Caso Orlandi, nello spartito di Emanuela più di un errore

 Oltre al centralino vaticano sbagliati anche i dati scritti a fianco i nomi di due amiche. Per il caso Orlandi sono la prova che si trattò dell’ennesimo depistaggio

 

 

spartitoCaso Orlandi, uno spartito e tante anomalie. Forse troppe. Venerdì 20 novembre 2015 Corriere.it ha pubblicato un articolo dove, accostando la scomparsa di Emanuela Orlandi con quella di Alessia Rosati, evidenzia come alle notizie fasulle presenti, in merito al caso Orlandi, in una lettera inviata da quest’ultima a un’amica poco dopo la sua sparizione corrisponda l’effettiva errata scrittura del numero di telefono del centralino dello Stato Pontificio nella partitura appartenuta alla giovane cittadina vaticana, fatta ritrovare agli inquirenti il 4 settembre 1983 dentro una busta gialla depositata in un cestino dei rifiuti di via di Porta Angelica, cioè a due passi dalla Città Leonina.

Notato anche dal giornalista De Rienzo nel servizio trasmesso dal programma televisivo Chi l’ha visto? nell’aprile 2013 dedicato al caso Orlandi, quanto sottolineato dal pezzo del collega Peronaci non è però l’unico dato sbagliato poiché vi sono imperfezioni anche sui recapiti di due dei tre nomi delle amiche di Emanuela appuntati a mano fra le note del compositore Veggetti: Gabriella Giordani e Carla De Blasio. Se infatti per Laura Casagrande, contattata telefonicamente l’8 luglio dai presunti rapitori grazie al numero ritrovato in un bigliettino che Emanuela aveva in tasca quel 22 giugno di oltre trent’anni fa, l’indirizzo riportato sullo spartito era corretto, non altrettanto si può dire per Gabriella Giordani, migliore amica di Emanuela Orlandi assieme a Daniela Marzari, che abitava sì in vicolo del Farinone, ma al civico 12, come verificai nella primavera del 2012 dopo un sopralluogo di persona, e non al 34 scritto invece tra minime e semicrome.

Mentre Carla De Blasio, legata a Emanuela da un’amicizia coltivata tra il gruppo ACR della chiesa di S. Anna dei Palafrenieri e il “Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II” sebbene le due fossero in classi diverse, non aveva il 659965 bensì il 657765. Erano le vecchie utenze telefoniche, dismesse dagli anni Novanta quando, a causa dell’alto e continuamente crescente numero di abbonati, la compagnia di bandiera fu costretta a riassegnarle.download

Quando fu convocato dai Carabinieri per il caso Orlandi e gli fu mostrato quel documento, Ercole (padre di Emanuela) vi riconobbe immediatamente la calligrafia della figlia. E non poteva essere altrimenti visto che la rotondità tipicamente femminile dei caratteri e la comprensibile agitazione del momento non potevano certo permettergli una diamantina lucidità d’analisi che invece sarebbe spettata agli inquirenti.

Viene ora da chiedersi: ma Emanuela poté sbagliare a scrivere i recapiti di due amiche che conosceva dall’infanzia e con le quali trascorreva gran parte del tempo libero? Inoltre perché mai avrebbe dovuto specificare il colore dei capelli di una di loro? Sotto Carla De Blasio c’è infatti annotato «castana».

Nel caso Orlandi, insieme a quello spartito, anche quattro sassolini, un’audiocassetta perlopiù smagnetizzata dove si sentiva soltanto un breve messaggio che ribadiva come il caso Orlandi dovesse considerarsi concluso poiché non erano stati soddisfatti i termini della trattativa avviata il luglio precedente: Emanuela libera solo se veniva rilasciato Alì Ağca. Davanti la conclamata inattendibilità della “pista turca” e le vistose inesattezze di quei dati, non è delittuoso ipotizzare che furono vergati da altra mano rispetto quella di Emanuela per creare l’ennesimo depistaggio del caso Orlandi.

Se, come scritto su Corriere.it, vi possano essere punti di contatto con il mistero di Alessia Rosati è tesi ardua da definire in mancanza di elementi comprovanti la comunanza fra le due scomparse. Il nome della desapareçida di Montesacro è stato fatto di recente da Marco Fassoni Accetti, il sessantenne cineasta indipendente che alla fine del marzo 2013 si presentò ai magistrati della Procura di Roma autoaccusandosi del duplice sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, vittime – a suo dire – di una guerra interna la Curia in merito alle posizioni da assumere sulla Guerra Fredda. Nel luglio 1994, quando si persero le tracce di Alessia Rosati, il Muro di Berlino e la cortina di ferro si erano dissolti da cinque anni. E al momento questa è l’unica certezza che abbiamo.

di Tommaso Nelli

Caso Orlandi, nello spartito di Emanuela più di un errore ultima modifica: 2015-11-21T01:29:34+00:00 da info@cronacaedossier.it

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