Don Lanfranco Rossi: sangue e mistero a Zagarolo

Ancora troppi i misteri sulla morte del sacerdote don Lanfranco Rossi e l’ombra di uno scandalo

Sarà ancora una volta il DNA a fornire il nome dell’assassino di don Lanfranco Rossi, 55enne già parroco della comunità parrocchiale spezzina di Migliarina, rinvenuto cadavere la notte dello scorso 12 aprile, in un noccioleto della comunità “I Ricostruttori nella preghiera” a San Feliciano, nelle campagne di Zagarolo, luogo ove era in ritiro spirituale assieme ad altri religiosi? Ricostruiamo la vicenda. Don Lanfranco Rossi, insegnante di Teologia a Roma presso l’Università Pontificia, era stato ordinato a La Spezia, dove aveva vissuto a lungo, prima di spostarsi nella Capitale. Era inoltre un teologo noto, autore di vari testi. Non si tratta certo di una morte per malore, come aveva prontamente supposto don Roberto Rondanina, responsabile de “I Ricostruttori”, che in una nota aveva affermato che don Lanfranco Rossi era certamente morto «per insufficienza cardio respiratoria», e non parlava affatto di omicidio. Omicidio a scopo di rapina? Potrebbe essere l’ipotesi più plausibile, se non fosse che “I Ricostruttori” vivono in totale povertà, dormono per terra, praticano la meditazione, non tagliano barba e capelli, e mangiano solo verdura. Cosa gli si poteva rubare, quindi? Non si esclude neppure che ad ucciderlo sia stato qualcuno 00che lo conosceva, ma ancora non vi sono sospettati e non vi è movente. Certo è che i risultati dell’autopsia fanno pensare a una resistenza di don Lanfranco Rossi all’aggressione, da qui lo strangolamento e i successivi colpi che l’hanno portato alla morte. Potrebbe essere stato colpito con un oggetto contundente, stretto per il collo e quindi lasciato morire, dopo una lunga agonia. Nessuno si sarebbe accorto di niente. Le ferite non sembrano indicare una reazione forte, il che potrebbe far pensare che il religioso conoscesse la persona che lo ha aggredito. Però, si ipotizza anche che chi lo ha ucciso non potesse sapere che si sarebbe fermato a San Feliciano, né tantomeno a che ora si sarebbe alzato, perché insonne. Secondo i confratelli, però, non era strano che il prete si trovasse in giro di notte, poiché soffriva d’insonnia, e spesso andava a meditare nel bosco. In sostanza, l’aggressione e l’uccisione di don Lanfranco Rossi sarebbero scaturite da un incontro, casuale o non, tra lui ed il suo assassino, che certamente quella sera si trovava nella tenuta di San Feliciano. Il ritrovamento di tre teschi umani nella stanza del religioso avevano fatto anche pensare ad una pista legata al satanismo, ma è stata rapidamente esclusa, poiché si sarebbe solo trattato di reliquie. L’ordine dei “Ricostruttori” e proprio il nome di don Lanfranco Rossi erano già balzati all’attenzione delle cronache per la torbida vicenda dell’abate Pierangelo Bertagna condannato per pedofilia tra il 2005 e il 2008. Reo confesso, aveva ammesso 38 casi di abusi sessuali su minori, anche molto piccoli. Durante il processo Bertagna aveva detto di essere preda di una 0000sorta di ossessione, confidata ai superiori Cappelletto e allo stesso don Lanfranco Rossi, indicati anche da alcuni genitori delle vittime di abusi come persone informate sulle attitudini moleste dell’abate. Informate, ma zitte. Dopo questo scandalo, alcuni vescovi avevano sollevato dubbi sulla natura ecclesiale del gruppo, rifiutandosi persino di ordinare nella loro diocesi dei militanti dei “Ricostruttori”. Al contrario, la Diocesi che aveva approvato e riconosciuto i “Ricostruttori”, nel 1989, con il vescovo della Spezia Siro Silvestri e ne aveva ordinato i primi sacerdoti, compreso proprio il nostro don Lanfranco Rossi. Il vescovo de La Spezia Bassano Staffieri aveva approvato nel 2007 lo Statuto aggiornato e l’attuale vescovo Palletti aveva confermato la sua vicinanza a “I Ricostruttori”, appena appreso della morte di don Lanfranco Rossi, inviando persino una lettera ufficiale, letta al funerale, in cui manifestava «la vicinanza e la preghiera, mia e di tutta la nostra Diocesi, certo che il Signore Gesù, di cui questo confratello ha particolarmente amato l’invocazione del Nome, lo accoglierà nella pace del Regno dei Cieli». La morte violenta di don Lanfranco Rossi ha risollevato inevitabilmente l’attenzione sul caso di don Pierangelo Bertagna e le indagini romane non escludono alcuna ipotesi. Va detto che non c’è, ad oggi, alcun collegamento fra i due fatti se non il dato storico del legame fra i due religiosi. L’Associazione, come abbiamo detto, non crede all’ipotesi dell’assassinio, ma è convinta che ad uccidere il teologo sia stato un malore. “Purtroppo  ̶  scriveva don Rondanina ‒ sono circolate sui media notizie prive di fondamento e gravemente morte don Lanfranco Rossioffensive per la persona di Lanfranco Rossi, e lesive per l’Associazione. Le smentisco nella maniera più categorica. Sono in corso indagini per accertare le cause del decesso, sono pienamente fiducioso che verrà fatta luce sull’intera vicenda». Il Vescovo della diocesi di Palestrina, monsignor Domenico Sigalini, non sembra dello stesso avviso e parla di «morte drammatica, inaspettata, in quel luogo di preghiera e raccoglimento». Il giallo è soltanto all’inizio e non si escludono colpi di scena, forse grazie ancora una volta all’esame del DNA, affidato ai carabinieri del RIS di Roma. Quindi occhi puntati sul lavoro degli investigatori che avrebbero isolato, accanto al DNA del sacerdote, un secondo profilo genetico che potrebbe corrispondere a quello del killer. Il campione biologico, repertato dalle macchie di sangue rinvenute sia nel frutteto dove era stato trovato il corpo di don Lanfranco, sia sulla maniglia di una porta del dormitorio, è in corso di analisi e già nelle prossime settimane potrebbe cominciare a dire più di quanto gli indizi raccolti fino ad oggi dai Carabinieri della compagnia di Frascati siano stati in grado di fare.

 

articolo di Paola Pagliari

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Don Lanfranco Rossi: sangue e mistero a Zagarolo ultima modifica: 2015-09-21T14:17:53+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Don Lanfranco Rossi: sangue e mistero a Zagarolo

  • 4 marzo 2016 at 22:49
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    la sintesi :
    1 – movimento religioso che si accaparra il record di casi di pedofilia in italia e forse nel mondo = 38
    2 – morte di un addetto a Terni dichiarato caduto da un dirupo ???? mica siamo tutti scemi, si capisce che può essere successo qualcosaltro, ma basta spostare il corpo e l’origine della disgrazia viene falsata.
    3 – morte di un adepto per annegamento ( perdita di consapevolezza dei rischi confidando nel massimo della provvidenza)
    4- morte di uno dei sacerdoti per morte violenta e non certo naturale ( Rossi)
    5 – messa in cinta di adepta e varie spretature facili.
    5 – prosciugamento di beni finanziari di chi ingenuamente li ha donati al movimento che poi li ha persi con la scusante che si sa, i soldi vanno e vengono. Ma sprecarli per niente è un bello sberleffo morale e psichico a chi te li ha donati per il bene ( e non x il male) del movimento
    6 – grave crisi psicologica di uno dei “preti” di Pomposa
    7 – 28 consacrazioni dopo 30 anni di vita del movimento? uno all’anno? mi sembra un bilancio disastroso, ma certo, è per i lontani……
    ecc eccc chi più ne sa più ne può mettere. Io mi fermo qui.

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