Caso Davide Cervia, la lettera della famiglia

I familiari di Davide Cervia rinunciano alla titolazione di una via a Velletri: «Il voto doveva esser mosso da un sentimento unanime di solidarietà»

 

Un mistero lungo 27 anni. Un mistero che ha contorni in verità chiarissimi. Era il 12 settembre 1990 quando davanti la sua abitazione di Velletri, alle porte di Roma, veniva rapito Davide Cervia, tecnico elettronico specializzato con un passato nella Marina Militare. Quel passato, quella sua esperienza maturata in anni di mansioni su congegni missilistici montati sulle navi militari sono stati fatali a Davide.

La lettera a firma dei familiari di Davide Cervia
La lettera a firma dei familiari di Davide Cervia

Qualcuno lo ha rapito perché rivelasse quei segreti. Qualcuno di qualche paese che aveva montato sulle loro navi da guerra quei sistemi e che per l’embargo o per altri motivi ancora misteriosi aveva necessità di quel know-how. E di quell’uomo mite e quieto, sposato con due figli piccoli.

Proprio grazie alla sua famiglia che in tutti questi anni ha combattuto per la ricerca della verità, una verità sicuramente troppo scomoda per esser svelata. Depistaggi e menzogne hanno reso impossibile finora una soluzione: Davide per la Giustizia italiana è un fantasma. Tanti anni di battaglie, Marisa la moglie non si è mai arresa e insieme ai figli ormai grandi ha intrapreso tante iniziative legali per restituire la dignità spesso vilipesa di Davide: «Lo hanno venduto come fosse un pezzo di ricambio» hanno sempre affermato, spesso, troppo spesso urlando questa verità da soli.

 

lettera-famiglia-cervia-2Il 12 settembre di quest’anno, in occasione del ventisettesimo anniversario della scomparsa c’è stata una manifestazione patrocinata dal Comune di Velletri che ha messo a disposizione la piazza centrale del paese per un evento molto partecipato e presenziato anche dal giornalista Giulietto Chiesa.

In quell’occasione era stata svelata la notizia che grazie ad una delibera votata proprio quel giorno, il Comune avrebbe inserito nella toponomastica cittadina una via intitolata a Davide. Una bellissima notizia, che poi però dopo un mese ha avuto un diverso epilogo. È la stessa signora Marisa Gentile, vedova Cervia a spiegarlo a Cronaca&Dossier: «All’inizio abbiamo pensato che questa titolazione rappresentava un omaggio a Davide. Poi però, in famiglia, abbiamo riflettuto e ragionato, soprattutto ripensato alle cose a cui abbiamo assistito durante la votazione di quella mozione.

 

Davide Cervia
Davide Cervia

Addirittura c’è stato chi tra i consiglieri ha votato contro, uno che si è astenuto, altri che sono usciti dall’aula». Quasi un voto su una questione politica quindi, che ha offeso la famiglia. «Nessuno che sia entrato nel merito della vicenda, mentre noi pensiamo che questo voto doveva esser mosso da un sentimento unanime dsolidarietà verso una vittima come Davide».

L’amarezza anche per alcuni commenti sui social che Marisa definisce senza mezzi termini: «Disgustosi e offensivi di cittadini contrari alla titolazione della strada» ha prodotto questa lettera di rinuncia che la famiglia ci ha autorizzato a pubblicare. Una lettera di rinuncia dunque. «Probabilmente nonostante le nostre interminabili battaglie non siamo riusciti a dare al caso di Davide quella dignità che avrebbe invece meritato.»

Rimarrà una ferita indelebile nel paese questo rapimento. Un cittadino italiano portato via da una mano rimasta misteriosa ma che ha contorni perfettamente definiti.

 

articolo di Mauro Valentini

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Caso Davide Cervia, la lettera della famiglia ultima modifica: 2017-10-31T00:34:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

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