Caso Macchi: don Sotgiu sarebbe indagato per falsa testimonianza

Nel caso Macchi esercito  in un parco alla ricerca di un sacchetto bianco; intanto il prete amico di Binda considerato reticente nelle risposte al Gip






 

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Caso Macchi: la vittima, Lidia Macchi

Caso Macchi: don Sotgiu «non ha detto tutto», parola di Anna Giorgetti, giudice per le indagini preliminari sulla morte di Lidia Macchi. Questa l’ultima notizia filtrata dalla Procura di Varese dopo il vero e proprio interrogatorio-fiume di lunedì, svolto in presenza di sei testimoni chiave per fare maggiore chiarezza sulla morte dell’allora ventunenne, uscita di casa il 5 gennaio 1987 per recarsi in visita ad un’amica ricoverata all’ospedale di Cittiglio (Varese) e ritrovata in un boschetto alcuni giorni più tardi, colpita da 29 coltellate.

 

Anche se il contenuto dell’interrogatorio, svolto con la formula dell’incidente probatorio all’interno di un’inchiesta basata interamente su indizi, è stato secretato, la notizia è comunque trapelata dalla Procura: don Giuseppe Sotgiu, sacerdote residente a Torino e ai tempi dell’omicidio amico fidato di Stefano Binda, potrebbe essere iscritto sul registro degli indagati per falsa testimonianza. Il motivo della presunta decisione del Gip sarebbe appunto la reticenza nelle risposte fornite dal prete: troppo numerose le amnesie e i «non ricordo» del sacerdote alle domande poste in circa due ore dal Gip, dal sostituto procuratore generale Carmen Manfredda, dai difensori di Stefano Binda – al momento ancora in carcere con l’accusa di aver ucciso Lidia Macchi per motivi passionali – e  dalla parte civile rappresentata da Daniele Pizzi.

 

Don Sotgiu
Don Sotgiu

Intanto addirittura è al lavoro in queste ore nel parco del Castello di Masnago a Varese, già sotto sequestro da 15 giorni. L’obiettivo è cercare l’arma usata per il delitto Macchi. Lì potrebbe essere stata gettata, informazione che viene da Patrizia Bianchi, ascoltata lunedì mattina al tribunale di Varese, forse testimone di un fatto importante quale l’abbandono di un sacchetto bianco da parte di Stefano Binda, suo intimo amico. Bianchi è la stessa che ha riconosciuto nella lettera “In morte di un’amica” la calligrafia di Binda dando una svolta alle indagini. Potrebbe essere questa la seconda informazione essenziale per giungere alla verità?

 




 

Nell’attesa di riscontri, come già sottolineato da Cronaca&Dossier nei mesi precedenti, don Sotgiu rappresenta una figura enigmatica all’interno delle indagini sulla morte di Lidia Macchi. Infatti, secondo il parroco – nel 1987 non ancora ordinato sacerdote– Binda sarebbe stato impossibilitato a commettere l’assassinio in quanto in vacanza studio a Pragelato insieme ad altri ragazzi appartenenti alla comunità di Comunione e Liberazione, di cui faceva parte anche Lidia Macchi.

 

omicidio lidia macchi

Secondo il Gip, però, don Sotgiu «si sarebbe adoperato per offrire un alibi sicuro al presunto killer», considerata anche l’impossibilità di verificare la presenza di Binda a causa della mancanza di un registro degli ospiti dell’hotel. Inoltre, solo uno sui quaranta partecipanti alla vacanza sulla neve ricorda la presenza di Binda, seppure «senza particolare convincimento», come sostenuto dagli inquirenti.

All’interno del quadro generale si inserisce anche l’omertà di Comunione e Liberazione, comunità all’epoca frequentata dalla vittima e che negli anni ha lasciato trasparire una gelida coltre di silenzio riguardo al caso Macchi. Un altro elemento che, secondo quanto emerso dalle voci di corridoio provenienti dalla Procura di Varese, potrebbe portare all’apertura di un fascicolo su don Sotgiu per falsa testimonianza.

Il caso Macchi sembrerebbe quindi prendere una netta linea d’indagine nei controfonti di Binda dopo 29 anni di buio e ipotesi infondate, come quella secondo cui l’assassino sarebbe stato addirittura Giuseppe Piccolomo – ricordato come il “killer delle mani mozze” –, scagionato nell’agosto del 2015.

 

di Gianmarco Soldi

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Caso Macchi: don Sotgiu sarebbe indagato per falsa testimonianza ultima modifica: 2016-02-18T12:02:11+00:00 da info@cronacaedossier.it

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