Caso Morchi, l’assassino della mano mozzata è libero

Il killer dell’inquietante caso Morchi lasciò caramelle sulla scena del crimine e tagliò la mano alla vittima: per gli inquirenti non ha ancora un’identità





Marisa Morchi
Marisa Morchi

Il 5 febbraio 2016 il Gip ha archiviato l’inchiesta sul caso Morchi: un’altra vittima ma nessun colpevole, con un assassino definitivamente libero e impunito.  Marisa Morchi, vedova 77enne, apparentemente senza nemici, venne uccisa barbaramente con 12 colpi di roncola in pieno giorno nella sua casa di via Palvostrisia a Sarzana (La Spezia), tra le 10:00 e le 13:00, il 14 marzo 2013. Da allora il mistero è rimasto irrisolto. Le indagini non hanno mai condotto a nulla, sebbene gli elementi fossero molti.
Strane ed inquietanti alcune circostanze: l’assassino le mozzò una mano, lasciò delle caramelle disposte a corona intorno al cadavere e mise una foto di lei bimba sul corpo. Non venne mai indentificata l’arma usata: probabilmente un corpo contundente non ancora ben definito. Un’accetta o forse una scure, un machete.

 

 

 

caramelle

Nessun segno d’effrazione né alle porte né alle finestre, quindi, dedussero gli inquirenti, per il caso Morchi si può pensare che la donna conosceva l’assassino, poiché gli aveva permesso di entrare in casa senza problemi; inoltre questi doveva conoscere bene la zona per arrivare a casa della Morchi, essendo certamente passato per una via secondaria praticata solo a chi abita nei pressi. Diversamente non sarebbe passato inosservato al mattino in via Palvotrisia, molto trafficata.
Alcune stranezze si alternano nel caso Morchi. Due giorni dopo il delitto qualcuno violò i sigilli ed entrò nella casa del delitto, ma per investigatori si trattò soltanto di una bravata, quindi non si approfondì il motivo di quella scaltra intrusione. Entrato e uscito, anche questa volta, senza essere visto.
Marina Palma, la figlia che trovò il corpo straziato, la ricorda come una mamma sempre presente, specie nei momenti più difficili: «Mia madre e io eravamo una cosa sola in particolare dal 2004, anno in cui mi sono separata da mio marito. Nove anni da madre e figlia, da amiche inseparabili». Marisa era solita cucinare anche per la figlia, poi le due donne pranzavano assieme a casa di Marina ma quel giorno, poco dopo l’una, tornata a casa non vide la madre. Marina corse allora nell’abitazione della mamma dopo avere cercato di contattarla telefonicamente, trovandola in un lago di sangue.

 

 




 

 

accetta
Una delle possibili armi per il delitto

Marina non dimentica nemmeno tutte le brutte voci che sono circolate: si disse che Marisa avesse un amante, che prestasse i soldi, persino che avesse un figlio illegittimo venuto a vendicarsi per chissà quale torto subìto. Per lei tutte storie assurde ed infondate. Piuttosto ribadisce che  «l’assassino è qui tra noi, a pochi metri dalla mia casa sull’Aurelia» e lo dipinge come un «energumeno», considerando il tipo di ferite inferte alla povera madre. Ma soprattutto nel caso Morchi manca un movente. È questa la ragione per la quale non venne esclusa alcuna pista: dalla rapina degenerata in omicidio (ma Marisa non era una donna ricca e non aveva contanti in casa) al tentativo di depistaggio da parte dell’assassino o degli assassini.
Nel caso Morchi altre ipotesi non vennero mai veramente considerate, come quella  di un omicidio maturato in ambito familiare, o quella della ritorsione da parte di una nomade che Marisa aveva cacciato di casa dieci anni prima. Si pensò pure ad  una vendetta personale, con la mutilazione delle mani a sottintendere la volontà di punire Marisa. Ma per cosa?
Due mesi dopo l’omicidio erano state acquisite anche informazioni sul pluriomicida Adam Kabobo, il ghanese che aveva ucciso a picconate tre passanti in zona Niguarda a Milano nel maggio 2013, senza però approdare a nulla.

 

 

coltelloI primi giorni era stato ritenuto importante per il caso Morchi anche il ritrovamento, in un cassonetto dell’immondizia poco lontano, di un gallo rosso morto che poteva far pensare a piste esoteriche, ma gli inquirenti avevano allontanato questa possibilità, affermando che l’animale apparteneva ad un vicino di Marisa, che l’aveva gettato perché morto. Solo nell’ultimo mese, invece, le indagini hanno trovato nuovo vigore in considerazione della presumibile arma usata: un machete. I Carabinieri di La Spezia hanno infatti scambiato informazioni con i colleghi di Jesi a proposito di Precious Omobogbe, il nigeriano 25enne che all’inizio di settembre aveva minacciato i passanti per quasi due ore con due machete, seminando il terrore a Jesi. Tra gennaio e agosto 2014 l’uomo era stato arrestato e liberato già quattro volte tra Bologna, Pistoia, Fossato di Vico e Jesi dove, l’11 agosto, aveva minacciato con un coltello l’ex compagna e aggredito un miliare. Si cerca di scoprire se l’uomo fosse in zona proprio quando Marisa Morchi venne uccisa.            

Questa potrebbe essere la pista giusta per il caso Morchi? La scena del crimine sembra suggerire una complessità poco riconducibile ai due stranieri sospettati. La conoscenza del carnefice da parte della vittima, la foto presente sul luogo del delitto e il dettaglio strano delle caramelle lì depositate lasciano intendere ben altro, quasi obbligando a dover guardare alla cerchia di conoscenti della Morchi. Forse è lì la chiave del macabro mistero ma, dopo quasi tre anni, il Gip del tribunale di La Spezia ha archiviato l’inchiesta. Amaro il commento della figlia della vittima: «Ha fatto a pezzi mia madre, ma quel mostro è sempre in libertà […] È vero, bisogna riconoscere il gran lavoro svolto dalla Procura ma si è risolto in un nulla di fatto. I magistrati hanno preferito mettere una pietra pesantissima sul caso. È una brutta pagina, questa, per la credibilità delle istituzioni. Un assassino, probabilmente appartenente alla comunità locale, continuerà a girare libero e indisturbato e sarà felice di essersi fatto beffa di anni di indagini rivelatesi inutili».

 

 

di Paola Pagliari

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L’approfondimento sul caso Morchi pubblicato dalla rivista Cronaca&Dossier:

Caso Morchi, l’assassino della mano mozzata è libero ultima modifica: 2016-02-05T17:49:12+00:00 da info@cronacaedossier.it

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