Caso Marco Pantani? «Omicidio volontario»

Troppi elementi che non convincono e un’indagine della Procura di Rimini in corso: verso la verità sul caso Marco Pantani




Marco Pantani durante una delle sue imprese sportive.Un corpo riverso faccia a terra con le mani quasi a protezione del viso, una pozza di sangue imbratta la stanza truccata di un disordine surreale; addosso solo un paio di jeans, avvolto ad una gamba un lenzuolo: comincia il caso Marco Pantani. Sul tavolo tre boccette di tranquillanti e antidepressivi. Sono queste le prime immagini che tornano vive a dieci anni di distanza da quella tragica sera del 14 febbraio 2004 in cui perse la vita, in circostanze misteriose, Marco Pantani.

Uno strascico di grande clamore mediatico accompagna la decisione della Procura di Rimini di riaprire il caso sulla morte del Pirata, modificando l’ipotesi originale di «morte come conseguenza accidentale di overdose» in quella di «omicidio volontario».

Si prova faticosamente a ridisegnare un quadro che possa davvero dire la verità su cosa successe nella stanza D5. Solo fatti concreti e scientifici, senza contaminazioni esterne e interne o congetture frettolose. Il fascicolo consegnato dal procuratore Paolo Giovagnoli al pm Elisa Milocco è un macigno supportato da fatti molto convincenti che riaprono l’inchiesta e la contestuale ripresa delle indagini.




Monumento Marco Pantani a CesenaticoInfatti per il caso Marco Pantani la famiglia, rappresentata dall’avvocato Antonio De Rensis, ha presentato l’intera documentazione raccolta, tra cui spicca la nuova perizia medico-legale del professor Francesco Maria Avato. Un’analisi ricca di elementi ritenuti molto interessati, dalla posizione del cadavere ai segni sul corpo fino alla sezione dei tessuti polmonari. Una nuova tesi atta a confutare ogni singola parola giurata e sottoscritta in sede autoptica nel 2004 dal Dott. Giuseppe Fortuni. Il professor Avato conclude lapidario il proprio lavoro scrivendo: «Le ferite sul corpo di Marco Pantani non sono auto procurate, ma opera di terzi.

No, non erano gli sfoghi di una mamma, né le illazioni dei soliti giornali». Anche i racconti di chi per primo intervenne sul corpo dell’atleta (paramedici del 118) contraddicono la perizia dell’epoca: «Non c’erano tracce di sangue». Numerosi punti che andrebbero a confutare totalmente la vecchia ipotesi e le vecchie ricostruzioni di quelle ultime ore maledette. Tante domande a cominciare dal perché le indagini del 2004 furono condotte in un modo così approssimativo e fulmineo (solo 55 giorni per la precisione). Perché fu così semplice chiudere tutto traendo delle conclusioni tali da far calare repentinamente il silenzio sulla vicenda? Cos’era importante nascondere con un suicidio? Da sempre si è scritto e detto su libri o giornali che la storia non era proprio andata come la Polizia aveva riportato ufficialmente; non era possibile che un uomo potesse ingoiare tanta cocaina quanto quella trovata nel corpo di Marco.

Valloire, stèle dedicata a Marco Pantani.Oggi, quando tutto sembrava essere sepolto sotto tonnellate di parole, la storia del caso Marco Pantani è più viva che mai; lotta tra testimonianze e perizie divergenti, ricordi offuscati. Il vero orrore è che i dettagli inquietanti sembrano nuovi ma sono lì da sempre celati tra depistaggi e lacune procedurali. Mamma Tonina, guerriera nella battaglia per l’onore di suo figlio, è da sempre convinta: «Qualcuno lo ha ammazzato organizzando una clamorosa messinscena». Sin dall’inizio delle sue indagini private ne è stata certa: tutto ebbe inizio con  la squalifica a Madonna di Campiglio. Sette Procure indagarono su di lui, da un giorno all’altro trasformato nel presunto impostore infame e dopato. Da sempre mamma Tonina è stata trattata da vaneggiante e inconsolabile, anche quando fu zittita “definitivamente” dalla Cassazione che nel 2011 chiuse il caso con l’assoluzione di uno dei tre spacciatori, l’ultimo imputato rimasto nel processo (gli altri due avevano patteggiato subito) nato da quella morte (perché il fatto «morte come conseguenza di altro delitto» non sussiste). Dove si arriverà continuando a scavare ancora è presto per dirlo ma quella madre potrà finalmente credere davvero che la giustizia, oggi, s’impegnerà a rispettare la memoria di un figlio o di un campione, come dir si voglia.

 

di Alberto Bonomo @elalaned



 

 

 

 

Caso Marco Pantani? «Omicidio volontario» ultima modifica: 2015-09-15T11:24:27+00:00 da info@cronacaedossier.it

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