Enrico Mattei: dalle ceneri dell’Agip all’impero dell’Eni

54 anni fa veniva ucciso Enrico Mattei, baluardo della politica energetica italiana




Enrico Mattei.Enrico Mattei era un personaggio scomodissimo. Limitarsi a dire “scomodo” sarebbe riduttivo e il superlativo diventa d’obbligo: Enrico Mattei dava fastidio a così tante persone che quando morì la sorpresa fu relativa.
Il turning point della vita dell’imprenditore abruzzese avvenne poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nella quale ebbe un ruolo di rilievo nella lotta partigiana. Noto imprenditore di successo, gli venne chiesto dallo Stato di liquidare l’Agip, chiudendo l’attività e svendendo. La generosa offerta americana fu un campanello d’allarme che l’abile Mattei non trascurò. Intuì i pesanti interessi economici dietro la chiusura dell’Agip e dopo numerose ricerche decise di rilanciare la compagnia che sarebbe diventata l’Eni.
«Se in Italia sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina» disse un giorno, e il suo diktat fu quello. Cercò in ogni modo di slegarsi dalle “sette sorelle”, le compagnie petrolifere internazionali che controllavano quasi tutto il mercato mondiale (e interamente quello italiano). Prese accordi privati con Iran, Persia e Marocco affinché potesse rendersi indipendente dalle “Sorelle”, che vendevano a peso d’oro un prodotto mediocre.
La politica energetica di Mattei non si fermò al petrolio. Continuò ad investire nel metano e fu il fautore dell’apertura della prima centrale nucleare in Italia, le più grossa in Europa, che portò il Bel Paese al terzo posto nel mondo dopo Usa e Inghilterra. Uomo dallo spiccato senso pratico, entrò in politica solo per servirsi dei partiti a seconda delle proprie esigenze. Nell’ottobre del 1962, poco prima di morire, nei suoi 56 anni di vita Enrico Mattei aveva creato problemi a parecchie persone.




0Il 27 ottobre, poco prima di atterrare nell’aeroporto di Linate, il bimotore Morane-Saulnier MS-760 Paris I-SNAP sul quale viaggiava, precipitò nei pressi di Bascapé in provincia di Pavia. Secondo alcuni testimoni (come quella del contadino Mario Ronchi, poi ritrattata) l’aereo sarebbe esploso in volo.
Persero la vita tutti i passeggeri: oltre a Mattei c’erano a bordo il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista statunitense William McHale, inviato della testata Time-Life.
Le frettolose indagini per omicidio a carico di ignoti svolte dall’Aeronautica militare e dalla Procura di Pavia vennero chiuse frettolosamente «perché il fatto non sussiste».
La verità inizia a farsi strada solo nel 1997, quando grazie alle innovazioni tecnologiche è possibile analizzare i reperti del tragico evento. Dall’analisi dell’orologio portato da Mattei in quel viaggio, avvenuta nel 2005, risulta evidente che l’oggetto venne esposto a una deflagrazione. In seguito ad ulteriori esami si scopre che nell’aereo venne inserita una bomba al tritolo (di una quantità variabile, secondo le fonti, dai 100 ai 150 grammi) posizionata dietro il cruscotto. La bomba venne attivata probabilmente al momento dell’accensione delle luci o dall’apertura del carrello all’inizio della fase di discesa.




Scrivania di Enrico Mattei nella casa natale ad Acqualagna.A metà anni ’90 arrivano anche le prime notizie sui possibili mandanti. Ad entrare a pie’ pari nella vicenda è il pentito di mafia Gaetano Iannì, secondo cui «alcuni americani» avrebbero chiesto aiuto a Cosa Nostra per uccidere Mattei; sarebbero stati alcuni esponenti della famiglia capeggiata da Giuseppe Di Cristina a posizionare la bomba. Anche il boss mafioso Tommaso Buscetta avrebbe confermato tale svolgimento dei fatti, suggerendo che l’omicidio di Mattei sarebbe avvenuto «nell’interesse delle maggiori compagnie petrolifere americane». Secondo altre fonti anche la Cia avrebbe avuto interesse ad eliminare Mattei: in un periodo molto delicato come gli anni ’60, ovvero nel bel mezzo della Guerra fredda, Mattei aveva iniziato una profonda collaborazione economica con la Russia, ignorando l’embargo politico. A tal proposito non sono stati pochi i sospetti sul vice di Mattei, Eugenio Cefis. Sebbene risulti normale che un vice prenda il posto di un Presidente, a inficiare questo filo logico vi sarebbero le insistenti voci del licenziamento dello stesso Cefis deciso da Mattei pochi giorni prima dell’attentato. Solo chiacchiere che non hanno mai portato alla sua incriminazione. È per questo che il caso Mattei resta ancora un intricato nodo da sciogliere, passaggio cruciale della nostra storia economica ed energetica.

Di Nicola Guarneri

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Enrico Mattei: dalle ceneri dell’Agip all’impero dell’Eni ultima modifica: 2016-02-11T17:28:34+00:00 da info@cronacaedossier.it

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