Eligia Ardita, si cerca un complice?

Nonostante la confessione dell’uomo, nuovi dettagli rendono il caso Eligia Ardita un giallo ancora tutto da chiarire

0«Sì, buonasera mi chiamo Leonardi Christian. Cortesemente mi dovete mandare un’autoambulanza velocemente perché ho mia moglie incinta». Sono le 23:20 del 19 gennaio quando al 118 di Siracusa arriva questa telefonata. L’operatore 81 del 118 è abituato a ricevere queste telefonate, forse sono le uniche buone notizie che ogni tanto vi arrivano, una nuova vita che nasce. Non questa volta. Dopo aver chiesto all’utente dove abita, lo stesso comunica all’operatore: «Via Calatabiano 4, non respira in poche parole». Parole pesanti che fanno scattare immediatamente la macchina dei soccorsi. Pochi minuti dopo l’ambulanza del 118, con un infermiere e un medico a bordo, arrivano a casa di Christian Leonardi, in via Catalbiano, dove trovano la moglie Eligia Ardita adagiata nel letto coniugale con indosso solo un maglioncino bianco a collo alto. Il viso della donna, gonfio e cianotico non promette nulla di buono. Non ci vuole molto ai sanitari per capire che la donna è già in arresto cardio-circolatorio, ci vorrà molto di più perché riconoscano nella donna la loro collega, Eligia Ardita. Ma per una vita che (foto per box)non c’è più qui c’è n’è un’altra da provare a salvare. La piccola Giulia, nel grembo di mamma Eligia, ha già otto mesi e ce la può fare. Solo a questo pensano i sanitari che, con l’aiuto dei pompieri, fanno l’impossibile per salvarla. Una corsa disperata all’ospedale dove un’equipe medica è già pronta. Ma Giulia è già con mamma Eligia, al di là dei sogni. Papà Agatino, padre di Eligia Ardita, arriva in pigiama a casa di quest’ultima insieme all’altra figlia, Luisa. Entrambi resteranno al Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto I, fino alla tragica notizia: Eligia Ardita e la piccola Giulia non ci sono più. La disperazione diventa padrona di casa a casa Ardita. Ma papà Agatino non ci sta, vuole sapere perché sua figlia e sua nipote sono morte tanto da obbligare il genero, Christian Leonardi, a sporgere denuncia contro i soccorsi e i soccorritori. Forse è l’ennesimo caso di malasanità in questa Italia che non funziona, forse Eligia e Giulia potevano essere salvate. L’autopsia disposta dal pm Magda Guarnaccia, obbligatoria vista la denuncia in corso, comincia a raccontare però una storia ben diversa. Eligia Ardita non è deceduta per morte naturale ma per asfissia direttamente collegata a un trauma cranico. Le numerosi lesioni rilevate sul capo di Eligia sarebbero incompatibili con un semplice ed accidentale urto contro il pavimento o un’altra superficie ma sembrano essere compatibili con «l’azione violenta complice eligia arditareiterata di terzi». Improvvisamente tutti i ricordi dei presenti nella casa di via Catalbiano, in quella fredda sera di gennaio, cominciano ad avere un senso. I sanitari accorsi ricordano una camera da letto pulita e in ordine, il letto rifatto, Eligia pulita e il marito vestito che impegnato in mille telefonate senza dare loro ascolto. I familiari di Eligia ricordano come Christian fosse impegnato a sistemare la casa durante i soccorsi, il suo ritardo di circa 15 minuti in ospedale, la sua assenza durante la tumulazione della moglie e della figlia perché doveva sistemare la rata del mutuo in banca, le sue richieste strane come quella di far seppellire il cellulare della moglie con lei e ricordano il modo singolare in cui era vestita Eligia per la notte. Con questi nuovi elementi in mano, agli inquirenti non resta che tornare a casa Leonardi e sequestrare alcuni indumenti e alcune foto della donna. Intanto i mesi passano, la cittadinanza, la televisione, la stampa e la rete di mobilitano, nasce un gruppo su Facebook, numerosi programmi in televisione parlano del caso e la famiglia di Eligia Ardita riesce ad organizzare una fiaccolata per chiedere giustizia, per chiedere la verità. Quella 000verità che ormai tutti si sentono sussurrare alle orecchie ma che nessuno ancora ha il coraggio di dire. Passano otto lunghi mesi prima che gli inquirenti pongano sotto sequestro l’appartamento di casa Leonardi per dare modo ai RIS di Messina di fare quei rilievi preziosi che inchiodino il colpevole. Quel colpevole che prima ha riempito di botte Eligia Ardita fino a ridurla in fin di vita, poi ha ripulito la stanza, le pareti e ha cambiato i vestiti di sua moglie e ben dopo 45 minuti circa, con tutta calma, ha pensato bene di chiamare il 118 per dare l’allarme. Lo stesso colpevole ha confessato il delitto cinque giorni dopo il sequestro della sua casa solo perché «in questi ultimi tempi ho sentito il peso dell’attenzione che la stampa aveva su di me e ho capito che era meglio confessare». Ma ha realmente confessato tutto? Se, quando si è accorto cosa stava realmente successo si è fatto prendere dal panico, come è riuscito a ripulire tutto da solo? Forse il lavoro degli inquirenti non è ancora finito, forse Eligia e Giulia non hanno ancora avuto tutta la giustizia che meritano.

 

articolo di Katiuscia Pacini  @KatiusciaPacini

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Eligia Ardita, si cerca un complice? ultima modifica: 2015-10-24T09:00:40+00:00 da info@cronacaedossier.it

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