Cassibile, l’insospettabile pensionato accusato di essere il Mostro

Condannato all’ergastolo nel 2014, Giuseppe Reali è stato considerato in Primo grado il serial killer che ha terrorizzato Cassibile dal 1997 al 2004 

 

 

cassibile
Città di Cassibile

Il 12 giugno 2014, dopo 12 ore di Camera di consiglio, i giudici della Corte d’Assise di Siracusa sentenziano che Giuseppe Raeli, pensionato di 74 anni, è il presunto serial killer di Cassibile. Raeli è stato giudicato colpevole di 6 omicidi (e 2 tentati omicidi) e condannato all’ergastolo con 2 anni di isolamento diurno. Inoltre l’uomo dovrà risarcire le parti civili con 120 mila euro. Questo in Primo grado. Ora ad occuparsene è la Corte d’Assise Appello di Catania, con i periti impegnati in un processo complicato.
Raeli, fino a cinque minuti prima che la Corte entrasse in Camera di consiglio, ha ribadito di essere innocente e di non essere stato nei luoghi in cui si sono verificati i tentati omicidi e gli omicidi, ma gli elementi raccolti a suo carico nel corso delle indagini gli accertamenti del RIS di Messina, sono stati decisivi per la sua condanna. La catena di sangue inizia il 24 maggio 1997, quando con una fucilata ad un fianco viene assassinato Gioacchino Franzone, 74 anni.




 

00Un paio di anni fa l’inchiesta su questo omicidio è stata archiviata come incidente: l’uomo sarebbe rimasto vittima di una sorta di “trappola” che lui stesso avrebbe costruito, anche se questa tesi non ha mai convinto del tutto gli inquirenti. Non basta: nel 2014 una delle figlie della vittima, Aurora Franzone, un’impiegata di 48 anni, diventa bersaglio di un atto intimidatorio, con alcuni colpi di fucile sparati contro il balcone di casa. Sempre nel 1997, la sera del 13 agosto, viene ucciso Rosario Basile, 42 anni, ragioniere commercialista, freddato mentre cena in veranda nell’abitazione dei genitori. Dieci mesi dopo, il 29 maggio 1998, a finire sotto i colpi di fucile del misterioso killer è una ex guardia giurata, Stefano Arcidicono, di 46 anni, assassinato davanti casa. Trascorrono quasi due anni prima che, il 25 aprile del 2000, il serial killer torni a colpire. La vittima questa volta è Giovanni Ficarra, di 68 anni, anche lui, come Basile, mentre cena in veranda con alcuni amici e familiari. Il 21 dicembre dello stesso anno viene assassinata davanti casa anche una donna, Maria Callari, di 29 anni, bracciante agricola.

 

Piazza principale di Cassibile
Piazza principale di Cassibile

Una settimana prima del delitto la sua auto era stata incendiata. Il 31 luglio 2003, infine, due anziani coniugi, Sebastiano Tinè (65 anni) e la moglie Giuseppa Spadaro (58 anni), vengono uccisi a fucilate mentre prendono il fresco nella loro villa di Fontane Bianche, sul litorale siracusano. L’ultimo episodio collegato alla catena di delitti del serial killer, che ha operato tra il 1997 e il 2004, risale al 18 agosto del 2004 quando un venditore ambulante di frutta e verdura, Giuseppe Spada, di 47 anni, viene assassinato davanti al furgoncino con la sua merce.
Gli agguati sarebbero avvenuti sempre nella stessa zona, tra Cassibile, Noto, Avola e Fontane Bianche, e con la stessa arma, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni.




 

Fondamentale per le indagini si è rivelata la collaborazione di una vittima, l’imprenditore locale Giuseppe Leone, scampata nel marzo 2009 alla furia omicida dell’uomo. Le modalità operative fanno ritenere che possa trattarsi del ”mostro” che tuttavia non era più entrato in azione da cinque anni. L’uomo riesce a sopravvivere e a fornire alle autorità un elenco delle persone considerate nemiche. Tra queste c’è anche Raeli. I rilievi del RIS fanno il resto. Già nel corso delle prime indagini gli inquirenti credono che  gli agguati siano attribuibili alla mano di un unico serial killer e vengono fissati alcuni punti fermi che mettono in collegamento gran parte degli episodi analizzati. L’ultimo degli elementi, che consentono agli investigatori di chiudere il cerchio attorno a Giuseppe Raeli, è il tipo di arma utilizzata dal killer per “firmare” i suoi agguati, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, mai ritrovato. Le indagini partono proprio dal ritrovamento di un bossolo sul luogo del tentato omicidio di Giuseppe Leone, del 15 marzo 2009. Analizzato dagli specialisti del RIS di Messina consente di accertare che è stato sparato con la stessa arma utilizzata già in altri agguati. Ora però la palla passa a Catania ai periti nominati, dai quali si attende un’ulteriore perizia per dare quel che potrebbe essere il responso decisivo ai fini processuali.

 

articolo di Francesca De Rinaldis

 

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L’analisi dell’esperta, dott.ssa Francesca De Rinaldis (psicologa forense)

“U lupu”, Giuseppe Raeli, è un uomo normale, un incensurato pensionato cui nessuno potrebbe mai attribuire caratteristiche di mostruosità. L’uomo viene descritto dagli investigatori come una persona taciturna, schiva ma anche fredda, chiusa, rancorosa, minacciosa e vendicativa quando si interferisce con i suoi interessi economici, ma mai nessuno potrebbe pensare che sia in grado di uccidere a sangue freddo, con premeditazione e astuzia per quelli che per il senso comune appaiono solo dei futili motivi. Motivi che però non sono futili quando devono armare la mano di un serial killer che non può sottrarsi al suo imperante bisogno, alla sua missione: uccidere chi non lo rispetta.

Dott.ssa Francesca De Rinaldis
Dott.ssa Francesca De Rinaldis

Sono otto le “missioni di morte” messe a segno con la stessa tecnica e la stessa arma, anche se apparentemente senza alcun collegamento tra le vittime. Il primo comune denominatore è sicuramente l’identico modus operandi che riflette un’intelligenza acuta ed un temperamento freddo e controllato. Il killer prima di sparare e uccidere tende alle sue vittime delle trappole che le costringe a venire allo scoperto per diventare dei comodi bersagli: tronchi o grossi massi lungo la strada per fermare le auto, cancelli chiusi con del filo di nylon in modo tale da obbligare la vittima designata ad uscire dall’abitacolo ed esporsi ai colpi, incendi appiccati ai mezzi o colpi di fucile contro finestre e facciate per far venir fuori i proprietari da casa. Gli agguati vengono tesi rimanendo al riparo dietro muretti o fitte sterpaglie in zone che consentono comode vie di fuga, attraverso quelle campagne che l’uomo conosce assai bene per via del suo vecchio lavoro di “palista”: puliva infatti i terreni con la pala meccanica e poi rivendeva la legna da ardere. L’interesse economico appare essere il movente di tutti gli omicidi. L’assassino ha sparato anche per crediti di poche centinaia di euro che le sue vittime non avrebbero saldato per delle forniture di legna o per delle contestazioni sull’effettivo quantitativo di materiale consegnato. Gli interessi economici, e soprattutto il mancato riconoscimento di sé, del suo lavoro e dunque del suo valore sono pertanto il filo conduttore di questa atroce storia.

 

 

 

Cassibile, l’insospettabile pensionato accusato di essere il Mostro ultima modifica: 2016-03-21T17:09:12+00:00 da info@cronacaedossier.it

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