Caso Loris, quelle voci che soffocano la verità

Il mea culpa doveroso di un giornalismo che nel caso Loris, così come in altre storie, si sta allontanando dalla propria ragion d’essere

 





Loris Stival.
Loris Stival, 8 anni

Ogni caso di cronaca nera ha la sua buona dose di indizi e prove, ma anche di voci e informazioni che alla lunga non portano a nulla, come nel caso Loris. La storia racconta di indagini da sempre inquinate da lettere anonime, presunte confidenze e presunte rivelazioni. È così sin dagli esordi della recente storia repubblicana con il caso Wilma Montesi (1953), solo per citare un caso a noi “vicino”. Da allora gli investigatori hanno dovuto dedicare buona parte del loro tempo a leggere indiscrezioni quasi mai veritiere piuttosto che dedicarsi alle indagini vere e proprie. In misura minore, per certi versi, ma ugualmente dannose solo le informazioni che stanno rendendo il caso Loris un calderone dove voci di paese e corna vere o presunte si alternano riempiendo facendo la fortuna soprattutto di siti web. Ma è un bene che sia così? Probabilmente no. In realtà i primi a dover discernere tra vero e falso, tra funzionale alla verità dei fatti e morboso, dovremmo essere proprio noi, giornalisti chiamati a raccontare cosa accade.

 

 

Francesco Bruno
Francesco Bruno

Il mea culpa non può non esserci nel caso Loris Stival, storia di un bambino di 8 anni assassinato da una mano (ora possiamo dirlo con più certezza) probabilmente a lui familiare. Nella prima fase delle indagini quantomeno eravamo tutti interessati a valutare, ciascuno con le proprie capacità in merito, quanto accaduto al piccolo Loris Stival. Scrivevamo delle ferite, della possibilità o meno che vi fosse stata violenza sessuale, delle anomalie che avevano reso criminologicamente interessante il caso Loris, senza dimenticare la tenera età della vittima. Anche noi di Cronaca&Dossier avevamo cercato di dare il nostro contributo chiedendo l’autorevole parere dello psichiatra forense Francesco Bruno, intervista che nel tempo si è rivelata piena di elementi degni di nota e ripresa da altri colleghi.



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Veronica Panarello

Ma oggi cos’è il caso Stival? Dopo la presunta confessione di Veronica Panarello è diventato un insieme di voci di paese. La presunta storia con il suocero, così come proferito dalla madre di Loris; anzi no, forse in mezzo anche voci di storie con altri della famiglia. Poi qualcuno avrebbe visto, qualcun altro avrebbe sospettato e alla fine si è caduti in quella che da sempre è la “goduria del nulla”, ovvero nella morbosità. Non a caso su Cronaca&Dossier, non appena si iniziava a intravedere un orizzonte di questo tipo, abbiamo scelto di trattare poco il caso Loris (rispondendo così a quei lettori che nelle ultime settimane ci hanno chiesto il perché del nostro silenzio sulla vicenda) senza sottolineare in modo morboso, appunto, dettagli francamente inutili alle indagini.

Tra i particolari di come avrebbe fatto sesso la Panarello prima della morte di Loris, fino al chiacchiericcio ripreso da varie testate, forse abbiamo dimenticato che il senso delle indagini che continua in questi giorni è rendere giustizia ad un bambino di soli 8 anni.

 
di Pasquale Ragone (Direttore di Cronaca&Dossier)

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Caso Loris, quelle voci che soffocano la verità ultima modifica: 2016-04-04T18:45:32+00:00 da info@cronacaedossier.it

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