Donne serial killer: meno numerose, più spietate

Numericamente le donne serial killer non sono molte ma sono più spietate e manipolatrici degli uomini

Alžbeta Bathory
Alžbeta Bathory

L’espressione serial killer venne coniata dall’F.B.I. negli Stati Uniti, Paese che presenta il numero più alto di assassini seriali nel mondo. È raro trovare degli studi sull’omicidio commesso da donne e sono ancora più rare le ricerche sull’omicidio seriale commesso da queste (la stragrande maggioranza degli assassini seriali – 84% – sono uomini). Secondo l’F.B.I., che si occupa di questa tipogia di crimine, si può affermare che l’occupazione prevalente delle donne seral killer sembra essere quella di casalinga, seguita da professioni quali l’infermiera, la domestica, la cameriera.

Anche se il termine serial killer è piuttosto recente, il fenomeno è risalente nel tempo: gli assassini seriali ci sono sempre stati, anche se l’omicidio seriale non veniva riconosciuto e definito come tale. Un caso storico tra le donne serial killer, è quello della contessa ungherese Elisabeth Bathory, la quale, all’inizio del XVI secolo, venne condannata per aver ucciso circa 650 giovani donne, allo scopo di fare il bagno nel loro sangue.

Le donne serial killer, spesso, riescono a portare avanti per anni e anni la catena di omicidi e, dal punto di vista investigativo, sono ancora più difficili da scoprire e catturare dei loro corrispettivi maschili. La scelta delle armi, l’accurata selezione delle vittime e una pianificazione metodica dei delitti volta a simulare una morte naturale, sono tutti elementi che, combinati con una forte resistenza culturale e sociale che nega l’esistenza dell’omicidio seriale femminile, sono alla base di questa loro maggiore longevità. Per quanto riguarda l’arma usata, quella preferita dalle donne serial killer è il veleno, perché è un’arma discreta, silenziosa e che, se usata bene, non lascia tracce e permette di far considerare la morte della vittima come un decesso naturale.

Leonarda Cianciulli
Leonarda Cianciulli

Mentre gli uomini scelgono generalmente delle vittime con le quali non c’è nessun tipo di relazione, le assassine selezionano soprattutto vittime con le quali hanno qualche tipo di rapporto. Proprio per questo motivo, le donne serial killer raramente sono coinvolte in omicidi a sfondo sessuale, che, invece, rappresenta una motivazione fondamentale della controparte maschile. Oltre a ciò, tendono ad uccidere sempre nello stesso luogo; le donne che mostrano una maggiore mobilità sono quelle che uccidono in coppia o in gruppo, che decidono appunto di seguire il maschio nei suoi spostamenti.

Le donne serial killer, di solito, non infieriscono sui cadaveri. Alcune, però, fanno eccezione e i loro omicidi possono raggiungere notevoli livelli di brutalità che li avvicinano a quelli maschili. In Italia, Leonarda Cianciulli tagliava a pezzi i corpi delle donne che aveva appena ucciso e, con alcune parti, fabbricava delle saponette e dei dolcetti da offrire agli ospiti. Analizzando alcuni casi di omicidio seriale femminile tra i più recenti, si nota l’uso di modalità più violente rispetto al passato. Emblematico è il recente caso della nonnina sovietica Tatiana Samsonova (soprannominata dai media Babushka Yaga) che, in 20 anni, ha ucciso e smembrato 10 persone.

donne serial killerLa più completa classificazione delle donne serial killer, è senza dubbio quella di Michael D. Kelleher (Murder Most Rare – The female serial killer). Le categorie in base alle quali Kelleher ha suddiviso le donne serial killer sono le seguenti:

1 – la vedova nera: si tratta di una donna che uccide sistematicamente i mariti, gli amanti o altri membri della famiglia. Può uccidere anche persone al di fuori dell’ambito familiare. È la più attenta e metodica delle donne serial killer e i motivi degli omicidi possono essere diversi, ma, spesso, c’è un interesse economico. La “vedova nera” tipica inizia ad uccidere in età matura, è molto intelligente, manipolativa, estremamente organizzata e paziente. Gli omicidi sono, di solito, perpetrati in un periodo di tempo molto lungo ed è difficile che venga scoperta o anche solo sospettata. Una “vedova nera” famosa è la giapponese Chisako Kakehi, arrestata nel 2014 con l’accusa di aver ucciso 4 mariti e 2 amanti.

2 – l’angelo della morte: è una donna che uccide sistematicamente le persone che sono affidate alle sue cure o delle quali, comunque, si deve occupare per qualche motivo. Le motivazione di questi omicidi sono diverse, ma la spinta principale sembra essere il suo Ego onnipotente e il suo bisogno di dominio. “L’angelo della morte” uccide sovente negli ospedali e nelle case di cura, attaccando i pazienti di cui si occupa. Purtroppo, ci si accorge dell’esistenza di una serie omicidiaria di questo tipo solo dopo moltissimi omicidi, anche perché le amministrazioni ospedaliere non pensano che ci possa essere un serial killer all’interno delle loro strutture. Se l’assassina, poi, si sposta da un ospedale all’altro, diventa quasi impossibile identificare lo schema omicida o focalizzare l’attenzione su un determinato sospetto, dato che, di solito, si tratta di una persona stimata dai superiori, dai colleghi e dalle potenziali vittime. Un caso recente è quello dell’infermiera di Lugo Daniela Poggiali, sotto processo in questi giorni a Ravenna e sospettata di aver causato la morte di almeno 40 pazienti.

Greenpoisonbottle3 – la predatrice sessuale: è il tipo più raro di assassina seriale, agisce da sola e sceglie le proprie vittime in base al sesso. Il movente principale di questi delitti è quindi di natura sessuale.

4 – la vendicatrice: uccide sistematicamente le vittime per motivi di gelosia o di vendetta. Di solito uccide i membri della sua stessa famiglia ed è motivata da un incontenibile senso di rifiuto e di abbandono. L’omicidio seriale per vendetta è comunque piuttosto raro non solo nelle donne, ma anche in generale.

5 – l’assassina per profitto: uccide sistematicamente le vittime durante la commissione di altre attività criminali oppure per un guadagno economico, agisce da sola e non è assimilabile alla “vedova nera” perché concentra l’energia distruttiva su vittime estranee alla sua famiglia. È un’omicida molto organizzata, piena di risorse e difficile da catturare.

6 – l’assassina in gruppo: uccide con altre donne o con uomini e i suoi omicidi, in genere, sono più brutali e di natura sessuale. Nelle coppie uomo/donna, si conosce solo un caso in cui la donna era la personalità dominante, quello di Martha Beck e Raymond Fernandez, verificatosi in California a metà degli anni ’80, in cui l’uomo subì la forte personalità della donna che lo indusse a compiere insieme a lei 17 omicidi.

7 – l’assassina psicotica: soffre di una psicosi ed uccide in risposta ad un delirio interiore accompagnato da allucinazioni. Gli omicidi sono commessi in modo casuale, senza movente chiaro ed in presenza di effettivi disturbi psicologici nell’assassina.

Secondo l’FBI, le donne serial killer sono astute, adescano con grande abilità e seduzione, ma poi diventano glaciali e spietate; sanno crearsi un alibi inattaccabile e negano fino all’ultimo i loro delitti. Anche se numericamente non sono molte, le donne serial killer sono altrettanto pericolose degli uomini, poiché hanno una capacità di manipolazione di gran lunga superiore. Non è un caso che, mediamente, le donne serial killer continuino ad uccidere per un tempo più lungo rispetto all’uomo (il tempo medio di durata di un omicidio seriale commesso da una donna è di otto anni, il doppio di quello maschile) e ciò è dovuto al fatto che, spesso, uccidono le loro vittime con una modalità che fa classificare le morti come naturali.

 

articolo di Nia Guaita

 

 

Donne serial killer: meno numerose, più spietate ultima modifica: 2015-11-05T16:01:14+00:00 da info@cronacaedossier.it

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