si presenta agli occhi degli inquirenti è agghiacciante: un uomo rivolto con il viso a terra, accanto alla ruota anteriore del proprio camion, lato del guidatore, con la testa immersa in una pozza di sangue, fracassata da un corpo contundente, presumibilmente di metallo, la portiera del camion aperta con un portafogli riposto nel portaoggetti in bella vista, semplicemente intatto. Anche il datore di lavoro di Francesco e il suo collega giunti poco dopo rimangono attoniti. Il questore Filippo Di Francesco ha immediatamente mobilitato tutto il reparto investigativo della Polizia astigiana per seguire questa delicata inchiesta coordinata dal pm Valeria Ardoino. Tutti vogliono vederci chiaro in questa brutta storia che non sembra essere la classica rapina sfociata in omicidio. Per questa ragione si scava nel passato dell’uomo, originario di Bari. Francesco Indino si era trasferito da giovane a Torino e poi, circa dieci anni fa, era giunto a Montichiari con la seconda moglie, Mihaela Andrea Rofel, e il figlio della coppia. Un passato, quello del camionista, che sembra nascondere qualche piccolo precedente penale. Si ascoltano testimoni, si cerca di capire quali delle telecamere presenti in zona siano in funzione. Immediatamente decine di agenti battono la zona palmo a palmo per cercare i maggiori indizi possibili e l’arma del Asti.delitto: un cric o una spranga di metallo. Un lavoro certosino che non dà i frutti sperati: l’arma del delitto non si trova. Sulla dinamica della tragedia gli inquirenti sembrano pensare, grazie ad alcune testimonianze, che Francesco Indino abbia fatto appena in tempo ad aprire la portiera, riporre i documenti del camion e il portafogli nel vano laterale e non sia salito sul camion perché “chiamato” dai suoi assassini. Purtroppo i testimoni hanno solo sentito alcune persone litigare, senza distinguere bene né il motivo del litigio né le parole esatte. Solo urla per pochi minuti e poi il silenzio: un silenzio di morte. Dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti Francesco, avrebbe cercato di difendersi, ma sia per la sua conformazione fisica, bassa e tozza, sia perché le sue capacità di movimento limitate a causa di un recente intervento chirurgico, non è morte francesco indinoriuscito a salvarsi la vita. Intanto, in paese, lo sconcerto e l’incredulità di chi lo conosceva bene cresce. Il datore di lavoro parla di Francesco Indino, un dipendente onesto, fidato e un gran lavoratore, nonostante qualche piccolo problema di salute che gli dava noia. Non si dà pace per non esser arrivato prima, la mattina della tragedia, pochi minuti e forse avrebbe potuto aiutare Francesco. Gli abitanti di Montechiaro lo descrivono come una persona mite e benvoluta. Gli inquirenti non smettono di lavorare al caso nemmeno il giorno del funerale di Indino, durante il quale, in maniera totalmente invisibile, annotano, fotografano e osservano tutto ciò che accade. Il lavoro certosino e senza sosta degli inquirenti passa al setaccio tutta la vita privata, sociale e lavorativa di Francesco e in poco più di un mese inizia a prender forma un sospetto che più degli altri stuzzica l’intuito degli investigatori: una spedizione punitiva e pianificata che presumibilmente potrebbe essere stata decisa nell’ambiente dei mercati, frequentato da tempo dalla vittima per lavoro. Omicidio premeditato o solo un’aggressione finita male? E qual è il movente? Questo ancora non è stato appurato dagli inquirenti che, traditi dalle telecamere di sicurezza praticamente fuori uso da anni, ora cercano maggiori conferme dal consulente informatico della Procura, Giuseppe Dezzani, che dovrebbe compiere uno screening di massa sulle celle dei Gestori telefonici che coprono il centro di Asti con l’obiettivo di accertare quali numeri fossero attivi tra le 4:00 e le 7:00 del 25 giugno nella zona del delitto. Sempre che i killer non avessero lasciato a casa il cellulare.

 

articolo di Katiuscia Pacini

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Francesco Indino, una routine mortale ultima modifica: 2015-09-21T14:24:44+00:00 da info@cronacaedossier.it

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