Delitto Varani, il criminologo: «Ecco il perché del massacro»

Il criminologo Gianfranco Marullo parla degli effetti dall’abuso di cocaina e perché nel delitto Luca Varani la droga è parte di un quadro più complesso

 




 

CocainaIl delitto di Luca Varani si riempie di particolari su particolari con il passare delle ore dopo la confessione di Manuel Foffo, 30 anni, responsabile assieme al 29enne Marco Prato del massacro avvenuto a Roma il 4 marzo scorso. Le dichiarazioni rese al pm Francesco Scavo hanno particolari agghiaccianti. «Volevamo uccidere qualcuno. Volevamo vedere l’effetto che fa» è la frase riportata in queste ore da tutti i media: la più densa di quell’insensibilità e freddezza che inquieta le coscienze. Ma perché un delitto così brutale condito da torture e sevizie contro Luca Varani? E soprattutto, è davvero un delitto maturato esclusivamente a causa della cocaina assunta (circa 20-30 grammi presumibilmente stando alle cifre d’acquisto) oppure c’è un pregresso del quale dover tenere conto? Per saperne di più abbiamo contattato il professore Gianfranco Marullo, docente di Criminologia presso “La Sapienza” di Roma e che da molti anni insegna come classificare e valutare le droghe in relazioni alle loro caratteristiche e soprattutto agli effetti che provocano.
A lui abbiamo voluto chiedere se la cocaina può portare a livelli di aggressione così importanti e se può essere considerato l’unico fattore, che addirittura avrebbe portato i due ragazzi a comportarsi quasi “uscendo” dalla propria personalità trasformandosi «in animali», come lo stesso Manuel Foffo ha riconosciuto durante la deposizione resa.

 

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Il criminologo Gianfranco Marullo

«L’uso degli stupefacenti può portare, se presi in grandissime quantità, a perdere il senso di realtà scatenando violenza ‒ fa sapere il prof. Marullo entrando subito al centro del tema ‒. Da quello che apprendo dai media, il problema potrebbe innanzitutto risiedere nella volontà di compiere un atto sessuale con la vittima, vedendo in lui caratteristiche che poi sono diventate oggetto e forse motivo stesso della violenza compiuta. Mi spiego meglio. Dal punto di vista vittimologico a mio parere si nota premeditazione, quella di voler agire contro un ragazzo che, per ragioni sessuali o per via di altre caratteristiche, avrebbe rappresentato per loro la vittima ideale». Il riferimento del prof. Marullo è alle ultime notizie che giungono proprio dal Verbale a firma di Manuel Foffo, laddove quest’ultimo avrebbe dichiarato di avere attirato la vittima con la promessa di 120 euro. Non è ancora chiaro se la vittima si fosse recata sapendo di un possibile incontro omosessuale oppure eterosessuale. Certo è che dai messaggi ritrovati sembrerebbe evidente la ragione dell’incontro sessuale a pagamento.

 




 

 

sangue«Qualcuno ha fatto un paragone con il film Arancia meccanica, ma secondo me non c’entra nulla perché nel film si tratta di un gruppo di ragazzi che, pur abusando di sostanze, passa il tempo ad aggredire e a fare irruzione nelle case, una ricerca di vittime qualsiasi ‒ afferma il criminologo ‒. Invece mi tornano in mente casi che ritengo più simili a questo, ovvero la storia nota come del “Canaro” e il massacro del Circeo. Nel primo, l’autore mutilò la propria vittima perpetrando la tortura ai suoi danni, dopo averlo chiuso in una gabbia per cani. In quel caso decise di uccidere perché la vittima lo vessava, dunque per vendetta. Assumendo molta cocaina perse qualsiasi controllo. Nel secondo caso invece, i tre assassini del Circeo attirarono le due vittime per avere un rapporto sessuale, poi finito in tragedia decidendo di uccidere le due ragazze. Anche in quel caso la droga fece perdere il senso di realtà». Tutto questo perché proprio la perdita del senso di realtà è uno degli effetti principali causati dalla cocaina.

Il delitto Varani si presenta altrettanto interessante sotto questo aspetto, sebbene molto brutale.  «Il caso specifico, per quel che Foffo ha raccontato, sembra avere la connotazione della premeditazione ‒ continua il prof. Marullo ‒. Non sarebbero andati a spendere 1.500 euro di cocaina altrimenti, se non perché desideravano annullare i propri freni inibitori. Tra l’altro, cocaina comprata da chi può fornire 20-30 grammi di buona qualità considerando la cifra spesa; e sarebbe investigativamente interessante capire da chi è stata acquistata e se dunque l’acquirente era parte di un giro consolidato di consumo».

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Un martello, tra le due armi, assieme al coltello, usate per il delitto

Foffo ha dichiarato che lui e Prato avevano passato già due giorni consumando un importante quantitativo di cocaina, situazione che rientra in quelle classiche di consumo. «In generale, il cocainomane a volte può fare un abuso continuo anche per 3-4 giorni. Anche per l’alcolista può accadere lo stesso e in quella fase perde la cognizione di quello che fa, ma per compiere un’azione come quella nel delitto Varani, devono avere comunque predisposizione all’aggressività». E si arriva così al punto nodale. «Il sospetto forte ‒ precisa il prof. Marullo ‒ è che possano avere comprato la droga in funzione di compiere un certo tipo di reato. Se hai un’aggressività, questa viene triplicata sotto effetto di cocaina. La cocaina dà sicuramente effetti tali da sentirsi potente».

 




 

 

Ma ciò può portare alla non imputabilità dei due soggetti perché forse in quel momento non in grado di capire cosa stia accadendo? «Assolutamente no. Se io domani decido di compiere una rapina e abuso di cocaina ‒ afferma il criminologo ‒, e poi uccido qualcuno, posso dire che ero sotto droga perché ero io ad avere cercato tutto questo. Non esiste la non imputabilità per casi di intossicazione acuta volontaria, anzi è un’aggravante».

Non a caso il pm Francesco Scavo ha formalizzato nei confronti dei due giovani l’accusa di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi. Certo è che ancora non sappiamo perché è stato scelto Luca Varani e non un’altra persona. «È una premeditazione che potrebbe essere legata ad una problematica sessuale ‒ conclude il prof. Gianfranco Marullo ‒, acquistando di proposito una considerevole quantità di cocaina sapendo che questa elimina i freni inibitori. Di sicuro non è un’aggressione come accade per “noia”, aggredendo uno sconosciuto.  Lì sembra esserci una scelta precisa, “più semplice”: colpire e torturare una persona che si conosce, un amico. Una  vittima possibile, a portata di mano. Non sanno con chi e come uccidere e allora ricorrono al ragazzo che conoscono, tendendogli una trappola. Per questo motivo la identifico come una violenza organizzata che si estrinseca nei confronti di una persona semplicemente più debole».

 

articolo di Pasquale Ragone

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Delitto Varani, il criminologo: «Ecco il perché del massacro» ultima modifica: 2016-03-08T18:23:12+00:00 da info@cronacaedossier.it

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