Caso Vaccaro, gli errori madornali della Giustizia

Strane testimonianze, Pm che si susseguono e scena del crimine alterata: tutte le importanti incongruenze del caso Vaccaro

 

 

0Il 31 gennaio 2015 è ricorso il quarto, triste anniversario nel caso Vaccaro. Noi di Cronaca&Dossier abbiamo scelto di parlare di questa vicenda, non rimbalzata alle cronache nazionali come avrebbe meritato, perché certe storie vanno ricordate spesso, senza attendere che sia una ricorrenza ad imporlo. Accettare che il filo di un’esistenza sia spezzato in tal modo, per quisquilie, è già di per sé un atto di coraggio, ma riuscire a sopportare che questo dolore sia ulteriormente aggravato dai meccanismi che stanno dentro l’impalcatura, a tratti fatiscente, della giustizia è un atto che rasenta la fede assoluta.

Matteo Vaccaro con uno dei suoi cani.Lo sanno molto bene i familiari della vittima. Per loro, il caso Vaccaro vuol dire un calvario processuale lungo quattro anni, tra errori e incongruenze. L’unico dato davvero certo, ad oggi, è che Matteo è stato ucciso da un proiettile che l’ha colpito trafiggendo il suo cuore, senza lasciargli alcuna possibilità in quel parco, davanti agli occhi increduli del fratello Alberto. Attraverso la ricostruzione di quella triste notte, si è tentato di estrapolare la verità, anche per il susseguente addebito delle responsabilità. La vicenda si dirama lungo due filoni processuali: innanzi alla Corte d’Assise di Latina in primo grado e in seguito sui banchi della Corte d’Assise d’Appello di Roma. Durante il primo step i giudici di Latina condannano i sei imputati (Alex Marroni e Francesco D’Antonio condannati a 24 anni di reclusione, Paolo Peruzzi a 16 anni, Gianfranco Toselli, Fabrizio Roma e Matteo Ciaravino a 15 anni), tutti responsabili dell’omicidio.

0000 «Il gruppo si compone e si coalizza con il dichiarato proposito, noto a tutti i partecipanti, di andare a punire i Vaccaro, punizione da attuare non certo a parole o a mani nude, ma usando l’arma di cui evidentemente tutti sapevano e che senz’altro doveva sparare, atteso che Marroni era l’unico a indossare i guanti». Proprio durante questa fase processuale nascono e si concretano le prime critiche procedurali. Il processo ha subìto forti rallentamenti a causa del cambio dei Pm (ben tre volte). Inquietanti errori si verificano durante gli interrogatori. Sulle carte pare sia stata attribuita un’affermazione che Alberto non avrebbe mai fatto: «Ho visto mio fratello estrarre una pistola e sparare», mentre Alberto avrebbe detto: «Ho visto mio fratello fare un movimento che, da dietro, non sono riuscito a interpretare».

 

 

Tantomeno nel caso Vaccaro è stata presa in debita considerazione la testimonianza di una signora che ha assistito alla scena dal suo balcone e che ha in seguito chiamato il 113. Le allusioni ad una conduzione superficiale del caso si fanno sempre più insistenti. Si parla di evidente inquinamento della scena del crimine. Il luogo in cui è avvenuto il delitto non è stato transennato immediatamente e due giorni dopo, sulla scena, è passato un tagliaerba con aspiratore, rendendo impossibile ritrovare e repertare i bossoli di alcuni colpi esplosi. Perché un’azione simile su una scena del crimine ancora fresca? In prossimità dell’evento non sono stati effettuati né lo Stub né il narcotest a tutti gli indagati ma solo a Matteo, a Peruzzi ed a Marroni. Ancora oggi non ci spiega come mai, durante il processo di primo grado sul caso Vaccaro, siano stati accordati gli arresti domiciliari a Peruzzi, nonostante gli inquirenti fossero in possesso di numerose intercettazioni ambientali compromettenti, atte a dimostrare il forte rischio al quale sarebbero andati incontro applicando la misura.

Molte di queste stranezze hanno creato dei problemi di non poco conto sull’accertamento della verità, che purtroppo non terminano qui. Il 26 giugno 2014 nella sentenza dei giudici d’Appello di Roma un nuovo colpo di scena: il caso Vaccaro sarebbe scaturito da un regolamento di conti tra gruppi rivali. La cura impiegata in questo processo è simbolicamente rappresentata dal modus operandi del Procuratore generale che, alla prima udienzal indica Matteo come un violento, un tossicodipedente e cambiando incredibilmente versione durante le varie fasi processuali fino alla sua requisitoria dell’ultima udienza in cui ritratta totalmente le affermazioni rese a monte. Il comportamento di chi, probabilmente, non ha studiato a fondo il fascicolo sul caso Vaccaro? Questo non è dato saperlo. La legge sentenzia la colpevolezza di Marroni e D’Antonio ma le loro pene sono diminuite (16 anni al primo, 15 al secondo). La Corte di Assise d’Appello ha ritenuto di escludere in capo agli imputati la circostanza aggravante della «minorata difesa» non sussistendone i presupposti poiché i fratelli Vaccaro, spinti dalla voglia di definire la contesa, avrebbero messo in conto la necessità di arrivare a un ipotetico scontro.
Per gli altri del gruppo (Roma, Ciaravino, Toselli e Peruzzi) arriva l’assoluzione dall’accusa di omicidio volontario. Tutti scarcerati in quanto: «I quattro assolti si recarono al Parco Europa per un chiarimento che doveva consistere sicuramente in uno scontro. Uno scontro, nella loro prospettiva, che sicuramente prevedeva modalità violente, ma non l’uso di un’arma di cui erano ignari».
Non è stato possibile non tener conto di alcune dichiarazioni rilasciate da Marroni: «Non tutti erano a conoscenza dell’arma».

000Ma allora ci si chiede come mai non è stato possibile tener conto delle molteplici e contrastanti affermazioni che Marroni stesso ha reso durante il primo immediato interrogatorio in Questura. Lì dichiarò che tutti sapevano della pistola. Invece no, dopo un silenzio lungo anni, in una dichiarazione spontanea, all’ultima udienza del processo d’Appello, decide di parlare affermando che non tutti sapevano della pistola e le carte in tavola cambiano d’improvviso. I giudici, nelle 36 pagine di motivazioni, senza mezzi termini, criticano gli investigatori parlando esplicitamente di «approssimazione investigativa». Solo un’accurata e precisa ricostruzione della dinamica omicidiaria e dei luoghi, realizzata dai consulenti dell’accusa (il generale Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma e il professor Martino Farneti, consulente balistico ed ex Direttore della Sezione Balistica dell’ERT) ha permesso, durante le lunghe tappe del processo d’Appello, di mettere in luce alcuni aspetti interessanti della vicenda. All’interno della loro relazione di consulenza vari passaggi risulteranno di grande interesse per il convincimento della Corte.
Oggi l’omicidio di Matteo si porta dietro il dolore e il rammarico per una morte evitabile e l’indignazione per tutte quelle operazioni condotte malamente.

Articolo di Alberto Bonomo
Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter

Caso Vaccaro, gli errori madornali della Giustizia ultima modifica: 2015-12-07T16:58:53+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!