Erba, quella strage che grida vendetta

Triste storia di vite innocenti distrutte: un anno fa il numero di Cronaca&Dossier con ampio servizio dedicato alla strage di Erba

 

 

Il padre di Raffaella ai funerali
Il padre di Raffaella al funerale

È sera nel piccolo comune di Erba, il freddo secco artiglia le terre del comasco mentre mancano poco più di dieci giorni al Natale e la nebbia comincia ad avanzare gradualmente. L’11 dicembre in via Diaz è un lunedì come tanti e il signor Vittorio Ballabio come ogni sera è da poco uscito sul proprio terrazzo per scuotere la tovaglia della cena appena consumata. Sono le 20.15 e possiamo esserne certi perché l’uomo, prima di uscire sul ballatoio, ha posato lo sguardo sull’orologio del videoregistratore. Pochi istanti per compiere quella mansione rituale quando la sua attenzione è catturata da una colonna di fumo nero che si propaga dalla finestra del palazzo di fronte; sembrerebbe la casa dei Castagna.

Giusto il tempo di lanciare l’allarme ai Vigili del fuoco e di avvertire il vicino, Glauco Bartesaghi, che senza perdere un attimo si lancia in una corsa sfrenata nell’estremo tentativo di aiutare eventuali vittime del rogo. L’uomo percorre le scale di corsa mentre il fumo impietoso comincia a propagarsi in tutto lo stabile. Non ci vuole molto per notare un corpo proprio in corrispondenza della porta d’ingresso: è quello di Mario Frigerio, che si salva dal massacro grazie ad una malformazione alla carotide. D’istinto, Bartesaghi ne afferra le caviglie e lo tira via da quell’inferno. L’impotenza del momento è resa ancor più dolorosa dal sapere che dentro quella casa potrebbe esserci anche un bambino di pochi anni. L’intervento dei Vigili del fuoco a Erba spegnerà il fuoco di una tragedia per appiccarne un’altra di proporzioni ben maggiori. All’interno delle quattro mura annerite ci sono quattro corpi senza vita. Sono quelli di Raffaella Castagna, 30 anni, disoccupata ma volontaria in una comunità di assistenza a persone disabili; Paola Galli, 60 anni, casalinga, madre di Raffaella; il piccolo Youssef, un bambino di 2 anni e 3 mesi, figlio di Raffaella; e nell’appartamento localizzato al piano superiore il corpo esanime della vicina di casa Valeria Cherubini (moglie di Mario Frigerio, unico sopravvissuto grazie ai primi soccorsi). Le immagini, orride, negli occhi degli investigatori entrati in quella casa suggeriscono un’agghiacciante verità, abominio tremendo avvenuto a Erba.

 

 

Marzouck
Azouz Marzouk

Le vittime dentro quello stabile non sono state inghiottite da un destino nefasto. La palazzina è la scena di un atroce delitto e quelle persone sono state giustiziate senza pietà. Dal rapporto dell’anatomopatologo intervenuto sul luogo del delitto erano presenti ferite provocate da numerosi colpi inferti con un corpo contundente e da armi da taglio utilizzate solo per recidere la gola delle vittime. Le indagini condotte dai Carabinieri di Erba con la supervisione del procuratore di Como, Alessandro Lodolini, si concentrano su Azouz Marzouk, originario della Tunisia, marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef. L’uomo ha precedenti penali per spaccio di droga ed è da poco uscito dal carcere grazie ad un indulto.

Frigerio
Mario Frigerio

Marzouk era in Tunisia in visita ai genitori al momento dei fatti ma, appresa la notizia, rientra precipitosamente in Italia, dov’è subito interrogato. Gli inquirenti confermano il suo alibi e iniziano a sospettare di un regolamento di conti compiuto contro la sua persona. Nonostante l’ambigua figura di Azouz, tra le tante piste seguite, viene subito segnalato il malsano rapporto tra Raffaella Castagna e i due vicini di casa: i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. La strage potrebbe essere il risultato di un odio dovuto a una lite (con relativa causa civile) tra quest’ultimi e Castagna la notte di Capodanno del 2005.

Insospettiti, gli inquirenti sequestrano alcuni indumenti dei coniugi e li mettono sotto controllo ambientale, ma soprattutto non passano inosservate delle ferite (Romano ha un’ecchimosi alla mano e una all’avambraccio, Bazzi ha una ferita a un dito). Intanto, gli accertamenti tecnici, eseguiti il 26 dicembre sulla loro automobile, portano gli inquirenti a scoprire tracce di sangue nell’auto (poi attribuite a Valeria Cherubini moglie di Frigerio).  Il 9 gennaio 2007, dopo un lungo interrogatorio, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi vengono arrestati. A nulla vale esibire come alibi lo scontrino del “McDonald’s” di Como, che indica due ore avanti rispetto all’orario della strage, e che per qualcuno sarà invece sinonimo di premeditazione. L’11 gennaio 2007, davanti ai magistrati, i Romano ammettono di essere gli esecutori del massacro. Da qui in poi c’è una lunga serie di ritrattazioni e stravolgimenti delle versioni rese. Dopo una battaglia processuale, con l’avvocato d’ufficio dei Romano che rimette il mandato subito dopo i primi interrogatori, in primo grado (il 26 novembre 2008) e in secondo grado (il 20 aprile 2010) si pronuncia il verdetto di carcere a vita per Olindo Romano e Rosa Bazzi, confermato poi dalla Cassazione (3 maggio 2011).
Articolo di Alberto Bonomo

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter

 

 

Erba, quella strage che grida vendetta ultima modifica: 2015-12-09T16:53:36+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Erba, quella strage che grida vendetta

  • 23 febbraio 2016 at 1:43
    Permalink

    BOSSETTI STAVA FACENDO LA STESSA FINE CHE STANNO FACENDO FARE A OLINDO E ROSA INVECE BOSSETTI HA UN POOL GRANITICO E TANTISSIMA GENTE CHE LO SEGUE CONTRO UNA MAGISTRATURA CHE HA PRESO ESEMPIO DA QUESTO PROCESSO PRENDIAMO IL POLLO E LO SISTEMIAMO .. INVECE QUI LE COSE NON SONO ANDATE X IL VERSO GIUSTO E QUALCUNO PAGHERà QUESTO SCEMPIO DELLA GIUSTIZIA MALATA CHE ABBIAMO . PERCHè ANCORA NON RIAPRONO IL CASO ?????

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!