Caso Kercher, sulla scena del crimine

L’importanza dei protocolli di raccolta e campionamento dei reperti: ecco cosa dimostrano i fatti accaduti nel caso Kercher 

Scena del crimine caso Kercher
Scena del crimine caso Kercher

La mattina del 2 novembre 2007 l’inglese Meredith Kercher viene ritrovata cadavere nella sua camera da letto in un appartamento di via della Pergola 7 che aveva preso in affitto con altre coinquiline. La giovane studentessa è stata sgozzata, il suo corpo giace supino sul pavimento coperto da un piumone beige che lascia intravedere il piede sinistro e parte della testa, il sangue è dappertutto. I primi ad intervenire sulla scena del crimine per fare luce sul caso Kercher sono gli operatori della Polizia Postale, seguiti poi dalla Squadra mobile di Perugia e dal gruppo ERT (Esperti Ricerca Tracce) della Polizia Scientifica di Roma. Il sopralluogo per il “congelamento della scena del crimine” ha inizio alle 14:30 circa partendo proprio dalla camera della Kercher.

Il coltello repertato nel caso Kercher
Il coltello repertato nel caso Kercher

La stanza si presenta in completo disordine, sul pavimento, sulle pareti e su un’anta dell’armadio ci sono numerose tracce di sangue. Sull’armadio è presente anche l’impronta insanguinata di una mano. Accanto al corpo di Meredith ci sono vistose tracce ematiche di trascinamento le quali lasciano supporre che la ragazza sia stata aggredita mortalmente vicino all’armadio per poi essere stata trascinata a circa un metro di distanza lasciandola vicino al letto. Il suo corpo è parzialmente nudo, le due magliette intrise di sangue sono sollevate all’altezza del seno. Il reggiseno della Kercher presenta una spallina sporca di sangue e il gancetto di chiusura risulta essere tagliato con una lama. La ferita principale che fa scalpore nel caso Kercher e che ha portato alla morte la povera Meredith è sul lato sinistro del collo, profonda 8 centimetri e provocata da un’arma da punta e taglio monotagliente, entrata con inclinazione da sinistra a destra, dal basso in alto postero anteriormente.

coltello ombraMeredith presenta inoltre la rottura dell’osso ioide ed ecchimosi a livello del volto, dei genitali e della gamba sinistra, oltre a ferite su alcune dita delle mani, probabilmente dovute a tentativi di difesa. L’autopsia accerterà che la causa della morte è dovuta ad una insufficienza cardiorespiratoria acuta da meccanismo combinato emorragico asfittico. Spostandosi negli altri locali dell’appartamento vengono repertate altre tracce di sangue sul lavandino di uno dei due bagni, su una scatola di cotton fioc, poi residui di feci all’interno del water ed impronte di piedi. Altre impronte verranno evidenziate con l’utilizzo del Luminol. Passeranno cinque giorni e per questo omicidio verranno arrestate tre persone, il pugliese Raffaele Sollecito, la sua fidanzata americana Amanda Knox e il barista congolese Patrick Lumumba. Quest’ultimo verrà scarcerato dopo due settimane in quanto dimostrato essere estraneo al delitto.

 

Un reggiseno con il gancetto
Un reggiseno con il gancetto

Uscito dalla scena il congolese, entra a farne parte l’ivoriano Rudy Guede, arrestato in Germania il 20 novembre. La Polizia è arrivata a lui tramite l’analisi delle impronte digitali (il giovane risultava già schedato a causa di precedenti penali) e del suo DNA. Le sue tracce genetiche vengono infatti repertate all’interno della vagina di Meredith Kercher, sul polsino della felpa della ragazza, sul cuscino della vittima, sul suo reggiseno e sulle feci repertate nel water. Anche l’impronta di scarpa insanguinata repertata vicino al cadavere appartiene a Guede. L’ivoriano era presente all’interno dell’abitazione al momento dell’omicidio, lo conferma lui stesso ma non confessa l’omicidio. Viene condannato con il rito abbreviato a 30 anni poi ridotti a 16 anni in Secondo grado e confermati in Cassazione. Sollecito e la Knox sembrano invece palle da ping-pong fatte oscillare tra una condanna in Primo grado a 25 e 26 anni, una successiva assoluzione, poi un annullamento dell’assoluzione e quindi un’altra condanna, fino ad arrivare alla sentenza finale e senza possibilità di appello pronunciata il 27 ottobre 2015 dalla Cassazione V sezione penale che li dichiara innocenti per non aver commesso il fatto.

dnaUna lunga battaglia che si è svolta principalmente su aspetti tecnico-forensi, dove avvocati e consulenti di parte hanno dimostrato una serie di errori procedurali sia nelle operazioni di repertazione delle tracce messe in atto durante il sopralluogo, sia nelle successive analisi ed interpretazione delle tracce repertate. Ad esempio per il “reperto 36”, ovvero il coltello sequestrato a casa di Sollecito sul quale la Procura sosteneva di aver trovato tracce di DNA della Kercher e della Knox, è stata dimostrata l’inattendibilità dell’attribuzione al profilo genetico di Meredith in quanto si trattava di DNA in Low Copy Number, ovvero presente in quantità talmente esigue da non poter essere ricondotto al DNA della vittima.

dna laboratorioAnalogamente il “reperto 165B”, ovvero il gancetto del reggiseno sul quale la Procura sosteneva di aver trovato tracce del DNA di Sollecito, veniva repertato 46 giorni dopo l’omicidio, in una posizione non coincidente con quella registrata al primo accesso sulla scena del crimine, manipolandolo con guanti sporchi che hanno potenzialmente introdotto delle contaminazioni  esterne tali da inficiare la corretta analisi delle sue tracce. In pratica non sono state utilizzate correttamente le procedure internazionali di sopralluogo e i protocolli di raccolta e di campionamento dei reperti. Su questo la Cassazione è lapidaria, parlando di «clamorose defaillance o amnesie investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine». A quanto pare, queste defaillance sono costate 4 anni di galera a due innocenti.

 

articolo di Paolo Mugnai

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

Caso Kercher, sulla scena del crimine ultima modifica: 2016-11-15T00:27:32+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!