Caso Bossetti: che senso ha conoscere le sue lettere “hard”?

Morbosità o interesse investigativo? La pubblicazione delle lettere spedite alla detenuta Gina ennesima spettacolarizzazione del caso Bossetti

 



bossetti«Sono alto 1,70, peso 60 kg, corpo esile, carnagione chiara, amo il sole e le lampade abbronzanti, mi piace il colore che la pelle assume, adoro l’abbronzatura». A scrivere queste righe è Massimo Bossetti, imputato nel processo per la morte di Yara Gambirasio. Dal suo arresto ai particolari investigativi sul caso Bossetti tutto è passato sotto forma di spettacolarizzazione, spesso con giudizi che preannunciavano l’esito processuale ancora tutto da conoscere.

 
letteraÈ di oggi la pubblicazione, da parte del settimanale Giallo, di stralci di lettere che proprio Massimo Bossetti ha inviato ad una detenuta conosciuta durante il periodo di detenzione nel carcere di Bergamo. Le missive erano state richieste dal pm Letizia Ruggeri perché, a sua detta, potevano contenere informazioni utili a comprendere i gusti sessuali di Bossetti e soprattutto per verificare se le parole in esse utilizzate fossero simili a quelle inserire nelle ricerche porno sul computer di casa.

 




 

una letteraSe dal punto di vista investigativo si può quantomeno cogliere, non senza qualche sforzo, un senso alla richiesta del Pm, tutt’altro discorso attiene all’aspetto mediatico del fatto indicato. Nel caso Bossetti non c’è alcuna ragione perché l’opinione pubblica debba conoscere particolari intimi dell’aspetto fisico dell’imputato. Le lettere raccontano di “virtù” relative al sesso di Bossetti e ai gusti di quest’ultimo su depilazioni ai quali egli stesso si sottoporrebbe. Dettagli inutili, sicuramente intimi e che in modo del tutto ingiustificato sono stati consegnati all’opinione pubblica in barba al rispetto che sarebbe stato invece necessario. Ci si chiede che senso abbia tutto ciò e non può esserci alcuna spiegazione se non nell’ormai ostentata spettacolarizzazione dei processi.

 

bossettiIl caso Bossetti non è ovviamente l’unico della serie. Uno dei più inflazionati, da questo punto di vista, è il caso Stival. Di Veronica Panarello si è scritto di tutto e di più. Se deve considerarsi giusto sottolineare come la stessa presunta confessione della donna avrebbe fatto emergere il presunto rapporto con il suocero, lo stesso non può dirsi per i dettagli sui rapporti sessuali raccontati dalla stessa Panarello; per non parlare delle dichiarazioni sugli eventuali altri rapporti sessuali con altri uomini nella cerchia familiare. Un conto è far conoscere all’opinione pubblica il profilo di chi è sotto processo, ma ben altro è aggiungere morbosità ai fatti, soprattutto considerando, come nel caso Bossetti, che si parla di un imputato e non di un condannato.

La domanda che bisognerebbe imporsi in casi del genere è sempre la stessa: se Massimo Bossetti verrà assolto, chi potrà restituirgli quanto di diffamatorio e di violato si è detto e letto in questi ultimi mesi?

 

di Pasquale Ragone

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

 



Caso Bossetti: che senso ha conoscere le sue lettere “hard”? ultima modifica: 2016-05-05T12:53:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Caso Bossetti: che senso ha conoscere le sue lettere “hard”?

  • 6 maggio 2016 at 17:55
    Permalink

    Mi dispiace contraddire l’autore, ma le lettere sono fondamentali: un italiano che si vanta delle dimensioni del suo pene non può che essere un mostro.

    Ho 38 anni e in tutta la mia vita non mi è mai capitato di sentire o di sapere di qualcuno che facesse di tali dimensioni una ragione di vanto.

    Se a questo aggiungiamo che dal corpo di Massimo Bossetti fuoriesce DNA mitocondriale che appartiene ad altri individui, la conclusione è che egli non può che essere un mostro nel vero senso della parola.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!