Il delitto Caccia e la rete degli intoccabili

Recenti indagini sul delitto Caccia evidenziano un profondo legame tra Clan e casinò italiani. «Ecco su cosa stava indagando Caccia prima dell’attentato»






Dopo più di trent’anni si scopre che Bruno Caccia aveva indagato e trovato qualcosa di importante. Una conclusione logica d’altronde; come giustificare altrimenti il primo assassinio di un magistrato da parte della ‘ndrangheta nel Nord Italia?




FIAT 128 biancaÈ il 26 giugno del 1983 quando Caccia, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, viene giustiziato da due uomini mentre porta a passeggio il cane. Un omicidio brutale e violento, falsamente rivendicato da B.R. e N.A.R. Grazie al coinvolgimento del SISDE, che convince il boss catanese Francesco Miano a collaborare, si scoprono le confidenze di Domenico Belfiore, uno dei capi della ‘ndrangheta a Torino, che racconta il coinvolgimento dell’organizzazione criminale nell’assassinio.

L'avvocato Fabio Repici
L’avvocato Fabio Repici

A distanza di più di trent’anni, in seguito alla riapertura delle indagini e al lavoro dell’avvocato della famiglia Caccia Fabio Repici, si scopre che c’era una storia molto più intricata dietro all’assassinio del Procuratore di Torino. Quando venne perquisito il suo studio la cassaforte risultò vuota; le forze di Polizia inoltre dovettero farla saltare poiché erano sparite le chiavi dalle tasche del magistrato. Su cosa stava indagando Bruno Caccia? La risposta arriva proprio dall’avvocato Repici:

«Studiando le carte del processo ci siamo chiesti di cosa si occupasse Caccia appena prima di essere ucciso: del Casinò di Saint Vincent. A maggio, poco più di un mese prima dell’omicidio, la Procura di Torino aveva emesso i decreti di perquisizione che hanno portato al sequestro dei conti correnti sia dell’amministrazione della casa da gioco che dei singoli amministratori. Tre i dirigenti al centro delle indagini: Bruno Masi, Paolo Giovannini, Franco Chamonal. Esistono centinaia di pagine che indicano gli affari del Casinò come causale dell’omicidio, ma sono state del tutto inutilizzate al processo, perfino dalla difesa di Belfiore. Carte che legano le indagini a Rosario Cattafi».

Saint VincentPer questo la ‘ndrangheta si sarebbe mossa: per tutelare i propri interessi. D’altronde, quasi un anno prima era già suonato un forte campanello d’allarme: nel 1982 il procuratore di Aosta Giovanni Selis si salvò miracolosamente da un attentato. La sua auto esplose al momento dell’accensione; Selis sopravvisse perché la carica era stata posizionata male, nel retro dell’auto. Anche lui stava indagando sulle infiltrazioni mafiose nel Casinò di Saint Vincent ma incredibilmente non venne mai sentito come persona informata dei fatti nelle indagini successive alla morte di Bruno Caccia. Morirà suicida in circostanze mai chiarite qualche anno dopo, nel 1987.




Bruno CacciaSe la riapertura del caso del Procuratore di Torino ha portato lo scorso dicembre all’arresto del presunto killer, Rocco Schirripa, non si può dire che la ricerca dei mandanti sia stata altrettanto efficace. Solo negli ultimi anni, con almeno due decadi di colpevole ritardo, si è arrivati ad indagare con serietà sui rapporti tra clan calabresi e i maggiori casinò, in particolare con quello di Saint Vincent. I casinò sono una macchina da soldi perfetta per riciclare il denaro delle organizzazioni criminali, che possono permettersi di entrare nelle sale da gioco con gli sporchi soldi del mercato della droga e uscirne con soldi puliti. Un sistema che funziona da anni, come torna a spiegare l’avvocato Repici:

«Tra gli anni ’70 e ’80 è nato un unico universo criminale con vari satelliti: la mafia siciliana, quella calabrese, quella marsigliese, ma con una rete di interessi più ampia. Secondo risultanze documentali coinvolgeva anche il figlio di Roberto Calvi e i finanziamenti fatti dalla P2 ai casinò. La scalata mafiosa ai casinò ha utilizzato come canali le ottime relazioni con gli apparati deviati: avvocati, magistrati, forze di investigazione e servizi segreti, responsabili di depistaggi su indagini come quelle riguardanti Paolo Borsellino, Bruno Caccia e altri servitori dello Stato».

delitto caccia casino roulettePiemonte, Aosta, Francia ma anche Liguria (dove sorge il casinò di Sanremo): ormai i tentacoli della ‘ndrangheta si sono snodati in quasi tutto il Nord Italia, dove tuttavia la lotta alle associazioni mafiose non è ancora stata affrontata con la giusta forza e serietà. Come aveva fatto invece, profeticamente, Bruno Caccia.

 

articolo di Nicola Guarneri @specialguarns

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Il numero 27 della rivista Cronaca&Dossier:

Il delitto Caccia e la rete degli intoccabili ultima modifica: 2016-06-15T19:25:28+00:00 da info@cronacaedossier.it

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