Dalla Chiesa, ecco i poteri sui quali non doveva indagare

Intervista a Giorgio Bongiovanni di Antimafia Duemila sul delitto Dalla Chiesa:«Banche, industrie, imprenditori: i poteri sui quali non doveva indagare» 





Insignito il 5 novembre 2005  del “Premio Rocco Chinnici” e della Medaglia d’argento del Presidente della Repubblica «per l’impegno nell’affermazione della legalità», Bongiovanni ha curato la pubblicazione del libro Giustizia e Verità. Gli scritti inediti del giudice Paolo Borsellino (A.C.F.B. Editore) e oggi racconta a Cronaca&Dossier la sua versione sul delitto Dalla Chiesa.

 

Il direttore di "Antimafia Duemila" Giorgio Bongiovanni
Il direttore di “Antimafia Duemila” Giorgio Bongiovanni

Oltre trent’anni fa, il 3 settembre del 1982, a Palermo in via Isidoro Carini un commando di Cosa Nostra uccise a colpi di kalashnikov il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Direttore, come definirebbe questo omicidio?  
«L’omicidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa lo definirei uno dei tanti omicidi “di Stato”. Il Generale Dalla Chiesa è stato ucciso da un commando di Cosa Nostra, per ordine di Totò Riina e di tutta la cupola di Cosa Nostra. Un commando precisamente formato da Antonino Madonia, Calogero Gangi, Giuseppe Greco detto “Scarpuzzedda” e Giuseppe Lucchese»

 

 

 

Scena dell'omicidio Dalla Chiesa
Scena dell’omicidio Dalla Chiesa

Cosa avrebbe potuto fare il Generale Dalla Chiesa se gli avessero assegnato quei poteri che gli avevano promesso?
«A mio  giudizio se avesse avuto gli stessi poteri del prefetto di ferro Mori degli anni ’20 avrebbe senz’altro sconfitto Cosa Nostra già negli anni ’80 e non avremmo avuto le stragi del ’92 e del ’93. Perché avrebbe avuto un esercito di militari a disposizione e con questi avrebbe fatto perquisizioni, sequestri e arresti preventivi. Avrebbe messo in carcere i boss di Cosa Nostra e scovato i latitanti, perché questi non avrebbero più avuto importanti protezioni.
Con i poteri che gli avevano promesso avrebbe sconfitto la mafia, soprattutto quella militare  e così sarebbero andati a perdersi anche i legami della mafia con i politici ed altri poteri occulti, avendo quindi una Sicilia liberata. Ecco perché per “Alcuni” era indispensabile uccidere Dalla Chiesa subito, prima che questi poteri arrivassero. Durante una intercettazione telefonica delle Forze dell’ordine a casa di un boss di Cosa Nostra, il dottor Guttadauro, capo mandamento del quartiere Brancaccio, in sostituzione dei fratelli Graviano in carcere, dice ad un politico ospite a casa sua, parlando del generale Dalla Chiesa: “Salvatore… ma tu partici dall’ottantadue, invece… ma chi cazzo se ne fotteva di ammazzare a Dalla Chiesa… andiamo parliamo chiaro… è che perché glielo dovevamo fare qua questo favore…”»

 




 
Lei intitola un Suo articolo “Presto la verità sull’omicidio del Generale Dalla Chiesa”. Quale sarebbe questa verità?
«La verità è che, ancora non abbiamo le prove fisiche, ma ci sarebbero tutti gli indizi per considerarlo un omicidio “di Stato” per evitare che il Generale sconfiggesse la mafia»

 

Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Pensa che qualcuno abbia chiesto alla mafia di uccidere il Generale?    
«Certo. E noi vorremmo scoprire i nomi e cognomi di questi mandanti. Nel libro Delitto imperfetto di Nando Dalla Chiesa (figlio del Generale, ndr) si ipotizza che la corrente andreottiana democristiana sia stata tra i mandanti dell’omicidio. E non solo, oggi sappiamo anche che la famigerata loggia massonica P2 era interessata alla sua eliminazione. In quell’omicidio ci sarebbero stati anche interessi dei servizi segreti»

 

Che ruolo pensa abbiano avuto i servizi segreti nella vicenda?
«Del loro ruolo abbiamo le prove fisiche: la stessa notte dopo l’omicidio Dalla Chiesa un commando dei servizi segreti entrò nella stanza da letto del Generale, nella sua abitazione privata di villa Pajno a Palermo, aprì la cassaforte e prese tutto il materiale riservato di Dalla Chiesa. Materiale che non si è più trovato. Inoltre dopo 25 anni, proprio l’anno scorso, è stata ritrovata nello scantinato del Tribunale di Palermo la famosa valigia del Generale, sebbene vuota. Viene da domandarsi chi l’abbia portata al Tribunale e lasciata lì per oltre 20 anni e come mai non c’era nessun documento all’interno»

 

Funerale Dalla Chiesa
Funerale Dalla Chiesa

In definitiva che idea si è fatto dell’assassinio di Dalla Chiesa?
«La mia idea è che lo Stato italiano di fatto ha trattato sempre con la mafia e quando lo Stato si trovava in grande debolezza allora Cosa Nostra ha alzato il tiro. Negli anni ’80 la mafia aveva il monopolio mondiale del traffico dell’eroina e quindi non era solamente una potenza militare di fuoco in Sicilia, era e forse lo è ancora oggi una superpotenza che fatturava centinaia di migliaia di miliardi delle vecchie lire. Quindi un personaggio come Dalla Chiesa che poteva mettere a rischio gli interessi di Cosa Nostra assieme a quelli di banche, grandi industrie, grandi imprenditori del Nord e capi politici. Era un personaggio da eliminare assolutamente»

Quale ricordo ha in particolare del Generale Dalla Chiesa?
«Purtroppo non ho conosciuto personalmente il Generale Dalla Chiesa, ma ho avuto modo di conoscere i suoi figli Nando e Rita. Posso dire che Carlo Alberto Dalla Chiesa a mio parere dovrebbe essere nominato “Padre della Patria” perché vedo e ricordo nella sua figura un nostro protettore che ha esplicato un’importante opera contro la mafia, secondo me la più importante».

 

A cura di Antonella Marchisella

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L’approfondimento sul caso Dalla Chiesa pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier



 

 

Dalla Chiesa, ecco i poteri sui quali non doveva indagare ultima modifica: 2016-02-05T15:30:22+00:00 da info@cronacaedossier.it

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