Delirio di sangue: il caso Simonetta Ferrero

L’orribile fine di Simonetta Ferrero massacrata il 24 luglio 1971 all’Università Cattolica, un delitto irrisolto e apparentemente senza senso

 

Milano, piazza Sant'Ambrogio e Università Cattolica
Milano, piazza Sant’Ambrogio e Università Cattolica

Simonetta Ferrero è pronta, iniziano le sue ferie. Le prime da lavoratrice a tempo pieno. Ha deciso di andare in Corsica, una vacanza da tempo desiderata e pianificata in ogni particolare. Perché Simonetta Ferrero è fatta così: precisa e metodica. Esce di casa quel sabato 24 luglio e corre in centro a Milano in corso Magenta per fare le ultime compere, quei dettagli da mettere in valigia più per sicurezza che per reale bisogno. Poche fermate di tram ed è nel cuore della città, una metropoli vivace e già proiettata in quel 1971 verso quel percorso post-industriale che la renderà in poco tempo salotto d’Europa.




stalking uomo stradaEntra in una libreria e compra un dizionario di quelli tascabili, poi percorre una strada che ben conosce fino ad una farmacia, dove acquista un balsamo ed una crema. Già quella strada l’ha percorsa centinaia di volte perché proprio vicino a Sant’Ambrogio c’è quella che è stata la sua Università, la “Cattolica”. Si è laureata da due anni e ormai lavora alla Montedison, ma quella mattina passando da lì, davanti a quel portone e a quell’androne semivuoto per l’inizio della stagione estiva, decide di entrare. Sale le scale andando spedita nell’ala laterale dell’edificio. Ha bisogno di andare in bagno, certo potrebbe utilizzare quelli prossimi alla hall dell’Università oppure entrare in un qualsiasi bar dei dintorni, ordinare un caffè e poi chiedere di utilizzare i servizi. Ma Francesca non prende caffè e forse sa che quelli prossimi all’ingresso di servizi sono i peggiori.

 

 



2Quella è stata per quattro anni casa sua, sempre lì per lezioni ed esami. Sa benissimo che nell’ala “G” ci sono i bagni migliori. Del resto si muove con disinvoltura in quell’Ateneo che è tra i più prestigiosi del Paese. Spinge la porta a molla e fa per accedere in uno dei quattro servizi a disposizione che sono uno di fronte all’altro. Ma forse la porta alle sue spalle non arriva al battente facendo lo scatto di fine corsa perché qualcuno alle sue spalle la riapre prima che si chiuda. Qualcuno che ha in mano un coltello dalla lama che non lascia scampo. Francesca viene colpita con inaudita e cieca violenza dappertutto, tante volte. Tante da render vano ogni suo tentativo di difesa. Prova a cercare la via di fuga ma viene costantemente respinta dall’aggressore da quella porta che sarebbe la sua salvezza. Simonetta Ferrero lotta e grida, ma proprio lì sotto ci sono degli operai che stanno utilizzando il martello pneumatico, le sue urla sono soffocate dalla furia omicida e dal trambusto.



Simonetta Ferrero
Simonetta Ferrero

Il sangue della vittima è sparso in ogni angolo del bagno, Francesca ha provato a salvarsi ma non c’è riuscita. Chi l’ha uccisa è completamente sporco di sangue ed ha un problema ora: uscire da quel locale in quelle condizioni e con un coltello a lama grande da nascondere. Apre la porta e controlla se c’è qualcuno lì fuori. Nel farlo lascia una traccia enorme di sangue sulla porta e una sullo stipite, evidentemente non c’è nessuno e nessuno lo vede. Lascia l’acqua del lavandino nel bagno che scorre e si dilegua. Francesca viene cercata dai genitori quel sabato e la domenica senza risultato. Sanno che qualcosa di terribile è successo perché la loro ragazza non si può essere assentata senza avvisare nessuno.

sangueÈ lunedì 26 luglio quando di prima mattina un seminarista che passa davanti a quei bagni nota quello scorrere dell’acqua ed entra, trova il corpo di Simonetta Ferrero a terra in un lago di sangue. Scappa atterrito e questa fuga per lui sarà successivamente fonte di guai perché chi lancia l’allarme è una studentessa che vedendolo fuggire da quel corridoio si insospettisce, apre quella porta e scopre l’orrore. Sul suo corpo i segni di ben 33 coltellate, come se l’assassino fosse stato preso nel pieno della propria furia omicida, del proprio delirio; nessun segno di violenza sessuale, né tracce in grado di dare un indirizzo specifico al gesto atroce. Si sa solo che Simonetta Ferrero è entrata nella sua vecchia università e da lì non è più uscita viva.

 

articolo di Mauro Valentini

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Il caso della Cattolica pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier:

 

Delirio di sangue: il caso Simonetta Ferrero ultima modifica: 2016-07-23T13:31:14+00:00 da info@cronacaedossier.it

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