Emanuela Orlandi e l’inopinata riesumazione della Banda della Magliana

Dubbi, affermazioni e ipotesi attorno al possibile ruolo della Banda della Magliana nel caso Emanuela Orlandi alla luce dell’ultimo ritrovamento

articolo di Tommaso Nelli

 

caso orlandi
Emanuela Orlandi

Se le ultime ore hanno riportato l’inizio degli esami sulle ossa rinvenute dentro Villa Giorgina, gli ultimi giorni della scorsa settimana sono stati caratterizzati da una tempesta, a tratti inarrestabile, di voci sul loro conto. Voci però senza riscontri a sostegno, voci quindi buone soltanto ad aumentare la confusione su un episodio che, per l’intera soluzione del caso, potrebbe anche rivelarsi una gigantesca bolla di sapone, qualora le analisi della polizia scientifica dovessero affermare che il DNA di quei resti non corrisponda a quello della giovane cittadina vaticana.

Enrico De Pedis
Enrico De Pedis

In particolare, a intensificare il caos è stata la ricomparsa sulla scena della Banda della Magliana. Una presenza riesumata – è proprio il caso di dire – da parte dei media con la storia della casa che nel 1983, al civico 25 di via Po, cioè a due passi da villa Giorgina, ebbe come inquilino Giuseppe Scimone, personaggio «più volte identificato in compagnia di Enrico De Pedis, Raffaele Pernasetti, Angelo Cassani ed altri noti componenti della malavita organizzata romana» secondo quanto scrisse la Squadra Mobile di Roma in un rapporto del settembre 1989. Di lui parlò Sabrina Minardi nel settembre 2008: «Io una volta con lui [De Pedis, ndr] andai in una casa ai Parioli…e…c’era con noi Peppe Scimone…io c’ho…in questa casa ci si arrivava addirittura con l’ascensore, capito? C’era l’ascensore dentro casa […] io c’ho la sensazione che Emanuela era stata lì».

Al di là che non fu mai trovato un barlume di riscontro alla frase finale della donna, gli inquirenti approfondirono la figura di Scimone e scoprirono, per l’appunto, che tra il 1983 e il 1985 prese in affitto una casa a via Po. Quella al civico 25. Che, menzionata in concomitanza al ritrovamento delle ossa dentro l’ambasciata vaticana in Italia e alle conseguenti congetture sulla loro appartenenza, ha riacceso le luci sul criminoso sodalizio capitolino e su un suo eventuale ruolo nella sparizione della quindicenne flautista.

documentiSennonché, proprio proseguendo la lettura di quell’informativa della polizia (datata 4 dicembre 2009), si scopre come Scimone, in quella villa a via Po, andò sì ad abitare nel 1983. Ma perlomeno dalla fine di settembre. Cioè tre mesi dopo la sparizione di Emanuela Orlandi. Lo raccontò il 3 agosto 2009 Alessandra G., che iniziò con lui una relazione proprio in quel preciso periodo: «L’ho conosciuto [Scimone, ndr] alla fine dell’estate del 1983 […] in via Po, poi ci siamo messi insieme e dopo qualche tempo sono andata a vivere con lui in questa abitazione». A fare da sponda a questa versione, quella della precedente compagna dell’uomo, Leonilde S.

 

Sabrina Minardi
Sabrina Minardi

I due ebbero un rapporto molto burrascoso, che terminò alla fine di luglio di quell’anno, quando abitavano a viale delle Milizie, quartiere Prati, ben distante da via Po. «Qualche tempo prima della nostra separazione, marzo/aprile 1983, con la madre dello Scimone sono andata a vedere un’abitazione composta da un’unica palazzina […] che ‘Peppe’ mi aveva detto di aver già preso in affitto. So che successivamente, dopo l’estate, vi è andato ad abitare con la nuova compagna. […] Inoltre ricordo che dopo il mio allontanamento da viale delle Milizie, ‘Peppe’ vi ha abitato per tre mesi circa, durante i quali abbiamo avuto anche delle frequentazioni telefoniche».

A parte notare come “tre mesi” significherebbero addirittura fine ottobre, quindi più che mai “dopo l’estate”, viene da chiedersi: ma prima di costruire tesi d’argilla su quell’informativa, non era il caso di leggersela tutta e capire che le deduzioni fatte sulle affermazioni della Minardi non stavano in piedi? Perché invece si è fatto il contrario? Ma soprattutto: si vuole la verità o fare spettacolo?

Banda della Magliana
Banda della Magliana

Perché per comprendere la realtà, i fatti vanno raccontati nella loro interezza e non in parte. E per risolvere un cold case non ci si può affidare al principio retorico della metonimia, cioè della parte per il tutto. Se è vero che Scimone nel 1983 aveva in affitto una villa a via Po ed è altrettanto certo che fosse un uomo dell’ambiente Magliana, tutto questo non significa in automatico che lui e la Banda abbiano avuto un ruolo nel “giallo” vaticano. Anche perché al momento non esistono le prove per sostenerlo.

Aver rilanciato questa pista, prelibata per suggestioni e cinematografia, tramite quel documento è stato un autogol: perché l’ha resa ancor meno credibile di quanto già lo sia per un buon 80%. Inoltre se le ossa di villa Giorgina non dovessero essere di Emanuela Orlandi, gli autogol raddoppierebbero e non rimarrebbe che citare Augusto sul letto di morte: Acta est fabula. Lo spettacolo è finito.

 

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Emanuela Orlandi e l’inopinata riesumazione della Banda della Magliana ultima modifica: 2018-11-07T00:31:08+00:00 da info@cronacaedossier.it

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