Filippo Pittiglio, un giallo italiano ancora irrisolto

Nella vicenda del marinaio Filippo Pittiglio ci sono troppi lati oscuri e la Procura indaga ma ormai senza più alcun esito investigativo






naveUna busta di plastica stretta intorno alla testa, le macchie di sangue per terra e il mistero che avvolge l’intero accaduto sono i primi elementi che caratterizzano il ritrovamento del corpo di Filippo Pittiglio, rinvenuto cadavere il 4 aprile 2011 dopo due giorni di navigazione, nella sua cabina a bordo della nave commerciale Bottiglieri Challenger della Shipping Company di Napoli.

Secondo quanto ipotizzato dalla società armatrice, la morte del 23enne sarebbe stata la conseguenza di un gesto autolesivo, del cui risultato finale sono stati spettatori i compagni di equipaggio.
La nave, varata nel 2010 con le sue 92.000 tonnellate di stazza e addetta al trasporto di granaglie, carbone ed altre merci, è lo scenario della morte del giovane marinaio, il cui corpo, sbarcato il 9 aprile nel porto di New Mengalore, presso Bombay, in India, è stato sottoposto ad esame autoptico e successivamente visionato in Italia come disposto dalla Procura di Roma.




oceanoIl padre della giovane vittima, Fernando Pittiglio, è di parere diverso rispetto a quanto prospettato in un comunicato dalla Compagnia navale immediatamente dopo il rinvenimento del ragazzo, in cui si leggeva che l’allievo di coperta, al primo imbarco, «è stato rinvenuto suicida nella propria cabina».
«La Compagnia ha frettolosamente reso un comunicato di suicidio ancor prima dei rilievi da parte dell’Autorità Competente del Tribunale di Roma», sostiene il padre. E ribadisce: «Sono in corso indagini ed attività legali anche in Sud America. Per ora si procede per omicidio contro ignoti». Massimo il riserbo da parte della Procura romana che intende chiarire le vere cause per cui il giovane Filippo Pittiglio ha trovato la morte, disponendo nuove analisi attraverso l’esumazione del corpo della vittima, tumulato presso il cimitero di Gaeta, e affidando l’incarico a un consulente medico-legale affinché esegua un approfondito esame sulla salma.
Se dunque inizialmente l’ipotesi di suicidio aveva preso forma, determinando la quasi immediata archiviazione del caso da parte della Compagnia navale, oggi il quadro investigativo vira in un’altra direzione grazie alla scoperta di particolari protagonisti di quel viaggio, primo imbarco per Filippo Pittiglio partito da Singapore e per lui terminato quel 4 aprile nelle acque dell’Oceano Indiano.

 
hard diskIntanto, a seguito della riapertura d’indagine, la Procura di Roma ha già sequestrato l’hard disk del computer del ragazzo, che nell’immediatezza del rinvenimento era stato restituito alla famiglia insieme agli effetti personali e in seguito, secondo indiscrezioni, trovato vuoto o forse manomesso.
La trascuratezza nel reperire gli oggetti personali all’interno della cabina successivamente alla scoperta del decesso – sembra essere stato il commento confidenziale degli investigatori della Procura – ha favorito l’infittirsi del mistero. Altro particolare degno di nota è che tra gli uomini che componevano l’equipaggio del Bottiglieri Challenger ci fosse anche un direttore di macchina di Gaeta, nella cui abitazione i Carabinieri hanno sequestrato computer e telefoni cellulari.
La perdita di Filippo Pittiglio è ancora oggi un terribile shock per la famiglia che, sin dal principio, ha abbandonato l’idea di ricercare nell’interiorità di Filippo le cause della sua morte, dal momento che non soffriva di disturbi che potessero far temere la decisione volontaria ed improvvisa di togliersi la vita.
Il ragazzo, dopo gli studi presso l’Istituto Nautico Caboto di Gaeta, aveva trovato un’occupazione attinente al suo percorso formativo e alla sua passione, quella per il mare, che ha pagato con la vita.

 

di Annalisa Ianne

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Filippo Pittiglio, un giallo italiano ancora irrisolto ultima modifica: 2016-01-08T15:08:44+00:00 da info@cronacaedossier.it

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