Caso Orlandi, quei giovani militari nelle segnalazioni del SISDE    

A 33 anni dalla scomparsa spuntano personaggi inediti nel caso Orlandi: si tratta di ragazzi della compagnia di Emanuela sui quali non si indagò




Emanuela Orlandi
Emanuela Orlandi

La cittadina vaticana Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno 1983 e non venne mai più ritrovata. Tante ombre e incertezze hanno circondato il caso Orlandi nonostante l’archiviazione recente, rendendo questa storia uno dei fatti di cronaca nera più misteriosi e intricati. Sulla vicenda è stato pubblicato da poco Atto di dolore (David and Matthaus) scritto dal giornalista d’inchiesta Tommaso Nelli, il quale ha ricostruito il caso Orlandi nei dettagli ma soprattutto ha raccontato fatti ancora sconosciuti al grande pubblico, tra cui informative che conducono ad un gruppo di giovani militari.

 

 

tommaso nelli
Il giornalista Tommaso Nelli

Nel libro che ha scritto sul caso Orlandi sono riportati dettagli che sembrano interessanti, come l’esistenza di alcuni militari. Di cosa si tratta e dove ha trovato queste informazioni?
«Nell’inverno del 1983 Emanuela Orlandi e le sue più strette amiche del quartiere, a casa di una di loro e in almeno due occasioni, erano entrate in contatto con alcuni ragazzi più grandi in quel momento a Roma perché impegnati nel servizio di leva. Questi ventenni godevano però di cattiva reputazione in quanto dediti ad abbordare ragazze nella zona di piazza San Pietro, a consumare stupefacenti e, in almeno un caso, a prostituirsi. Questo annotò il SISDE in un documento del luglio 1983, da me rinvenuto nell’istruttoria del giudice Priore sui mandanti dell’attentato al Papa, che ho consultato dopo essere stato autorizzato dalla Presidenza del Tribunale di Roma».

 

 

archivioDi questi giovani non si era mai parlato prima. Quanto meno la loro presenza avrebbe destato in chiunque qualche sospetto. Perché non furono indagati?
«Perché gli inquirenti dettero la precedenza alla pista cosiddetta del “ricatto internazionale” alla luce delle ripetute telefonate de “l’Amerikano” e della comparsa sulla scena dei comunicati a firma Turkesh. Entrambi i soggetti promettevano il ritorno a casa di Emanuela in cambio della liberazione di Alì Agca».


Secondo un appunto del SISMI, nel suo diario la Orlandi avrebbe fatto riferimento a quei giovani. In che modo e, avendone parlato con il fratello di Emanuela, le informazioni riportate nel diario corrisponderebbero allo stile di vita della ragazza?
«Per rispondere con certezza a questa domanda occorre capire se quanto scrisse Emanuela nel suo diario ebbe o meno una corrispondenza nella realtà. Per stabilire ciò servirebbe il diario, sequestrato dagli inquirenti nel 1983 subito dopo la sparizione della ragazza: ma che fine ha fatto? Finché non salterà fuori, dovremo limitarci a tenere in considerazione quell’appunto senza però abbandonarci a conclusioni affrettate».




atto di dolSu questi giovani militari vi furono informative del SISMI e del SISDE, come documenta nel libro. Lei ha avuto modo di compiere ricerche personali su questi individui? Pensa varrebbe la pena cercarli e interrogarli?
«Con i mezzi a mia disposizione, molto limitati purtroppo, ho compiuto ricerche personali anche su questi individui, come del resto ho fatto con tutti i nomi afferenti la sfera sociale di Emanuela Orlandi dei quali sono entrato in possesso, ma l’esito è stato purtroppo negativo. Se l’inchiesta verrà riaperta, dal mio punto di vista, devono essere interrogati ‒ e a dovere ‒ al pari di tutte le amiche dell’epoca di Emanuela Orlandi».


Nel libro il nome completo dei militari non è stato reso noto, ma intende portare quei nomi in Procura affinché possano esserci indagini più approfondite?

«Qualora la Procura decidesse di riaprire l’inchiesta, sarò ben lieto di fornire ai magistrati tutte le informazioni in mio possesso e che riterranno opportune al loro lavoro perché lo considero un atto dovuto nella ricerca della verità».

procura repubblica romaQuei nomi potrebbero avere rilevanza nel caso Orlandi e in che modo? Lo ritiene un nuovo filone di indagine sul caso?
«Più che i nomi, rilevanti sono gli episodi. Le amiche di Emanuela sono sempre state descritte come persone di sani principi e di specchiata moralità. E allora perché frequentarono certi individui? Ma soprattutto: se sono davvero “amiche di Emanuela” come dicono di essere, perché si rifiutano di parlarne? Perché, quando le ho cercate, mi hanno cacciato ancor prima di sentire le mie domande o, tutt’al più, hanno risposto col silenzio quando in forma scritta ho chiesto informazioni su come trascorressero il tempo libero? Chi ha la coscienza a posto e le mani pulite, perché dovrebbe avere problemi a parlare di un’amica sparita nel nulla oltre trent’anni fa e mai più ritrovata? Dobbiamo dunque pensare che sia ricattato? Bene. Ma allora, chi tiene sotto scacco le amiche di Emanuela?».




vaticanoAd un certo punto si leggono due episodi nuovi, ma che portano verso la cosiddetta “pista vaticana”. Di cosa si tratta e crede che quest’ultima resti la pista per eccellenza nel caso Orlandi?
«All’inizio della primavera dell’83, Emanuela Orlandi fu pesantemente infastidita da un ecclesiastico nei Giardini Vaticani. Mentre lei passeggiava, lui la avvicinò, volle abbracciarla e allungò le mani. Lei lo confidò con vergogna a un’amica, mai sentita dagli inquirenti in oltre trent’anni e da me individuata con una ricerca sul campo, limitandosi a dire che era una persona vicina a Wojtyla. Due mesi più tardi, una compagna di canto corale della scuola di musica – anch’essa mai interrogata – all’uscita la vide salire, in due circostanze, a bordo di una macchina scura con i finestrini scuri.
In un caso, Emanuela le chiese anche se volesse un passaggio per tornare a casa. Questa però rifiutò. Di chi era quell’auto? E chi la andò a prendere? Pensando che Emanuela Orlandi abitava in Vaticano, molto probabile fosse un facoltoso – laico o cattolico – interno le Mura Leonine.
Sommando ciò all’episodio dei Giardini e all’inspiegabile muro d’omertà innalzato dal Vaticano in oltre trent’anni sulla vicenda, la pista vaticana è per me quella con maggiori probabilità per arrivare alla verità. Però, sebbene supportata da molti elementi, questa rimane una mia convinzione. E ciò che contano, invece, sono i fatti. Sempre e comunque».

 

a cura di Pasquale Ragone

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Caso Orlandi, quei giovani militari nelle segnalazioni del SISDE     ultima modifica: 2016-06-22T08:43:41+00:00 da info@cronacaedossier.it

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