Consulenze tecniche: limiti e problematiche

Il delicato mondo delle consulenze tecniche e dei periti nel settore penale

consulenze tecnicheI fatti di cronaca nera, che sempre più sono gli ubiquitari protagonisti dei programmi in prima serata, occupando con una certa frequenza le prime pagine dei quotidiani, hanno fatto entrare nel nostro vocabolario popolare termini come perizia, consulenze tecniche, consulenti tecnici di ufficio e della difesa. Ma per chi è a digiuno di nozioni giuridiche, può risultare difficoltoso andare oltre alla semplice terminologia. Per parlare infatti di perizie e consulenze tecniche dobbiamo prima accennare a cosa è il procedimento penale. Questo è composto generalmente da due fasi ben distinte e consecutive.

La prima fase è quella delle indagini preliminari, dove il Pubblico Ministero compie tutte quelle attività utili all’accertamento dei fatti, anche a favore di un eventuale indagato. Al termine delle indagini, qualora l’indagato venisse rinviato a giudizio, si apre la seconda fase del procedimento penale rappresentata dal processo vero e proprio, al termine del quale vi dovrà poi essere una sentenza di assoluzione oppure di condanna. Come previsto dagli articoli 225 e 233 del Codice di Procedura Penale, sia nella fase delle indagini preliminari che in quella del processo, il PM nel ruolo dell’accusa e l’Avvocato nel ruolo della difesa, hanno la possibilità di ricorrere ai propri consulenti per redarre delle consulenze tecniche, che saranno fondamentali per elaborare la strategia accusatoria e difensiva.

00Il consulente tecnico del Pubblico Ministero oppure di parte (CTP) se nominato dalla difesa, è una figura che generalmente presenta un’elevata conoscenza tecnica del settore per il quale le consulenze tecniche sono state richieste. Il lavoro dei consulenti tecnici comincia nel momento in cui PM ed Avvocato conferiscono l’incarico e pongono al consulente i quesiti tecnici che serviranno da traccia per svolgere tutti gli accertamenti tecnici del caso. I risultati ottenuti verranno poi riportati in un elaborato scritto che rappresenterà una delle cosiddette consulenze tecniche, da portare in dibattimento. Altra figura tecnica è quella del Perito, il quale viene nominato da un Giudice ed hai il compito di svolgere perizie al di sopra delle parti.

Ma come si possono redarre buone consulenze tecniche e quali sono i requisiti necessari per diventare un buon consulente?

A questa domanda ci risponde il Prof. Martino Farneti, perito balistico di fama internazionale:

Il prof. Martino Farneti durante le lezioni tenute al corso
Il prof. Martino Farneti durante le lezioni tenute al corso

“Un buon consulente tecnico così come un perito, deve avere prima di tutto passione per le scienze forensi e almeno una laurea triennale nella quale vengono trattate le principali branche delle scienze forensi e della criminalistica, dalla balistica alla grafologia, dall’analisi della scena del crimine alle tecniche di investigazione. All’Università della Tuscia (VT) per esempio, nell’ambito della Facoltà di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali è stato istituito un corso “Curriculum Investigazioni Scientifiche” che fornisce una formazione di base certificata, teorica e pratica, per coloro che poi vorranno specializzarsi nelle scienze forensi. Conseguita la laurea breve, vi sono altri due anni di specializzazione oppure si possono frequentare corsi di formazione professionale per “Esperto in balistica forense e analisi della scena del crimine” oppure “Grafologia” della durata biennale e con esame finale, che permettono di potersi poi iscrivere all’albo degli Esperti del Tribunale. La frequenza di un buon corso professionale deve prevedere almeno 600 ore di lezione sia teoriche che pratiche, le quali come già sperimentato, forniscono quella formazione sufficiente per iniziare questa particolare attività di consulenza. Per i giovani è necessario fare attenzione a non cadere nelle trappole di “offerte di formazione” prive di attività pratica oppure svolte da docenti che non operano giornalmente nel settore scientifico forense. Il risultato scontato è che verrebbero espulsi dal settore per mancanza di una seria e specifica formazione ma soprattutto non idonea per affrontare una testimonianza scientifica nell’ambito di un dibattimento.”

Si capisce quindi che il mestiere del consulente o del perito è un lavoro per pochi e, quei pochi devono essere dotati di una preparazione tecnica notevole. Nel mondo delle consulenze tecniche, lo sbaglio fatto in malafede o per ignoranza, può condurre un Pubblico Ministero, un Giudice oppure un difensore verso strade divergenti da quelle che portano alla ricerca della verità.

Il prof. Martino Farneti durante le lezioni tenute al corso (2)
Il prof. Martino Farneti durante le lezioni tenute al corso (2)

Proprio per questo – continua Farneti – “Anche i Pubblici Ministeri e i Giudici hanno ormai compreso l’importanza di questa figura tecnico –scientifica per cui, prima di affidare un incarico si informano sulla effettiva preparazione dell’eventuale consulente tecnico da nominare. Un altro aspetto fondamentale che un buon consulente deve possedere, è la profonda conoscenza giuridica e la consapevolezza di come si affronta con sicurezza un dibattimento, sapendo reagire con lucidità alle domande che piovono incalzanti dalle varie parti. Si deve essere bravi tecnici ma anche bravi relatori.”

In pratica, il vero consulente non si improvvisa e soprattutto non deve accontentare o sposare le tesi di chi lo ha nominato, quando questa si dimostra palesemente lontana dalla realtà dei fatti e dalle evidenze scientifiche!

 

articolo di Paolo Mugnai  @PaoloMugnai15

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Consulenze tecniche: limiti e problematiche ultima modifica: 2015-10-22T07:00:51+00:00 da info@cronacaedossier.it

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