Caso Macchi, si salva un vetrino dopo 29 anni: è la svolta?

La verità sul caso Macchi potrebbe venire da un vetrino erroneamente non distrutto nonostante la decisione del Gip nel 2000





lidia macchi
Lidia Macchi

La verità sul caso Macchi potrebbe venire da un vetrino salvatosi miracolosamente per quasi trent’anni? È troppo presto per dirlo ma sicuramente questa storia sta assumendo i contorni di un giallo moderno, dove gli ingredienti classici di una trama avvincente si sposano con le ultime tecnologie che caratterizzano le indagini di Polizia. Accade così che un vetrino destinato originariamente alla distruzione nel 2000, diventi oggi la speranza per trovare verità nel caso Macchi.

 

 

Stefano Binda
L’arresto di Stefano Binda

Lidia Macchi, 21 anni, scomparve da Varese il 5 gennaio 1987 e fu ritrovata cadavere due giorni dopo a Cittiglio. Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno di liceo Stefano Binda, dopo che l’indagine degli inquirenti aveva riconsiderato una lettera inviata dall’uomo il 9 gennaio ’87 alla famiglia di Lidia Macchi. Sul corpo della vittima furono ritrovati i segni di 29 coltellate e l’ipotesi che potesse essere stata assassinata in un posto differente rispetto a quello del ritrovamento. A queste informazioni potrebbero aggiungersene presto delle altre, addirittura forse in grado di portare verso il nome dell’assassino. Nel 2000 il Gip autorizzò la distruzione degli undici vetrini sui quali 29 anni fa furono conservati i campioni biologici della vittima. Fino a ieri si era creduto che tali vetrini fossero ormai andati completamente distrutti, nessuno escluso. La ragione della distruzione dei reperti è quella “classica”: presso l’ufficio adibito alla conservazione serviva spazio. Invece ecco la sorpresa. Uno solo di quei vetrini, casualmente, non è stato distrutto.




macchiQuasi tutti contenevano il liquido seminale rinvenuto sul corpo della ragazza. Di essi, uno conteneva invece i lembi dell’imene di Lidia Macchi e proprio quest’ultimo fu inviato a Pavia presso l’Istituto di Medicina legale. Ad analisi terminata, a differenza degli altri vetrini, quello in questione non tornò a Varese. Nessuno da Pavia pensò di inviarlo nuovamente a Varese; nessuno a Varese ne reclamò l’assenza. Solo la casualità ha permesso così di avere uno dei vetrini di 29 anni fa sul caso Macchi.

 

 

 

Ora tale reperto del caso Macchi potrebbe assumere un’importanza notevole. Potrebbe esserlo per gli investigatori che avrebbero l’occasione di consocere il DNA del colpevole; potrebbe esserlo per l’attuale indagato, Stefano Binda, che ha sempre asserito di essere estraneo al caso Macchi. Senz’altro sarà necessario l’apporto di un genetista forense, così come richiesto dalla Dottoressa Cristina Cattaneo durante l’incidente probatorio tenutosi lunedì scorso presso il Tribunale di Varese. Durante l’udienza la Dott.ssa Cattaneo ha citato nella propria relazione l’esistenza di tale vetrino, motivo per il quale ci sarà bisogno anche di un tossicologo sebbene le speranze di avere informazioni utili in merito sono minime. Nonostante ciò, un nuovo capitolo importante potrebbe essere scritto nel caso Macchi.

 
articolo di Andrea B.

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Caso Macchi, si salva un vetrino dopo 29 anni: è la svolta? ultima modifica: 2016-05-03T16:49:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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