Fassoni Accetti, testimone o millantatore del caso Orlandi?      

Dagli archivi di Cronaca&Dossier il nostro servizio pubblicato un anno fa sulle verità (presunte) di Marco Fassoni Accetti





emanuela orlandiLo scorso 27 aprile 2014 a Roma si è consumato un giorno storico, con la Canonizzazione di due Papi, Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) e Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), proclamati santi dall’attuale pontefice, Francesco I. Ma per le strade della Capitale, qualcuno aveva deciso di approfittare della grande attenzione mediatica dedicata all’evento per riportare alla memoria degli italiani il caso irrisolto di Emanuela Orlandi. Da alcuni mesi, infatti, c’è una nuova voce che svela particolari inediti sulla vicenda, arrivando a fornire preziosi dettagli e ad auto-proclamarsi il sequestratore della ragazzina. Quello che si chiedono gli investigatori è molto semplice: è un super testimone o un millantatore?

Il protagonista del caso Orlandi risponde al nome di Marco Fassoni Accetti, regista e fotografo di 58 anni. Nel 1983 (al momento della scomparsa della quindicenne Emanuela) l’uomo ha appena 27 anni. Nel dicembre di quell’anno, Marco Fassoni Accetti investe un bambino e finisce in galera per omicidio colposo, ma anche questa storia di cronaca si rivela (a suo dire) un intreccio di controspionaggio legato alla scomparsa di Emanuela  e a una stagione di piombo che si appresta a finire con la metà degli anni Ottanta. «Ero arruolato in un gruppo di intelligence – afferma Marco Fassoni Accetti – formato da laici ed ecclesiastici, che si opponevano alla linea anticomunista di Wojtyla e alla gestione dello Ior». E ancora: «La figlia del messo pontificio fu scelta per ricattare il Vaticano» e, pare, per la liberazione di Alì Agca, l’uomo finito in prigione per avere sparato proprio a Giovanni Paolo II.

Emanuela OrlandiSecondo Marco Fassoni Accetti, il terrorista turco avrebbe ritirato le accuse nei confronti della pista bulgara grazie allo stesso gruppo sovversivo di cui il super testimone faceva parte. Un gruppo di cui, è bene sottolinearlo, farebbero parte anche uomini interni al Vaticano. Il sequestro di Emanuela, dunque, è stato uno strumento per tenere sotto scacco Papa Wojtyla, facendo ribaltare le tesi accusatorie dell’attentatore Agca. Guerra fredda e interessi politici, cose che nulla dovrebbero avere a che fare con una ragazzina di quindici anni.




Accetti, nella stessa intervista, rivela anche la storia del rapimento, affermando che Emanuela, una volta prelevata in modo misterioso, viene trattenuta su un camper con altre ragazze. I suoi rapitori le fanno delle fotografie e poi la portano in un appartamento mai identificato. Dopo aver passato tutto il 1983 a Roma, secondo il testimone, Emanuela viene portata in Francia; dopodiché, di lei, non si hanno più notizie. Non solo: in Procura Marco Fassoni Accetti si spinge oltre, dichiarando di essere stato il telefonista designato dal gruppo di sequestratori e segnalando ogni punto da cui erano partite le telefonate di quei giorni per rivendicare il sequestro e far ascoltare la voce di Emanuela. Ovviamente si tratta di apparecchi pubblici, per lo più situati in bar di Roma e nella metropolitana. E in questa storia criminale, non possono mancare i nomi in codice, anche questi rivelati da Accetti. Lui stesso usa lo pseudonimo «l’Amerikano», mentre Emanuela viene ribattezzata «Fatima» al momento dell’ingresso in Francia, dove – secondo il fotografo – riceve i passaporti iraniano e indiano, di fatto diventando un’altra persona.               




«Di che vi stupite? – tuona lo stesso Marco Fassoni Accetti – Leggere questi fatti con gli occhi di oggi è vano. Vero è che all’epoca, in piena guerra fredda, operazioni del genere avvenivano così: tramite codici, coperture, raffinatissime dissimulazioni». Ma dopo questo soggiorno forzata oltralpe e la riuscita dell’operazione Agca, perché Emanuela non è stata liberata? Per fatti «non preventivati» che hanno fatto «precipitare la situazione», sostiene il teste, che parla dell’idea originaria di trattenere la ragazzina per poche ore, non più di un giorno. Infine, l’autoaccusato fa spuntare un flauto traverso, che a suo dire sarebbe lo strumento musicale appartenuto a Emanuela. Ma intanto, il Vaticano tiene ancora il segreto di Stato su questa storia, di fatto insabbiando le ricerche.

di Luca Romeo
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Fassoni Accetti, testimone o millantatore del caso Orlandi?       ultima modifica: 2015-12-29T14:45:37+00:00 da info@cronacaedossier.it

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