Caterina Abbattista, il telefonino la colloca con gli assassini

Secondo le ultime notizie il telefonino di Caterina Abbattista suggerirebbe un incontro con gli assassini ma i legali smentiscono

È un caso ormai risolto quello di Gloria Rosboch, la professoressa di Castellamonte uccisa lo scorso gennaio. Il carnefice è Gabriele Defilippi, reo confesso, che ha agito insieme al complice e amante Roberto Obert. Resta tuttavia ancora da chiarire la posizione della madre di Defilippi, Caterina Abbattista.




rosbochLa donna si è sempre detta estranea all’omicidio e d’altronde anche i due assassini non hanno mai messo in discussione il fatto, confermando a più riprese l’estraneità di Caterina Abbattista. La madre di Defilippi è tuttavia in carcere in quanto sembra appurato che, se non all’omicidio, abbia attivamente partecipato alla truffa ai danni di Gloria Rosboch per sottrarle 180mila euro.




gloria RosbochLa Procura tuttavia non è così convinta della sua innocenza per quanto riguarda l’omicidio. Aveva destato scalpore la decisione del giudice Matteo Buffoni che poco più di un mese fa aveva predisposto il sequestro dei beni della donna: case, macchine, conti correnti e quant’altro. Beni che, in caso di colpevolezza, serviranno almeno in parte per risarcire la famiglia di Gloria Rosboch.




defilippiÈ notizia di queste ultime ore tuttavia la ragione per cui la Procura crede fermamente nel coinvolgimento attivo di Caterina Abbattista nell’omicidio. Quella sera la donna ha sempre sostenuto di essere in Ospedale a Ivrea, dove lavora come infermiera presso il reparto di Pediatria. Il cellulare però racconta un’altra storia: il 13 gennaio alle 19:19 il telefonino si è agganciato alla cella della Tre di Montaleghe, ben distante da dove sosteneva di essere. La tesi del procuratore Giuseppe Ferrando, che proprio grazie a queste informazioni aveva spinto il giudice a procedere al sequestro dei beni più di un mese fa, è che la Abbattista si sia allontanata dal lavoro per incontrare gli assassini. Messe alle strette infatti anche le colleghe dell’infermiera sono passate dal «era al lavoro» a «non ricordo» e infine a «potrebbe essersi allontanata».

Caterina AbbattistaGli avvocati della difesa, i legali Matteo Grognardi e Erica Gilardini, ritengono tuttavia che quella del telefonino non possa essere una prova, come spiegato ai microfoni de La Sentinella: «Tecnicamente è dimostrabile la possibilità di un errore. […] Il nostro consulente ha passato al setaccio tutta l’attività del cellulare della Abbattista per il periodo antecedente e successivo al delitto. Il primo dicembre, ad esempio, alle 15:17 era agganciato alla cella di corso Giulio Cesare a Torino. Tre minuti dopo a quella di Ivrea. Torino – Ivrea non è una distanza percorribile in così breve tempo. Quindi l’ipotesi di un “rimbalzo” anche per quella chiamata del 13 gennaio è più che fondata».

Nel rapporto del ROS è tuttavia evidenziato come quella sera la cella non fosse sovraccarica e quindi il “rimbalzo” ad un’altra cella poco probabile. La guerra di perizie evidentemente non è ancora terminata.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Caterina Abbattista, il telefonino la colloca con gli assassini ultima modifica: 2016-08-30T11:46:41+00:00 da info@cronacaedossier.it

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