La doppia indagine nel caso Serena Mollicone

Sul corpo di Serena Mollicone e nella Caserma analizzata dal RIS la Scienza cerca tracce biologiche che possano condurre verso la verità

 



Serena Mollicone
Serena Mollicone

Sono passati tanti, troppi anni da quel primo giugno 2001, quando il corpo della 18enne Serena Mollicone venne trovato nel boschetto di Anitrella, morta soffocata con un sacchetto in testa dopo ore di agonia e con i polsi legati dietro la schiena. Quindici anni che hanno rincorso e sfiorato più volte la soluzione di questo tragico enigma che si è portato via una ragazza piena di vita. Serena Mollicone scompare da Arce, dove testimoni la vedono camminare di ritorno dall’ospedale di Isola del Liri dove era andata per una banale ortopanoramica. Il mistero inizia e finisce in quelle poche vie attorno alla piazza e alla caserma dei Carabinieri. Quella mattina è di turno il brigadiere Santino Tuzi che anni dopo racconterà di avere visto Serena salire in caserma e chiedere di vedere il Comandante della Stazione. Guglielmo, il padre di Serena che da anni combatte per trovare chi ha ucciso la figlia, ha sempre urlato che è lì, da quell’edificio che Serena ha iniziato il suo calvario.

 

 

laboratorioSantino Tuzi racconterà di avere visto Serena, ma non potrà verbalizzarlo in un incidente probatorio perché si suiciderà qualche giorno prima dell’incontro con il Pm. Un suicidio che è esso stesso un giallo date le circostanze incredibili in cui è avvenuto. Ma le sue dichiarazioni hanno lo stesso spostato di nuovo, dopo anni, l’attenzione sulla Caserma e sugli appartamenti in uso ai militari. L’ipotesi accreditata dalla Procura di Cassino, che ha riaperto l’indagine, si fonda sul fatto che Serena quel giorno sarebbe salita in casa della famiglia Mottola e che avrebbe avuto con loro un diverbio sfociato in tragedia.



Cassino, Palazzo di Giustizia
Cassino, Palazzo di Giustizia

A supporto di questa tesi ci sarebbe la dichiarazione rilasciata in prima istanza dalla colf della famiglia del Comandante, chiamata a ripulire, con l’uso di acidi, un appartamento vuoto interno alla caserma. Finalmente a marzo di quest’anno il RIS ha effettuato un sopralluogo alla ricerca di tracce ematiche in quella caserma. Un atto importante al quale ha fatto seguito l’esumazione della salma di Serena Mollicone, avvenuta il 22 marzo scorso. In questa storia l’esumazione potrebbe risultare un atto piuttosto importante.

La salma ora riposa a Milano in attesa degli accertamenti che eseguirà la Dottoressa Cristina Cattaneo. L’obiettivo è verificare alcuni punti non indagati all’epoca dei fatti, come la presenza di segni alla tempia di Serena Mollicone da verificare con il ritrovamento, nell’appartamento oggetto dell’indagine del RIS, di una porta con un punto sfondato a circa un metro e cinquanta da terra, forse in grado di aiutare a ricostruire la possibile scena del crimine.
(foto cop)Ma soprattutto il corpo stesso di Serena Mollicone, nonostante siano passati quindici anni, potrebbe rivelare tracce del proprio aggressore grazie anche a quanto potrebbe essere rimasto sotto le unghie della giovane: se così fosse inizierebbe la caccia ad un altro “Ignoto 1”, come già accaduto nel caso Gambirasio, con un intero paese sottoposto ad analisi del DNA. Allo stesso modo anche la Caserma potrebbe nascondere e conservare tracce biologiche così come il corpo di Serena: una doppia indagine difficile ma non impossibile.

D’altra parte, con le nuove tecniche si potrebbe dare un nome a chi, in un’estate di quindici anni fa, per motivi sicuramente abbietti e infami ha ucciso Serena ma che forse un errore lo ha fatto, un errore che Serena potrebbe avere gelosamente custodito e che ora la Scienza potrebbe tradurre in un nome.

 

articolo di Mauro Valentini

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La doppia indagine nel caso Serena Mollicone ultima modifica: 2016-07-23T13:19:19+00:00 da info@cronacaedossier.it

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