Caso Orlandi-Gregori, Procura ad alta tensione

Tra archiviazione e nuova indagine, l’esito del Gip sul caso Orlandi sarà storia della cronaca nera italiana

Caso OrlandiArchiviare o non archiviare il caso Orlandi-Gregori? Questo il dilemma. Al termine di una seduta fiume di oltre cinque ore, mercoledì 30 settembre il gip Giovanni Giorgianni si è preso una pausa di riflessione, annunciando che entro il 15 ottobre avrebbe reso noto l’esito dell’inchiesta giudiziaria sulla sparizione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Ma alla scadenza prefissata nessuna comunicazione ufficiale dalla palazzina-C di piazzale Clodio cosicché il destino delle due quindicenni sparite a Roma nel 1983 rimane in sospeso fra una restituzione alla speranza della verità o una definitiva consegna all’oblio. Il 5 maggio scorso la Procura di Roma, nel provvedimento sottoscritto dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dal pm titolare delle indagini Simona Maisto e dalla dottoressa Ilaria Calò (magistrato comparso solo in calce al documento), aveva chiesto l’archiviazione per il procedimento istruttorio relativo alle due adolescenti scomparse nel 1983. Una decisione abbastanza sorprendente perché non condivisa dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, altro timoniere delle indagini sul caso Orlandi (e di grado superiore rispetto alla collega), che non ha firmato l’atto poiché – come riportato dall’AdnKronos sabato 26 settembre – riteneva necessari altri accertamenti. Un parere che non può non pesare nelle valutazioni del Gip, che intanto ha prestato ascolto alle istanze dei legali delle parti altrimenti, avendo letto tutti gli atti dell’immane incartamento, sarebbe entrato in udienza con le idee abbastanza chiare su come uscirne. Ma come si è arrivati al redde rationem del caso Orlandi, uno dei casi più contorti e dibattuti dell’Italia Repubblicana? Dallo scorso mese di gennaio, ultimo zoom di Cronaca&Dossier sul caso Orlandi, al primo piano della palazzina “C” di piazzale Clodio non si erano più registrate grosse novità salvo aver ignorato Alì Agca, piovuto clandestinamente in Italia durante le scorse vacanze natalizie per deporre un mazzo di fiori sulla tomba di Pietro OrlandiKarol Wojtyla e per chiedere alle autorità italiane di essere ascoltato poiché in possesso di novità sul caso Orlandi, a seguito della sua conclamata inattendibilità. Mentre dai corridoi della città giudiziaria si vociferavano ulteriori accertamenti circa le dichiarazioni di Marco Fassoni Accetti, presentatosi in Procura all’indomani dell’elezione di Papa Bergoglio per autoaccusarsi di aver avuto un ruolo nella sparizione delle due giovani, all’improvviso rimbalzava sulle agenzie la notizia della chiusura dell’attività istruttoria. Comprensibile la decisione, ma non la scelta di consegnare le due sfortunate ragazze al silenzio e all’ingiustizia un’altra volta dopo l’archiviazione del 19 dicembre 1997. La volontà della Procura ha messo fuorigioco ben cinque delle sei persone iscritte nel registro degli indagati e riconducibili alla cosiddetta “pista della Banda della Magliana”. In primis, Sabrina Minardi, venuta allo scoperto nel 2008 con la tesi della Orlandi rapita dalla temuta holding politico-criminale capitolina su ordine di Enrico De Pedis per un ricatto al Vaticano a causa di un prestito di denaro mai rientrato. Oltre all’ex moglie dell’ex calciatore Bruno Giordano, prosciolti anche Sergio Virtù, Angelo Cassani e Gianfranco Cerboni, ritenuti gli esecutori materiali del sequestro. Insieme a loro, scagionato anche Don Vergari, ex rettore della Basilica di S. Apollinare dove Basilica di Sant'Apollinare, Romafino al 2012 erano custodite le spoglie di Enrico De Pedis. Destino differente invece per Marco Fassoni Accetti, reputato non credibile perché incapace di fornire riscontri concreti alle sue ricostruzioni, bollate come fantasiose dagli inquirenti, che hanno chiesto lo stralcio della sua posizione e l’apertura di un nuovo fascicolo d’imputazione per calunnia e autocalunnia. Non contento, il sessantenne cineasta indipendente romano a settembre è ritornato alla carica collegando al caso Orlandi-Gregori anche la morte di Caterina Skerl, diciassettenne capitolina trovata morta in un vigneto a Grottaferrata il 22 gennaio 1984. Un’associazione alquanto dubbiosa per una morte mai chiarita. Come i destini di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.  L’ultima parola spetta al Gip. Archiviare equivarrebbe a una pesante sconfitta della giustizia italiana, che si rivelerebbe incapace di scoprire che ne è stato di due quindicenni di umili origini. Se invece emergeranno nuovi spunti investigativi, il caso sarà riaperto. È la speranza delle due famiglie, che il 28 settembre hanno consegnato alla presidenza del CSM una petizione con 80.000 firme raccolte in due mesi affinché si prosegua la ricerca della verità. Anche la sensibilità dell’opinione pubblica, a differenza di altri cold case ripresi e nuovamente archiviati come Pasolini, è da tenere in considerazione per alimentare la fiducia della società civile nella giustizia.

 

articolo di Tommaso Nelli @Kimicohippy

Vuoi leggere il numero completo di Cronaca&Dossier da cui l’articolo sul caso Orlandi è tratto? Clicca qui, oppure sfoglialo qui sotto. È gratis!

Caso Orlandi-Gregori, Procura ad alta tensione ultima modifica: 2015-10-16T14:23:16+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!