Corpi senza nome

Il dramma dei troppi cadaveri nelle celle frigorifere, corpi lasciati senza troppo interesse in attesa di una sepoltura comune

corpi«In una delle tante pieghe parallele su cui si poggia il nostro universo, esiste un altro universo (e tanti altri) in cui la morte di sua natura è buona, aiuta a combattere e infine ci libera, perché abbiamo proprio bisogno di essere liberati». Sono queste le parole di uomo qualunque. Uno di quei corpi che vive da anni ai margini della società senza casa né passato, uno di quelli dimenticati. Un’ombra che non ha mai avuto nulla che potesse servire da contrappeso sulla personale bilancia della vita che pesa le gioie e i dolori; perché in un mondo, quello di oggi, innaffiato d’abbondanza ostentata, cafona, inutile e falsa, è quella bilancia a fare la differenza tra un’esistenza e un’altra. Un mondo in cui l’unico vero dramma non è la morte, non è essere dimenticati o aver vissuto senza essere mai esistiti, è il non avere (mostrato). Lo dicono ad esempio i numeri impressi nero su bianco degli oltre 500 registri funebri dei più collassati poli d’approdo per i migranti in Europa. Si stima oltre il 65% di corpi non riconosciuti negli ultimi vent’anni e, solo nel 2015, sarebbero circa 1.800 le anime senza nome disperse nel Mediterraneo. Guardando le colonne impersonali del Registro Nazionale generale dei cadaveri non identificatiXII Relaz fatte di descrizioni fisiche, di abiti, di pesi, di luoghi, di altezze, di tatuaggi, di anelli, di orecchini, di squarci ed ecchimosi, di fori d’entrata, come fossero le schede di svariati prodotti di un centro commerciale, è quasi impossibile non essere investiti da un forte senso di solitudine e di tristezza. Prima di precipitare nell’abisso in cui possono affogare le persone sole, le persone dimenticate, le persone sfortunate, le persone malate, le persone fragili ognuna di quelle asettiche descrizioni era solo la punta di un iceberg sotto cui si celava l’immensità di una vita umana. Oggi rappresentano tutto quello che resta d’individui esistiti, mai esistiti, sospesi o dispersi. L’importanza del protocollo d’intesa tra le istituzioni alla base di questo registro nazionale, attivo ormai dal 2007, non sta nella fredda catalogazione in sé bensì, ancor prima del problema sicurezza, nell’interesse. Il pensiero sociale rivolto agli “scomparsi” siano essi in vita o solo spoglie, anch’essi parte integrante di quel riflesso antropologico sullo specchio della nostra società. Questo delicato problema è stato affrontato dagli organi competenti mediante la creazione di un importante ufficio preposto all’archiviazione di tutte le informazioni fisiognomiche e quelle riguardanti i ritrovamenti e allo stato dei corpi. Una rete che ha permesso di mettere in collegamento diretto tutte le procure e le forze di polizia a partire da quella che ha trattato il singolo caso. Il nucleo operativo d’informazione prende il nome di “Ri.Sc” e dal 2010 ha compiuto importanti passi in avanti arginando un problema che purtroppo difficilmente potrà essere risolto in termini di assolutezza. I dati che si riferiscono all’ultimo censimento, effettuato il XII Relaz (2)31 dicembre 2014, parlano purtroppo di 1.385 corpi non ancora identificati in Italia (122 in più rispetto al 31.12.2013). Purtroppo al momento del ritrovamento dei corpi bisogna fare i conti con la totale (o quasi totale) assenza d’informazioni e diviene necessario scoprirne l’identità in tempi brevi. Innanzi a corpi decomposti le ossa sono gli strumenti principali per ricostruire un profilo biologico capace di ridisegnare l’identikit di un essere umano e da quelle è necessario partire. Un’attenta analisi dei dati generali in possesso delle autorità competenti conduce a conclusioni che possono essere definite un successo del sistema nazionale di ricerca in relazione alle persone scomparse; tuttavia il numero di corpi non identificati sul territorio nazionale obbliga a tenere sempre alta la tensione. Tra le regioni d’Italia i numeri più allarmanti sono quelli in continuo aumento dei cadaveri non identificati in Sicilia (si pensi alla tragedia di Lampedusa nel 2013 e a quelle odierne); a seguito delle imponenti ondate migratorie sono tantissimi i “senza identità” recuperati in mare o lungo le coste. Le conseguenze nefaste riguardano anche il sovraffollamento degli obitori in non poche regioni d’Italia. Messina, Catania, Carrara, Roma, sono solo alcune delle città che hanno dovuto fare i conti negli ultimi anni con un numero esorbitante di corpi senza identità, molti di più rispetto a quelli che le strutture stesse erano adibite a contenere. Bare poste in ogni angolo delle sale che consentono appena lo spazio per il transito del personale, dipendenti che devono lavorare in condizioni difficili tra bagni sporchi, topi e cattivi odori sono solo alcuni dei grandi disagi che proliferano. Analisi reperti.A fronte di ciò è doveroso segnalare l’inversione di un trend negli ultimi sette anni che evidenzia un numero di denunce di scomparsa che è passato dalle circa 69.000 nel 2006 a 156.000 circa al dicembre 2014, più del doppio. Un tassello importante nella sensibilizzazione sociale è rappresentato dall’entrata in vigore, nel novembre 2012, dalla Legge 203: la norma disciplina nei casi di scomparsa l’obbligatorietà dell’avvio immediato delle ricerche e la possibilità per chiunque di sporgere denuncia riuscendo a coprire l’intero territorio nazionale. Il nuovo sistema d’identificazione ha notevolmente incrementato il numero di ritrovamenti degli scomparsi negli ultimi due anni (a fronte di 15.047 scomparsi in più nel solo anno 2014 rispetto al 2013 ne sono stati rintracciati 15.018, con uno scarto pari, per la prima volta, a sole 29 persone ancora da rintracciare) e, supportato dall’avvento delle nuove tecnologie impiegate, come nel caso della sperimentazione fatta a Roma per studiare la geolocalizzazione delle persone malate di Alzheimer, è testimone della volontà di non abbassare la testa davanti a questo dramma che non conosce distinzione tra colore della pelle o paese natale.

 

articolo di Alberto Bonomo

Vuoi leggere il numero completo di Cronaca&Dossier da cui l’articolo “Corpi senza nome” è tratto? Clicca qui, oppure sfoglialo qui sotto. È gratis!

Corpi senza nome ultima modifica: 2015-09-21T14:26:09+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!