Caso Moro, che fine ha fatto la cassetta di via Gradoli?

Un anno fa la notizia delle cassette trovate tra i reperti nel covo Br di via Gradoli: sul caso Moro ancora manca la numero 13 e si attende l’esito del RIS





Aldo Moro nei giorni del sequestro.
Aldo Moro nei giorni del sequestro.

Sono passati 38 anni dal 18 aprile 1978, giorno in cui per il caso Moro si arrivò alla scoperta del covo delle Brigate rosse in via Gradoli. Dopo quasi quattro decadi tuttavia il mistero intorno all’assassinio di Aldo Moro e soprattutto del suo interrogatorio durante i 55 giorni di prigionia sembra infittirsi ogni giorno di più. Anche il recente ritrovamento delle audiocassette del covo delle Brigate Rosse di via Gradoli potrebbe essere un buco nell’acqua: sarà l’ennesima vittoria mutilata o il primo mattone sui cui costruire la ricerca della verità?Andiamo con ordine: il 18 aprile 1978, a pochi giorni dall’assassinio di Aldo Moro, nel covo di via Gradoli vennero trovate 18 audiocassette. I reperti all’epoca dei fatti vennero ritenuti di scarso interesse. C’era soprattutto della musica (Guccini e gli Inti Illimani) anche se un appunto di un brigadiere evidenziava che in una cassetta si sentivano delle voci mentre discutevano di alcuni articoli. La tecnologia dell’epoca ovviamente non poteva permettere l’isolamento delle voci e quindi si repertarono le cassette con poca importanza.

 

 

cassettaEbbene sì, una vicenda tutta italiana non può che avere uno sviluppo tutto italiano. Grazie alle ricerche della dottoressa Antonia Giammaria le cassette sono state ritrovate, ma delle originarie 18 ne sono state rinvenute solo 17. Il RIS è al lavoro da un anno per esaminarne il contenuto e cercare di isolare e identificare quelle “voci” appuntate dal brigadiere. Valter Biscotti, legale da anni della famiglia Moro, l’anno scorso è entrato a pie’ pari nella notizia del ritrovamento non lasciando spazio alla diplomazia: «Scommetto che alla fine mancherà la numero 13» aveva dichiarato a Repubblica.it, indicando ovviamente l’audiocassetta in cui erano contenute le voci da identificare.



Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Un compito comunque non facile per il RIS, visto che alcune delle cassette sono state sovraincise. Ora, veniamo all’ipotesi più “fortunata”. Cosa si potrebbe trovare nella cassetta numero 13 in merito al caso Moro? L’appunto del brigadiere parlava di «discussione di articoli» ma come sottolinea ancora l’avvocato Biscotti, le Brigate rosse non erano solite registrare le loro riunioni. È più facile invece che la molteplicità di voci sia causata da una sovraincisione e che la voce sia una sola: è quindi possibile che ci sia una parte dell’interrogatorio a Aldo Moro? L’ipotesi non è da escludere. Se così fosse si potrebbero iniziare a dissipare le nubi sui quei 55 giorni di prigionia, sui quali non ci sono certezze e ben poche idee. Sempre che le dichiarazioni complottistiche dell’avvocato Biscotti non si rivelino veritiere, e a mancare sia proprio la cassetta numero 13. Con la puntualità di un orologio svizzero, Nicolò Bozzo (braccio destro del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa all’epoca del rapimento) sconvolge la ricostruzione del caso Moro.

 

200px-Aldo_MoroIn un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano un anno fa, Bozzo raccontava come lui e Dalla Chiesa sapessero dell’appartamento di via Montalcini ancora prima che Moro fosse rapito. Bozzo raccontava come avessero ricevuto informazioni da un infiltrato che spiegava che alcuni brigatisti avevano chiesto aiuto ad un «compagno muratore» per fare un lavoro all’interno di un appartamento, sito a Roma in via Montalcini. Bozzo e Dalla Chiesa sapevano che il covo sarebbe servito a trattenere un sequestrato d’eccellenza, così informarono subito l’Arma di Roma. Il capo di Stato maggiore dell’Arma, il generale Mario De Sena, non ebbe parole tenere per Bozzo: «Guagliò, quello delle Brigate rosse è un problema vostro, del Nord, qui a Roma non c’è traccia». Anche in seguito al sequestro le parole di Bozzo non ebbero risonanza: nessuno volle andare a bussare alla porta di quell’appartamento di via Montalcini, nonostante alcune segnalazioni arrivarono anche alla signora Vittoria Leone, moglie del Presidente della Repubblica.




Ma perché la verità di Bozzo è arrivata soltanto un anno fa? Perché «se saltasse fuori ancora qualche piccolo pezzo di verità, sono convinto che verrà giù tutto», aveva detto. Evidentemente c’è ancora molto da dire sull’assassinio di Moro e sui quei terribili 55 giorni di prigionia. Intanto si attendono ancora notizie sull’esito degli accertamenti del RIS proprio sulle cassette e se è in corso effettivamente la ricerca della cassetta mancante. Senz’altro la nuova Commissione d’inchiesta ha le carte in regola per scoprire la verità una volta per tutte. Cassetta numero 13 permettendo.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Caso Moro, che fine ha fatto la cassetta di via Gradoli? ultima modifica: 2016-04-19T15:23:22+00:00 da info@cronacaedossier.it

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