Caso Varani, analisi psicologica del “contagio” della follia

Gli aspetti psicologici della “follia a due” nel caso Varani, fantasia omicida di una coppia di amici messa in atto durante un coca party

 




 

luca varani
Luca Varani

«Volevamo uccidere qualcuno, volevamo vedere l’effetto che fa». È questa la frase che spopola sulle pagine dei giornali e sui social network, che riecheggia nella mente del lettore incredulo e disorientato davanti alla motivazione del caso Varani, delitto avvenuto a Roma la notte del 3 marzo 2016. Un giovane ventitreenne invitato, se non proprio adescato, da due amici, Marco Prato e Manuel Foffo, per una serata proposta come divertente e che invece è finita in tragedia. I due giovani assassini hanno abusato di cocaina e alcool e torturato per ore la giovane vittima con un martello e con coltellate inferte alla gola e, quella mortale, al petto. Poi si sono addormentati nella casa del delitto, vicino a quel corpo coperto, e si sono risvegliati la mattina dopo mettendo in atto reazioni comportamentali diverse: Marco ha tentato il suicidio con barbiturici in un albergo; Manuel ha confessato al padre quanto accaduto.

 

menteGli elementi nel caso Varani, ancora pochi per delineare la criminogenesi e la criminodinamica esatta del delitto, richiamano alla memoria quello che la psichiatria chiama “follia a due” o, usando un termine più strettamente tecnico, “disturbo psicotico condiviso”. Si tratta di una sindrome descritta per la prima volta nel 1887 da due psichiatri francesi, Lasegue e Falrnet, che prevede la presenza di due persone con forte legame affettivo-emotivo che condividono in maniera simultanea lo stesso sistema delirante per un breve momento o per un periodo più lungo e tale, eventualmente, da permettere di premeditare ed architettare insieme un omicidio. Nella “follia a due” il delitto diventa così il prodotto di due menti, di cui una, l’induttore, ha il ruolo dominante e propone il proprio delirio all’altra che, nel ruolo di indotto, suggestionabile e sottomesso, subisce la pressione del primo fino ad aderire a quanto proposto,  per poi influenzarsi reciprocamente attraverso lo sviluppo di idee comuni. Ed è in questa cornice che i due soggetti protagonisti del caso Varani, i quali presi singolarmente non sarebbero stati necessariamente assassini,  insieme potrebbero aver trovato l’uno nell’altro il complice per alimentare rabbia e fantasie assassine generate nei giorni precedenti il delitto e forse alimentate da quella miscela esplosiva di alcool e cocaina assunta ininterrottamente per circa due giorni.

 




 

 

CocainaLa cocaina, spesso presente in delitti sanguinosi,  è infatti un potente stimolante ad effetto euforizzante che, presa in quantità elevate, può indurre alterazioni psicologiche o comportamentali di tipo disadattivo se non proprio comportamenti di tipo psicotico che potrebbero aver contribuito a generare l’escalation di violenza sul corpo della giovane vittima. La letteratura scientifica rileva che omicidi di questo tipo avvengono con rarità ed occupano circa il 9% delle casistiche internazionali e caratterizzano delitti di grande efferatezza messi in atto da coppie di soggetti che sperimentano sicurezza e maggiore eccitazione proprio dall’iniziale condivisione “folle” della fantasia omicida.

 

Un caso in queste ore al vaglio degli inquirenti impegnati, per fare chiarezza sulle reciproche responsabilità,  nel ricercare e comprendere le cause e le motivazioni di questo folle gesto  e i meccanismi attraverso i quali queste cause hanno determinato l’atroce delitto.

 

articolo di Stefania Borghetti (Psicoterapeuta e Criminologa)  @StefaniaBorghe1

Resta aggiornato sulle pubblicazioni di Cronaca&Dossier, seguici con un Mi Piace su Facebook e Twitter

 




 

 

Caso Varani, analisi psicologica del “contagio” della follia ultima modifica: 2016-03-10T15:43:22+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Caso Varani, analisi psicologica del “contagio” della follia

  • 11 marzo 2016 at 14:20
    Permalink

    io non sono psicoterapeuta (dallo psicologo andava già Manuel Foffo, con scarsi risultati, direi), ma mi sembra che l’articolo non riposi su certezze sacientifichre ma sia basato su condizionali, ovvero non su dati di fatto incontrovertibili.
    Inoltre la stessa aautrice aferma che casi di questo genere costituiscono una minima percentuale, e il nodo della questione consiste nell’attribuire o no la colpa di tutto alla cocaina. Ebbene, io non credo affaggo che la causa sia stata la cocaina, sia per chè i due mostri erano ormai assuefatyi, sia perchè, pur nell’efferatezza e nella crudelgtà, hanno conservato alcune
    capacità raziocinanti che hanno permesso loro di edseguire il piano delittuoso che essai avrebbero vissuto in maniera duplice: in maniera attiva come carnefici, e in maniera passiva come spettatori che guardano per vedere l’effetto che fa.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!