Caso Ashley Olsen, il Procuratore: «Omicidio causato da cocaina»

La vittima e il suo presunto assassino si sarebbero imbottiti di cocaina: lo spettro della droga anche dietro il caso Ashley Olsen





ashley olsen
Ashley Olsen

Affermazioni rivelatrici sul caso Ashley Olsen, dichiarazioni che potrebbero indirizzare la prosecuzione del fascicolo investigativo su binari ben precisi e già, ipoteticamente, individuati dagli inquirenti. Le parole che rappresentano questa recente svolta sul caso sono state pronunciate proprio da Giuseppe Creazzo, procuratore capo della Repubblica di Firenze, in occasione di una lectio tenuta a numerosi studenti delle scuole secondarie superiori di Firenze presso il liceo Russell Newton di Scandicci, evento organizzato e promosso dall’Osservatore Permanente Giovani-Editori, presieduto da Andrea Ceccherini e coordinato da Paolo Ermini, direttore del Corriere Fiorentino. Parlando infatti alla platea di giovani, il procuratore capo Creazzo ha affermato che «il delitto di Ashley Olsen a Firenze non sarebbe avvenuto se la vittima ed il suo assassino non si fossero imbottiti di cocaina, utilizzo al quale evidentemente entrambi purtroppo erano abituati. La giovane, senza l’uso di cocaina, non avrebbe accettato di andare a casa con uno sconosciuto».

 

drogaLe dichiarazioni sul caso Ashley Olsen da parte del procuratore Creazzo, scaturite come risposta a una domanda posta sulla sempre più frequente diffusioni di droghe e sostanze psicotrope tra i più giovani, seguono di ventiquattro ore quelle degli avvocati difensori di Cheik Tidane Diaw, 27enne senegalese accusato dell’omicidio della 35enne americana Ashley Olsen, il cui cadavere fu ritrovato il 9 gennaio scorso all’interno del suo appartamento a Firenze, presumibilmente dopo una serata trascorsa tra sesso e consumo di cocaina.

 

 

 

 

Cheik Diaw
Cheik Diaw

I legali di Diaw hanno inoltre dichiarato di voler avere il diritto di «poter controllare tutte le immagini video riprese dalle telecamere nelle strade. Da queste immagini vedremo il volto dell’assassino di Ashley Olsen». Un altro particolare fondamentale per scoprire la verità sulla morte della giovane cittadina americana è rappresentato dall’autopsia. Proprio dalla serie di esami condotti sul cadavere si potrebbe risalire agli orari della morte di Ashley. Come spiegano i difensori di Cheik Tidane Diaw, «Se la morte della ragazza è confermata tra le 12:00 e le 12:30, in quell’orario Diaw era fuori dall’appartamento da tempo, da circa un’ora. Lui è uscito dalla casa alle 11:30 circa, come provano le immagini delle telecamere, dunque non può averla uccisa».

Ulteriori tasselli che vanno ricomponendosi senza però tracciare un quadro completo sul caso Ashley Olsen. Tra i dubbi degli inquirenti c’è anche quella dei segni ritrovati sul corpo della vittima: i lividi sul cadavere infatti non avrebbero nulla a che fare con quelli rinvenuti dietro la testa, compatibili invece con le affermazioni di Diaw.

 

articolo di Gianmarco Soldi

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Caso Ashley Olsen, il Procuratore: «Omicidio causato da cocaina» ultima modifica: 2016-05-12T16:22:07+00:00 da info@cronacaedossier.it

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