Ferite e silenzi mortali delle armi bianche

Prendendo spunto dal caso di Rosario Vitale ecco una sintesi delle ferite dovute all’uso di un’arma bianca: come distinguere un suicidio da omicidio

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Rosario Vitale e Stefania Lo Piparo

Talvolta le storie nascondono retroscena difficili da cogliere. Ne è un esempio la vicenda di Rosario Vitale, il marittimo di Santa Flavia morto in circostanze non chiarite a casa della moglie il 17 settembre 2007, per una coltellata allo stomaco. Per quella morte erano finiti sotto accusa la moglie dell’uomo, Stefania Lo Piparo, e il padre della donna. Oggi quella vicenda si è in parte risolta riconoscendo entrambi gli accusati come innocenti, estranei dunque ai fatti che hanno portato alla morte di Rosario Vitale. Di fatto, la vicenda resta senza un colpevole, ma diventa interessante indagare alcuni punti più tecnici relativi alla ferita mortale, dunque puntando l’attenzione sulle cosiddette armi bianche e se è possibile cogliere differenze tra ferite dovute ad un suicidio o da omicidio.

Solitamente il suicidio mediante arma bianca è attuato prendendo di mira la regione precordiale o quella epigastrica e i colpi sono inferti previo denudamento della parte: questa circostanza costituisce un elemento differenziale con l’omicidio. La sede delle ferite inferte è di grande utilità investigativa perché il suicida tende a colpire e a circoscrivere i colpi alla regione cardiaca, al collo e all’addome.

feriteNell’omicidio, invece, i colpi sono inferti solitamente con meno consapevolezza e hanno una distribuzione pressappoco casuale poiché vanno a cadere laddove l’aggressore riesce a colpire nella concitazione degli eventi. Inoltre, nei casi di omicidio sono frequenti ferite, dette da difesa, agli arti superiori esposti dalla vittima nel tentativo di difendersi.

Ferite da difesa attiva sul palmo delle mani dovute al tentativo di bloccare la lama; ferite da difesa passiva sul dorso delle mani nel tentativo di fare scudo sugli organi vitali; ferite da schivamento sulle spalle o sul torace dovute ai tentativi della vittima in movimento di deviare i colpi inferti dall’aggressore. È importante precisare che il numero delle ferite da punta e da taglio non è di per sé dimostrativo poiché esistono in letteratura numerosi casi di suicidio realizzati con un gran numero di colpi.

di Alberto Bonomo  @elalaned

Ferite e silenzi mortali delle armi bianche ultima modifica: 2015-11-27T14:50:04+00:00 da info@cronacaedossier.it

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