Elvino e Mario Gargiulo, quelle mostruosità di padre in figlio

La drammatica storia di Elvino e Mario Gargiulo, “mostri” del Quadraro

(foto copertina)È la sera del 3 novembre 1994 quando Luca Amorese, 14 anni, detto il “Pelè del Quadraro”, scompare nel nulla. Qual pomeriggio, come era solito fare, dopo aver finito i compiti esce con la sua Vespa, ma la sera non farà più rientro in casa. Il padre, allarmato, chiama la Polizia ed iniziano le ricerche cui partecipa tutto il quartiere, ma non sembrano emergere né indizi, né piste o anomalie nella vita di Luca che possano giustificarne la scomparsa. Alcuni raccontano che recentemente Luca ha iniziato ad avere in tasca sempre più soldi, anche banconote da Lire 100.000, con cui compra vestiti che prima non poteva permettersi e anche la Vespa con la quale è uscito quel pomeriggio. Pochi giorni dopo la sua scomparsa i genitori ricevono una lettera firmata da Luca nella quale egli manda a dire di stare bene e di aver finalmente trovato qualcuno che lo ama. La madre riconosce l’autenticità della firma del figlio, ma sicuramente il testo è contraffatto, con molta probabilità, da un adulto. Nel frattempo, in una baracca, appartenente ad Elvino Gargiulo che vive lì col figlio Mario, i Carabinieri ritrovano i resti completamente smontati della Vespa di Luca. Mario, 30 anni, e il patrigno Elvino, 70 anni, fanno i rigattieri. Elvino sostiene che è stato proprio Luca a vendergli la Vespa, prima di allontanarsi a bordo di un’auto di grossa cilindrata guidata da un adulto sconosciuto.

Zona del Quadraro, Roma
Zona del Quadraro, Roma

Le attenzioni si concentrano allora proprio attorno ai due Gargiulo, Elvino e Mario. Iniziano le ricerche e si verifica che la pagina sulla quale Luca avrebbe scritto la lettera recapitata ai genitori è stata scritta su un foglio strappato ad un’agenda ritrovata in casa dei Gargiulo. Si viene così a sapere che da qualche tempo Luca, ma anche altri ragazzini della zona, erano soliti frequentare la baracca di Elvino Gargiulo che chiamavano “il nonno” per via della sua lunga barba bianca. Elvino, in realtà, è un pedofilo sebbene sia sessualmente attratto anche dalle donne, e costringe il figlio Mario a partecipare ai suoi “giochi”: spesso invita nella baracca i ragazzini del quartiere per una rapida prestazione sessuale e li ricompensa regalando loro qualche biglietto da Lire 1.000 e dei giornaletti porno. Molte volte accoglie anche donne allo sbando per soddisfare le sue voglie sessuali insaziabili. Ed è in quest’ultimo scenario che maturano gli omicidi di Luigina Giumento e della nipote di 10 anni, Valentina Palladini, avvenuti nell’estate 1991. Elvino le aveva accolte in casa perché non avevano un posto dove dormire. Una sera Elvino decide che Luigina dovrà iniziare Mario al sesso con le donne, visto che, fino a quel momento aveva avuto dei rapporti sessuali soltanto con bambini. I due salgono al piano superiore, ma Mario non riesce a soddisfare la donna che, per rabbia, gli grida le parole: «Impotente, frocione». Mario perde il controllo e la strangola, poi si addormenta vicino al cadavere. Nel frattempo, Elvino è rimasto da solo con la bambina che, dopo un po’, si mette a piangere e a chiamare la nonna, così lui perde il controllo e la uccide. La sera successiva, i due Gargiulo fanno a pezzi i cadaveri e li bruciano in un vecchio pozzo scavato nel giardino, per poi far sparire le ossa carbonizzate.

Nel processo del 1997, Elvino Gargiulo viene condannato a 24 anni di reclusione e il figlio Mario a 16, concedendo a quest’ultimo le attenuanti generiche e il vizio parziale di mente, condanne confermate in Appello con l’aggiunta di un anno di pena per Mario. Attualmente Elvino Gargiulo è deceduto, ucciso nel carcere di Poggioreale (Napoli) nel 2005, mentre il figlio Mario, scontata la pena detentiva, è in carico ai servizi psichiatrici.

articolo di Francesca De Rinaldis @FrancescaDeRin2

 

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Elvino e Mario Gargiulo, quelle mostruosità di padre in figlio ultima modifica: 2015-11-23T10:26:32+00:00 da info@cronacaedossier.it

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